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Il doppio crollo e la difficile speranza

I risultati del voto in Sudtirolo

Il nuovo presidente della Giunta provinciale, Arno Kompatscher

Il popolo ha deciso. Ha eletto 10 donne e 25 uomini. È crollato il voto italiano e sono crollati gli italiani in Consiglio provinciale, da 8 a 5 eletti. I partiti di destra italiana hanno fatto harakiri, è il “successo” di Biancofiore. I partiti di destra tedeschi hanno avuto un boom, sono tre con 10 eletti. Dei Freiheitlichen ci si aspettava la crescita (17,7 per cento con 6 consiglieri); ma ha sorpreso il trionfo di Eva Klotz, che con una campagna di finto “referendum autogestito per l’autodeterminazione” ha fatto il terzo consigliere, intercettando un target di secessionisti che rimane un nucleo forte; e rieletto è anche Andreas Pöder di Bürgerunion, che si è unito ai Ladins Dolomites e a Wir Südtiroler in un inedito ensemble. I Verdi si sono rafforzati, il voto giovane e più voti italiani hanno confermato i due consiglieri di lungo corso ed eletto la portavoce del partito, con lo slogan “Politica pulita, ambiente sano”, che ricordava la battaglia sulla Sel portata avanti in Consiglio.

La Svp, partita in grave difficoltà, per gli effetti dirompenti degli scandali dell’energia e per la prepotenza e la sfacciataggine nell’uso del denaro pubblico (non solo feste di compleanno, ma anche i 100 milioni buttati nel pozzo dell’aeroporto e tante piccole e grandi prevaricazioni), ha finito la campagna elettorale con una piccola, ma decisiva perdita e un trionfo personale del nuovo presidente della giunta in pectore, Arno Kompatscher, 81.000 preferenze.

In Sudtirolo la legge elettorale non prevede l’elezione diretta del presidente (il cosiddetto governatore), ma la Svp lo sottopone comunque alle primarie, oltre che alla prova del voto popolare. Sindaco di Fiè, sull’altipiano dell’Alpe di Siusi, presidente del Consorzio dei comuni, si è detto lusingato, e conscio della responsabilità del successo ottenuto.

Non si sa molto di lui, a parte la simpatia e la promessa che la monarchia durnwalderiana sarà sostituita da un metodo collegiale nel prendere le decisioni, da uno stile sobrio e dalla soppressione del costume di dare mance con soldi pubblici. “Sarebbe stato più facile governare con la maggioranza assoluta - ha detto a caldo Kompatscher - ma avremo colloqui con tutti i partiti e solo dopo apriremo le trattative per l’accordo di coalizione”. Sì, perché per la prima volta dal 1948 la Südtiroler Volkspartei ha “solo” 17 seggi.

La scelta delle coalizioni politiche, che da molto tempo ha sostituito la semplice presenza etnica di tutti i gruppi in giunta, ora diventa obbligo, pur nella disparità dei numeri. Secondo la proporzionale, in una giunta di 8 componenti l’italiano sarà uno. A una domanda su questa questione, Kompatscher ha risposto che lo Statuto stabilisce la garanzia della presenza dei gruppi, ma non ne stabilisce i numeri, facendo capire che non vieta che la rappresentanza sia maggiore. Una posizione sorprendentemente pragmatica rispetto a quella tradizionale del partito etnico.

Per ora disponibili, con condizioni, sono Verdi e Freiheitlichen, senza condizioni i Pd. Questi ultimi hanno confermato solo i due assessori, - Tommasini perdendo preferenze e Bizzo triplicandole, a riconoscimento di uno stile diverso - e hanno purtroppo bruciato la bella candidatura di Cornelia Brugger, sindacalista Cgil, che, messa al primo posto, avrebbe potuto trascinare il partito verso un risultato migliore. Ma si sa che il Pd di Bolzano piuttosto che un partito è un’associazione per la spartizione della torta provinciale di cui fanno parte solo i membri del nucleo vincente.

Nella Svp si leccano le ferite gli Arbeitnehmer, i non eletti che hanno speso molto nella campagna elettorale e anche gli assessori, che pagano gli scandali. Pichler Rolle, che era stato anche vicesindaco di Bolzano, non è stato rieletto. Ha avuto perdite di preferenze sanguinose anche il ladino Mussner, che ha quasi dimezzato le 22.000 mila preferenze del 2008. Al contrario il dissidente A. Schuler ha avuto 31.000 preferenze, superando il segretario del partito Theiner, che ha attribuito il fatto alla difficoltà di gestione della Sanità, suo assessorato (effettivamente gestita con troppi gravi errori che i cittadini non possono perdonare, perché ne subiscono le conseguenze).

