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Muse: il debutto

I contenuti proposti dal nuovo Museo valutati da esperti del settore

La nascita di un centro culturale non può che essere una cosa positiva. Ma siamo sinceri: non è vero che a prescindere da quello che si propone, ogni investimento sulla cultura sia un buon investimento: deve saper rispondere a esigenze, offrire stimoli, far crescere le conoscenze. In quest’ottica, come si può giudicare la mostra con cui si è aperto il nuovo Museo delle Scienze di Trento, valutato non come cornice architettonica ma come contenuti proposti?

“Il Muse propone alcune attività di ottima didattica informale, - sostiene Antonia Romano, ex ricercatrice IPRASE, formatrice e insegnante di matematica alle scuole medie - didattica fatta attraverso la tecnologia e le molte postazioni interattive”. L’interattività è infatti uno degli aspetti più accattivanti e su cui il Museo ha maggiormente puntato.

Caratterizzate da semplicità di utilizzo, queste isole interattive mettono a disposizione sia tecnologie all’avanguardia che strumenti di base con i quali i ragazzi possono affrontare con una prospettiva più pragmatica e divertente le questioni scientifiche trattate dalla didattica “formale” delle scuole. A settembre sono iniziate le collaborazioni tra il Muse e le sedi territoriali, che insieme hanno ideato contenuti e proposte con più di cento tra laboratori e attività didattiche per gli studenti delle fasce primaria, secondaria e dell’infanzia.

Abbiamo provato ad analizzare la mostra con gli occhi degli addetti ai lavori, sottoponendo un breve questionario (vedi scheda) agli studenti di Scienze della facoltà di Trento.

Per questi universitari il Muse sembra indirizzare gran parte dei suoi contenuti verso un pubblico molto giovane. “Per quelli sotto i 15 anni di età il museo è davvero molto interessante; per quelli più grandi, alcune cose lasciano a desiderare” - si legge tra i commenti del sondaggio. La scarsità di didascalie (talvolta tradotte in maniera discutibile) e la mancanza di approfondimenti sono le criticità più evidenziate.

Dal punto di vista della fruibilità scientifica si può ancora fare molto” ammette Stefano Oss, responsabile del laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell’Università. Fra i vari progetti in cantiere sembra siano in fase di eleborazione alcune app gratuite attraverso le quali sarà possibile fruire di una visita commentata.

Tra le varie altre note presenti nei questionari si legge come l’eredità naturalistica del precedente Museo Tridentino di Scienze Naturali risulti preponderante rispetto allo spazio dedicato alle altre scienze, mentre, in opposizione a queste, altre denunciano un certo “scompiglio” nell’esposizione degli exibit e degli oggetti esposti, dovuto alla grande quantità di materiale presente. Certo non si possono accontentare tutti.

“C’è però un filo rosso di collegamento tra tutti gli elementi esposti, che consiste nella cura e nell’attenzione ai saperi scientifici” - sostiene il professor Oss. Filo che viene tessuto principalmente dai numerosi operatori, in genere studenti universitari o personale del museo, che si muovono all’interno del Muse, mettendosi a disposizione per eventuali spiegazioni e chiarimenti.

Quello degli operatori, conosciuti anche come Helper, è “un investimento importante, almeno tanto quanto lo sono gli oggetti che sono all’interno, se non di più.- continua il professore -Perché gli oggetti di per sé parlano solo per immagini, e non fai la scienza senza qualcuno che ti chiarisca un dubbio, ti stimoli un approfondimento, ti racconti una storia”.

Come tutti gli investimenti, questi giovani vanno curati, in questo caso gratificati, garantendo loro una mansione adatta alle rispettive competenze ed anche una certa stabilità di impiego perché siano motivati a proseguire il loro impegno presso il Muse al termine della loro formazione.

Come afferma anche Antonia Romano, “ogni attività scientifica che si propone a scopo didattico non può essere soltanto sensazione, stupore, divertimento. Deve sempre seguire una fase di concettualizzazione, possibile solo attraverso una co-progettazione fra esperti del Museo e docenti della scuola”.

