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Padre, ho peccato?

Domenichino, La cacciata dal Paradiso

“La Chiesa spiega il sesso ai giovani”; questo titolo a piena pagina, sull’Adige del 27 settembre, era volutamente ammiccante, se non paradossale. Leggendo l’articolo, si constata che sì, in quel titolo c’è senza dubbio una forzatura, ma anche un bel po’ di sostanza, per quanto contraddittoria. Una confusione che sembra nascere dalle difficoltà incontrate dal clero nel tradurre le aperture di papa Francesco nella pratica pastorale quotidiana.

Il tema è un doppio incontro previsto a Rovereto per l’indomani: prima suor Roberta Vinerba parlerà agli adolescenti sul tema “Ci sarà mai qualcuno che mi amerà?”, mentre il decano don Sergio Nicoli, incontrerà i genitori, ponendo loro questa domanda: “Conosci davvero tuo figlio? La vita nascosta degli adolescenti”.

Prima impressione di un agnostico malizioso: macché sesso, sarà la solita fuffa, magari più “progressista” del solito, sull’amore, un po’ di “educazione sentimentale”, insomma: benissimo, i giovani ne hanno senz’altro bisogno, ma niente di nuovo.

E invece no: “Il tema vero è la sessualità degli adolescenti, - spiega don Nicoli - insomma è una Chiesa nuova quella che si sta proponendo, o forse semplicemente è una Chiesa che sa parlare meglio”: ricorda le recenti aperture del Papa in tema di divorziati e di gay. Poi, quasi che ormai la Chiesa abbia già compiuto chissà quale rivoluzione, depreca: “Il tema della vita affettiva degli adolescenti è gravato da tanti pregiudizi nei confronti di una Chiesa che si ritiene ancorata al passato, severa nel giudizio e incapace di comprendere le istanze dei giovani, pronta solo a porre divieti e a limitare l’amore”. E cita queste parole della prima enciclica di papa Ratzinger: “La Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?”, che - si badi bene - non è un’autocritica, ma l’esemplificazione delle ingiustificate accuse che alla Chiesa sono ancor oggi indirizzate. Ingiustificate, spiega anche il nostro decano, perché “è vero che la Chiesa ha guardato in passato alla sessualità come un pericolo. C’era la sensazione che la Chiesa castrasse l’amore. Invece la Chiesa oggi libera l’amore come un’esperienza umana”. E ribadisce: “Nei confronti della Chiesa c’è un pregiudizio su queste questioni, è ora di superarlo”.

Senza essere dei vaticanisti, ci sembra invece che la strada da percorrere per mettersi in pari con una (sana) modernità sia ancora lunghissima. Dire che “non si devono giudicare le sue (di un giovane,n.d.r.) esperienze personali, e bisogna essere rispettosi quando si parla con un adolescente” è cosa buona e giusta, ma un po’ generica. Presto o tardi si dovrà parlare in termini chiari di profilattici, di pillola, di gay, di divorzio, e poi di sacerdozio femminile, ecc. Le generiche comprensioni condite di sorrisi non bastano più.

Auguri, Francesco.