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Sicurezza in città: non stiamo esagerando?

L’allarme per il degrado diventa catastrofista. Ma lancia un dibattito fatto anche di buone proposte.

Alcune sere fa incrocio per Trento due ragazzi. L’accento è del Centro Italia. “Guarda, un bicchiere per terra” - dice uno. “Incredibile! Sarà il primo che vediamo!” ribatte l’altro. Alzo la testa, mi guardo intorno e mi viene da sorridere.

Saranno le 23, e sono davanti al bar Snoopy, pochi passi da piazza della Portela. Insomma, nel bel mezzo del “degrado” cittadino. Questo è un elemento che dovrebbe essere sempre preso in considerazione, se si parla di degrado, per mantenere un minimo di ampiezza dello sguardo: chiunque arrivi a Trento si fa della città e del suo centro storico l’idea di luoghi dove ogni cosa è al suo posto, a rischio di annoiarsi. Ciò non significa che i segni di disagio che queste zone presentano debbano essere ignorati. Anzi, il loro aumento è inevitabile, essendo il Trentino in una fase d’impoverimento che segue a ruota quello nazionale, ed è giusto pretendere che chi amministra la città sappia trovare meccanismi di governo urbano in grado di gestirne le conseguenze sociali. Né vuol dire che, se ci sono comportamenti poco educati, questo sia piacevole. Significa, però, che la situazione è tale da poter essere affrontata perlomeno senza panico.

Non sembra condividere questa visione il Comitato per la Rinascita di Torre Vanga, protagonista di un incremento degli allarmi per la situazione “ormai insostenibile della zona”. Pur nato sotto auspici non leghisti o forcaioli (vedi QT del maggio 2013), i suoi toni sono oggi da comitato di una periferia violenta di una grande città, che parla di perdita dei “minimi livelli di qualità della vita”. Ed arriva ad elogiare il modello di Verona, dove il leghista Tosi, in nome del decoro, usa la repressione per nascondere il disagio agli occhi di una minoranza di abitanti del centro.

Infilando, oltre tutto, vari temi completamente diversi tra loro nello stesso calderone.

Un primo aspetto è la questione degli aperitivi studenteschi che si tengono in zona. Attirati dalle sirene dell’Università, gli studenti contribuiscono integralmente al benessere di Trento, sia con soldi sonanti che incrementando la creatività e l’apertura mentale cittadine. Ma, quando si tratta del loro tempo libero, si vedono sbattere in faccia soluzioni conservatrici, che mantengono bassa la qualità della movida trentina, a scapito tanto degli studenti quanto dei residenti.

Tutt’altra questione è rappresentata da spaccio e prostituzione, fenomeni che hanno interessato la zona negli ultimi mesi. E che hanno bisogno di soluzioni ragionate di governo urbano, che tengano conto del fatto che sono innanzitutto fenomeni di mercato, e cioè offerte che corrispondono ad una domanda. A meno che l’unico interesse non sia quello di relegare queste realtà lontano dallo sguardo della gente “per bene”. Ulteriore tema è quello del disagio sociale: una conseguenza dell’esclusione, lavorativa e a volte abitativa, tutte in aumento. Che sfiora oggi la zona di Santa Maria, dove poche decine di persone si portano dietro, insieme ai loro problemi, comportamenti poco educati. Per essere descritti dai giornali locali, baluardi della deontologia e dell’approfondimento, come “perdigiorno”.

Per fortuna, l’idea che il buon senso possa migliorare le cose più degli allarmi non sembra essersi del tutto persa. Anche da parte di alcuni di coloro che hanno preso la parola al gazebo messo a disposizione dal Comitato per discutere della questione. Si è parlato di orinatoi pubblici, di vuoti a rendere nei locali, di zone della città adatte alla movida ma inutilizzate. Insomma, di aggiungere servizi piuttosto che togliere panchine, in un dibattito non banale, con interventi spesso propositivi, arrivati anche sulla stampa locale. Una discussione cui sembrano non aver preso parte solo i candidati di punta alle elezioni intervenuti al gazebo. Costoro, arrivati con ben altri pensieri per la testa, si sono limitati ad assecondare le richieste del Comitato con banali promesse, attenti solo a non perdere troppi voti.

Dei piccoli accorgimenti potrebbero quindi rasserenare il dibattito, eliminando le cause più immediate di fastidio per i residenti. Senza dimenticare che per alcuni problemi servono soluzioni di ben più ampio respiro. Per le quali i cittadini possono aiutare anteponendo la comprensione alla paura. Perché i problemi di convivenza non possono che acuirsi con l’aumentare delle difficoltà economiche. E, se queste sono le premesse, Trento rischia di dimostrarsi una città accogliente solo nei periodi di vacche grasse.