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Il liutaio magico

Gian Maria Stelzer, violoncellista scopertosi mastro liutaio

Quasi un racconto di Antoine de Saint-Exupéry: la storia di Gian Maria Stelzer è una di quelle che ti vien voglia di raccontare, appunto perché non sembra vera. Il bimbo, che a quattro anni mostra una propensione musicale non comune, frequenta i Minipolifonici di Trento per studiare violoncello. Accade frequentemente nelle famiglie bene, ma gli abbandoni sono molto più numerosi delle carriere artistiche, a causa del tempo e della pazienza da dedicare alla musica. A differenza di molti figli di papà, seduti in rampa di lancio di una carriera fin troppo scontata, da un certo punto in poi il ragazzo svolta da solo. Il violoncello lo suona, con costanza e passione per 12 anni, fino a quando, a vent’anni, si accorge che, più che la musica, a lui interessa sapere come è fatto lo strumento, perché suona in quel modo, cosa rende quelle note così intense e rotonde.

Avete mai provato a regalare un giocattolo a un bambino intelligente e curioso? La prima cosa che farà sarà aprirlo per vedere come è fatto dentro. Mentre continua a suonare per guadagnare qualche soldo per gli studi fuori sede, la curiosità diventa quasi ossessione e dopo il liceo Prati ed un breve passaggio in Ingegneria ambientale, a vent’anni capita per caso in un laboratorio di liutaio. La scintilla si incendia e scatta la decisione della vita: la Civica Scuola di Liuteria di Milano (4 anni, biennio di teoria, più un altro biennio di costruzione e restauro), costa un terzo rispetto a qualsiasi altra facoltà universitaria, ma dura di più, perché è una delle poche ad insegnarti un mestiere.

Mentre mi aggiro come Alice nel paese delle meraviglie nel laboratorio, ricavato in una stanza dello studio paterno, Gian Maria non smette di lavorare. Musica classica di sottofondo, profumo di legno e vernice, barattoli di colla, colori, punteruoli, lime ed un gigantesco violoncello che Gian Maria, accarezza limatura dopo limatura, quasi fossero i fianchi di una giovane amante.

Sì, però senza lo studio e l’aiutino di papà Stelzer tutto questo non esisterebbe...

“Non è vero, in Trentino non credo sia così difficile trovare una stanza, o condividere uno studio con i genitori; certo ci vuole un po’ di spirito di adattamento da entrambe le parti”.

Investimento iniziale?

“Tra i 5 e i 10.000 euro, una cifra che con le agevolazioni e i contributi è abbordabile. Poi c’è il regime fiscale agevolato, che per gli over 35 prevede l’esenzione IVA fino ai 30.000 euro”.

Lo trovi vantaggioso?

“Non molto: al secondo anno di attività ho il problema di non superarlo, un violoncello può costare anche 5-6.000 euro, ma i materiali e gli strumenti di lavoro costano molto, nessuno si preoccupa dei costi!”

Il Trentino, con il legno della Val di Fiemme, unico al mondo usato per gli Stradivari, è un luogo privilegiato?

“Direi che è un luogo adatto, non privilegiato e non solo per il legno. Io ho avuto un maestro di fama internazionale come Luca Primon, ho lavorato da lui per due anni. Ma la patria dei liutai è Cremona”.

Come ti promuovi?

“Abbiamo un sito, inviolinoveritas, siamo in 6 ragazzi della scuola di Milano, due italiani, un portoghese, una francese, un giapponese ed io. Ci passiamo i clienti: se io sono intasato al momento, passo il mio cliente ai miei amici”.

Quale tipologia di clienti riesci a raggiungere?

“Ragazzi e ragazze che studiano al conservatorio, mandati dagli insegnanti, anche da fuori Trentino, bambini del Conservatorio che sfasciano il violino... Attualmente ho anche strumentisti della Haydn”.

Ma allora sei bravo!

“Mi piace, tutto qui!”.

Quali strumenti sai costruire?

“Violino, violoncello, contrabbasso, viola, ma il grosso al momento sono lavori di restauro”.

Credi che sia la soluzione per l’occupazione dei giovani in Italia inventarsi un lavoro come hai fatto tu, che a soli 27 anni hai già imboccato la strada che desideravi?

“In Itala è difficile; in Francia ai giovani che come me danno una casa-laboratorio con affitto agevolato a 200 euro al mese e un regime agevolato con una tassazione al 3%. In Belgio lo Statuto dell’Artista prevede uno stipendio, anche se al momento non vendi, a patto che tu produca opere artistiche. In Italia, non si comprende per quale motivo, qualsiasi provvedimento ha in sé una penalizzazione, dei vincoli, delle limitazioni, come se venissero pensati solo per certe categorie. Questa cosa fa arrabbiare. Possibile che non si riesca nemmeno a copiare?”

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