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Pio XII santo?

Settant’ anni fa, il 16 ottobre del 1943, alle 5.15 del mattino, le SS assediano e invadono il ghetto di Roma. Rastrellano 1.259 ebrei, tra cui oltre duecento bambini. Solo quindici uomini e una donna torneranno dal campo di Auschwitz.

Nessuno, nemmeno il più grande degli scrittori, potrebbe riprodurre nell’immaginazione quell’ infernale atmosfera di violenza e di disperazione. Vecchi, handicappati e malati gettati con violenza fuori delle loro case, bambini terrorizzati che si aggrappano alle vesti delle loro madri.

Quegli ebrei non erano fuggiti dal ghetto, come tanti, perché rassicurati dalla presenza protettrice del Vaticano. Ma il papa, pur informato dell’immane tragedia che si stava consumando, si limitò a promuovere un colloquio diplomatico con l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede. Un passo del tutto inutile di fronte alla determinazione di Hitler. Non espresse pubblicamente nemmeno una parola di condanna. Silenzio, un incredibile silenzio. Da un papa che, già beato, ci si avvia a dichiarare santo, ci si sarebbe aspettato un atto eroico. Avrebbe dovuto dal Palazzo scendere in strada per fare scudo con il suo corpo a quegli innocenti.

Se il Figlio di Dio si è immolato sulla croce per salvare l’umanità dal peccato di Adamo, il successore di Pietro avrebbe dovuto fare altrettanto, offrendo la sua vita, che peraltro probabilmente non sarebbe stata toccata, grazie alla forte presenza di cattolici in Germania.

Quel coraggio che il papa non ha avuto lo ha dimostrato una donna. Pur essendo cattolica, si è dichiarata ebrea, per non abbandonare un piccolo orfano. Non era suo figlio, era stato solo affidato alle sue cure. Che la Chiesa faccia lei santa!

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