In Consiglio entrano anche: il grillino Paul Köllensperger, eletto con voti quasi esclusivamente italiani, (2,5%, alle politiche di febbraio erano più di 8%); la ex leghista Artioli, riconfermata con 72 voti in più del 2008, capolista della nuova coalizione, voluta da Biancofiore (Forza Alto Adige-Lega Nord-Team Autonomie, 2,5 % in tutto); l’ex An Urzì riesce a rientrare con la nuova lista Alto Adige nel cuore, mentre i suoi vecchi compagni di banco Holzmann (Fratelli d’Italia, lista esclusa) e Minniti spariscono; e non è rieletto neppure Donato Seppi, di Unitalia, forse perché i votanti sono stanchi di folklore e di Casa Pound.

I votanti a livello provinciale sono calati del 2,4 per cento rispetto al 2008. A Bolzano ha votato solo il 64 virgola qualcosa - il dato provinciale è del 77,7 % - e a Laives il calo è del 7 per cento. La Svp a Bolzano è diventato il primo partito, quindi a non andare al voto sono stati gli italiani.

Il disinteresse degli italiani

Gli italiani si sentono esclusi dalla politica provinciale. Da dieci anni la partecipazione al voto era in calo, da un lato per la debolezza (per usare un eufemismo) della propria rappresentanza politica al governo (che si afferma e propaga per cooptazione nei posti di potere) e perché obiettivamente la Svp non ha mai accettato che gli italiani partecipino alla progettazione del futuro su un piano di parità. Di qui il crollo del voto, di cui si percepisce l’inutilità. D’altro canto gli italiani hanno da tempo perso la voglia di reagire. Silenzio di fronte al taglio di 16 milioni approvato dal Consorzio dei Comuni al capoluogo, che avrà drammatici effetti sulle famiglie; silenzio di fronte alla cancellazione degli spazi di informazione nella Rai locale. Perfino il calendario della scuola italiana è stato deciso dall’assessora alla scuola di lingua tedesca, che ha voluto creare una vacanza scolastica favorevole agli albergatori delle valli e poi, con la scusa dell’uguaglianza, l’ha imposto anche ai bolzanini. Il sindaco e l’assessore Pd, rispettivamente, non si sono neppure accorti di queste decisioni. Dopo, quando si sono levate le voci critiche, era troppo tardi.

In realtà non è solo una questione etnica, si tratta anche della conseguenza del rifiuto della Svp di tenere conto nelle politiche delle differenze fra realtà urbana e realtà rurale. Le leggi sono uguali, ma le situazioni diverse. Quando si sentono i lamenti per il livello indegno del Pronto Soccorso di Bolzano, o i tempi lunghissimi di attesa per visite urgenti, i dirigenti della sanità e i politici dicono: ma è solo a Bolzano. Kompatscher nella campagna elettorale ha proposto una commissione consultiva in cui siano rappresentati il sindaco e pochi altri esponenti istituzionali del capoluogo. Intenzione buona, ma che non tiene conto del fatto che caratteristica propria di Bolzano è di essere il luogo della convivenza e delle differenze, di cui solo la valorizzazione della complessità favorisce lo sviluppo culturale e civile, per il bene proprio e di tutta la provincia. Pretendere che la rappresentanza sia semplice non la renderà efficiente né giusta.

Dunrwalder in questa campagna ha fatto il padre nobile e nello stesso tempo ha fatto le ultime regalie. Fra il resto, tre ville a Maia Alta ai russi di Merano per trent’anni gratis, pagate care con pubblico denaro.

Oltre che a disincrostare la monarchia durnwalderiana, a bloccare possibilmente le ultime clamorose “mance” del suo predecessore, Kompatscher avrà la forza o almeno vorrà provare ad affrontare le questioni del rapporto fra gruppi linguistici in un’ottica di convivenza? Vorrà occuparsi del capoluogo e del suo ruolo provinciale, al di là di chi gli chiede solo di costruire strade e palazzi, come se la modernizzazione fosse fatta di nuovo cemento? Riuscirà a farsi carico anche degli interessi degli italiani, costruendo con loro un rapporto diretto? L’ha fatto in campagna elettorale, chiedendo loro il voto, vorrà continuare?

Rinasce oggi la “difficile speranza” che una nuova politica apra le porte e le finestre a un rinnovamento culturale e civile del Sudtirolo, ascoltando la voce dei cittadini, dei giovani, ristabilendo i principi e i valori del vivere, sulla base dei quali condividere le responsabilità della cura della casa comune, della terra bella e fragile, in cui viviamo. Più che il rafforzamento dell’opposizione, è curiosamente il rinnovamento ai vertici della Svp che suscita oggi questa speranza. Non ci vorrà molto a capire se si sarà trattato di un’illusione. Se sarà realtà, se non si tratterà solo di coltivare il consenso con un po’ di populismo, il Sudtirolo riuscirà ad affrontare le crisi e la decrescita obbligata che insieme al resto d’Europa ci aspetta negli anni a venire. ?