Oltre alla critiche costruttive, è giusto sottolineare anche il voto nettamente positivo che gli studenti dell’Università di Scienze hanno dato al Museo nel suo complesso. Esso infatti si propone come luogo ricco di opportunità e di stimoli in cui è stata molto apprezzata la serra tropicale e i molti video. Valutata molto positivamente per il grande impatto scenografico anche la disposizione - fluttuante nel grande cono vuoto centrale - degli animali tassidermizzati (tecnica simile all’imbalsamazione), anche se risulta poco pratica per chi voglia sapere di quale animale si tratta senza chiedere all’operatore.

Il battage pubblicitario ha funzionato

La crescita e lo sviluppo del Muse porta con sé però nuove problematiche comuni praticamente a tutti i grandi e nuovi musei tecnologici che, sul modello americano, si stanno diffondendo in Europa. “Non so se ha senso questo nuovo stile di proposte museali scientifiche: il fatto che sia accattivante, che susciti sensazioni, che proponga attività divertenti, a cosa serve? È sufficiente a suscitare curiosità? È sicuramente sufficiente a dare profitto” - dichiara Antonia Romano. Parole supportate da un dato: in poco meno di tre mesi sono state superate le 100.000 entrate, che confermano come l’attrattività e il battage pubblicitario abbiano dato i loro risultati.

Il direttore Lanzinger aveva già messo le mani avanti poco prima dell’inaugurazione, quando affermava che “il valore turistico del Muse ci sarà, ma non sarà il valore primo”. Indiscutibile rimane il fatto che questo museo è stato pensato come strumento per la valorizzazione turistica della valle dell’Adige, per spingere parte dei turisti che ogni anno popolano le nostre montagne a scendere per visitare Trento, trasformando così l’insieme della regione in una destinazione competitiva dal punto di vista culturale oltre che naturalistico. Obiettivo ardito ma raggiungibile, almeno questo è quello che si auspica.

Certo è che se il Muse rappresenta un’evoluzione del precedente Museo Tridentino, si sono evoluti di conseguenza anche i suoi ruoli e i suoi doveri. Difatti, “se prima il museo era diviso tra una funzione di ricerca scientifica e conservazione e diffusione del sapere, oltre a questa duplice veste, ora ne abbiamo una terza, che è la gestione e la trasformazione di un investimento in una attrazione turistica” - sostiene Beppo Toffolon di Italia Nostra durante l’incontro con i rappresentanti ambientalisti.

Questa è forse la sfida più importante e difficile che si trova ad affrontare il nuovo Muse: coniugare l’attrattività turistica senza venir meno al proprio compito costitutivo: la partecipazione allo sviluppo di un pensiero scientifico.

Il questionario

Risultati del questionario anonimo compilato da studenti dell’Università di Scienze. Giudizi espressi con un numero da 1 a 5, dove 1 = per niente e 5 = moltissimo, e da noi riparametrati in scala da 1 a 10.

Va precisato cheil risultato del questionario mostra dati indicativi ma non ha valenza statistica, in quanto il numero di soggetti interessati non è sufficiente a rappresentare tutti gli studenti dell’Università di Scienze.

  • Quanto ti è piaciuto il Muse in generale? 7,6
  • Se durante la visita hai utilizzato supporti informatici (es. Tablet), quanto sono stati utili? 6
  • Il percorso del Museo è facile da seguire? 7,2
  • L’aspetto divulgativo risulta chiaro ed efficace? 9
  • Come valuti i contenuti scientifici? 6,1
  • La sezione naturalistica (es. animali, montagna) è migliorato rispetto al Museo Tridentino? 9,2
  • Come hai trovato la sezione riguardo al futuro globale e nuove tecnologie? 7,4
  • Quanto ti è piaciuta la sezione relativa a i sensi (es. Maxi Ooh!)? 6,4
  • Quanto è possibile approfondire i temi trattati nel museo? 6
  • Che giudizio dai all’interattività del Muse? 8,2
  • Quanto “porti via” da questo museo? 7,1
  • Ritorneresti a visitare il Museo? 8