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Nuove opere in Val di Sella

Arte e natura

Nei boschi e nei prati della Val di Sella, nuove opere sono venute ad aggiungersi, nel corso dell’anno, e in parte a sostituire quelle che in quasi trent’anni sono cresciute e via via rientrate nel ciclo della natura. Sono il frutto di un lavoro che gli artisti svolgono per costruzione paziente, facendo propri i ritmi e i saperi dell’ape e dell’uccello nella costruzione dei propri nidi.

Per la qualità degli artisti che scelgono di frequentarla, ma anche per come è pensato il loro inserimento nell’ambiente, Arte Sella è divenuta nel tempo un’eccellenza internazionale, come conferma il secondo posto da poco assegnatole agli “European Garden Award”, premio dedicato ai migliori progetti di parchi e giardini a livello europeo.

L’artista scozzese Aeneas Wilder (1967) ha innalzato una cupola di legno pulita, ogivale, trasparente, che combina spirito geometrico e valori simbolici, dentro la quale si è colti da sentimenti che riguardano le nostre ataviche radici tribali (il sedersi in cerchio), la simbiosi materiale e mentale della nostra specie con la natura (il paesaggio tutto visibile da dentro, la nostra consapevolezza delle leggi fisiche).

Non è il solo autore che, in questa recente tornata di opere, lavora intorno all’idea di “casa”.

Anche l’architetto/artista belga Luc Schuiten, proseguendo un progetto che andrà a compimento nel 2014, propone un “villaggio vegetale” che, mentre evoca in parte le nostre esperienze infantili di costruttori di capanne, ci sollecita ad immaginare e riflettere sul futuro di città sostenibili, in un mondo che dobbiamo ormai pensare in uscita dall’epoca del petrolio.

Poco distante, pendente da un grosso ramo di un vecchio sorbo montano, si incontra una presenza dotata di un certo mistero, nella quale Roger Rigorth, con l’abilità e l’eleganza di un intrecciatore di ceste affascinato da grandi alveari selvatici, ma dotato dello sguardo trasformante del bambino che crede di trovarsi davanti a un drago, fantastica in fondo anche lui sull’idea di nido.

Questa stessa attitudine alla simbologia fantastica, Rigorth la esprime anche in un’altra opera di quest’anno, “Wassergehäuse”, che incontriamo nel biotopo del percorso “Arte Natura”: sono forse insetti trampolieri su lunghe zampe, che si ergono dall’acqua in mezzo alle canne, tre personaggi a loro agio in quel posto di brume, ma anche abbastanza alieni e inquietanti.

Un approccio meno impregnato di elemento fantastico è quello del giovane italiano Luca Petti (selezionato nel rapporto di collaborazione con l’Accademia di Brera), il quale ha lavorato sull’idea del fiore di tarassaco (il popolare “soffione”), dilatandone però a dismisura le dimensioni, facendolo, per così dire, a misura degli abeti, nei tronchi dei quali sembra andare ad impigliarsi.

L’artista inglese Sally Matthews, vecchia conoscenza di “Arte Sella”, ha pensato di rispondere al degrado naturale dei lupi da lei creati nel 2002, riproponendoli in un luogo diverso, la profondità del bosco, che ne accresce il potere inquietante (anche perché, a quanto si dice, i boschi della nostra regione sembrano tornati ad essere considerati un habitat interessante dai lupi veri, come lo sono ormai diventati per gli orsi).

L’acqua ed il ritmo sono, invece, gli elementi comuni a due installazioni create da Gianandrea Gazzola, peraltro molto diverse, trovandosi la prima nel bosco, la seconda all’interno di Malga Costa: lì, uno stilo lungo 19 metri oscilla lentissimamente mosso dal vento insieme agli abeti che lo sorreggono, andando di tanto in tanto, come un pendolo, a toccare e increspare impercettibilmente la superficie di un laghetto; qui, nella malga, l’incresparsi di uno specchio d’acqua crea un’immagine quasi astratta in bianco e nero che si riflette, nel buio, sulla parete verticale, e ingenera in noi il senso di una silenziosa partitura musicale.