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Nuove piste nel Parco?

Francesco Borzaga

Ho in questo momento sul tavolo una copia, gentilmente inviata dal Parco Naturale Brenta-Adamello, con l’intestazione “Il Parco e la questione Serodoli”.

Trovo fondamentali le premesse contenute nel documento, ove si ricorda come la zona Serodoli-Nambino costituisca uno dei tasselli ambientali e paesaggistici più importanti dell’intero territorio del Parco. Si rammenta pure che la zona dei Cinque Laghi racchiude uno degli ambienti più apprezzati e utilizzati dal turismo estivo, e che la stessa ha scarsa attitudine ad ospitare infrastrutture sciistiche, a meno di pesanti manomissioni del territorio. Di qui la passata opposizione del Parco al progetto di estensione delle zone sciistiche a questa area montana, progetto invece più o meno palesemente sostenuto e promosso dalla Comunità delle Giudicarie.

Con una conclusione a mio parere arzigogolata e contorta il Parco comunica ora come l’Ente “potrebbe” dare un parere positivo” in base ad uno studio, affidato a terzi, ad una “ipotesi di ampliamento” delle areee sciiistiche in quel di Campiglio, con evidente riferimento alla zona Serodoli-Nambino.

A mio parere questo comunicato e questa sostanziale retromarcia non fanno onore al Parco Naturale, al quale spetta il preciso compito di difendere il patrimonio naturale e ambientale del territorio affidatogli. Le considerazioni fatte a suo tempo sono ampiamente sufficienti per un parere negativo, e non vi è proprio alcun bisogno di affidare a terzi compiti e decisioni spettanti al Parco.

È noto il peso soffocante che in Rendena manifestano gli interessi e le richieste delle Funivie di Campiglio, collegate a filo doppio con gli interessi economici e politici della valle e di Trento. In occasione della recente assemblea dei soci delle Funivie di Campiglio, il presidente Marcello Andreolli ha vantato di voler “rispondere alle esigenze dello sciatore del terzo millennio”.

La realtà è più prosaica: si tratta di realizzare, attraverso Serodoli, un collegamento sciistico con la Valle di Sole e Folgarida, in un tentativo di mettere una toppa sulle disastrate finanze - appunto - del complesso di Folgarida. Poiché i dirigenti politico-amministrativi della Provincia di Trento sono con ogni evidenza corresponsabili del disastro turistico, finanziario e speculativo, non dubito che la Provincia stessa possa dichiararsi pronta, e magari impaziente, a sostenere con massicci finanziamenti e magari con più o meno dissimulate pressioni i citati progetti di ampliamento sciistico.

Al presidente Marcello Andreolli nulla importa di paesaggio, ambiente, turismo sostenibile.

Ugualmente poco interessati al tema penso siano i nuovi 13 istituti di credito recentemente entrati nella compagine sociale di Funivie, e con loro la folla di personaggi più o meno pubblici che li rappresentano. Si tratta di lupi famelici, interessati unicamente al profitto. Tanto più il Parco Naturale, al quale è affidato il compito di difendere il territorio, viene a trovarsi nella sgradevole situazione del vaso di coccio fra vasi di ferro.

Don Abbondio sosteneva, magari con qualche ragione, che il coraggio uno non se lo può dare. Io spero vivamente che il Parco Naturale Brenta-Adamello trovi il coraggio di confermare il proprio dissenso.

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