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Tutto è monnezza. La mia dipendenza dai rifiuti.

Questo libro è monnezza! Antonio Castagna. Bari, LiberAria, pp, 146, € 10.

Tutto è monnezza. La mia dipendenza dai rifiuti.Antonio Castagna. Bari, LiberAria, pp, 146, € 10.

Questo libro è monnezza. Nel caso del testo di Antonio Castagna, siculo-piemontese che in Trentino ha lavorato come formatore manageriale, quest’affermazione è un complimento. Del resto, lo dice lui stesso: “Tutto è monnezza”. Un titolo che, di primo acchito, può far storcere il naso a chi ragiona nell’ottica “rifiuti zero”. Ma che poi, dopo la lettura del libro, appare la sintesi di un radicale cambio di prospettiva.

Il merito di questo non-saggio, che è piuttosto un articolato pamphlet, sta nella capacità di affrontare l’argomento con una chiarezza e una semplicità di linguaggio non comuni per l’argomento, in genere lasciato a tecnicismi aridi e spesso nebulosi. Castagna, che parla in prima persona, non ci presenta solo le sue idee e la sua visione delle cose, ma anche le sue idiosincrasie e debolezze. Alla fine facciamo la sua conoscenza, oltre che quella di un nuovo modo di pensare. Del resto a pagina 5 l’autore ha già confessato cosa vuol fare nel suo libro: “Raccontare come è successo che sono diventato dipendente dai rifiuti”. E a p. 56 lo strano caso di Castagna prende definitivamente forma: “A me piace sapere che monnezza producono le persone intorno a me, è una delle prime cose che chiedo quando vado a casa di amici”. Una sorta di outing che ci porta lontani dalla saggistica sul tema, seriosa e impersonale.

Da questo approccio matura il punto di vista nuovo annunciato già dal titolo: “Tutto è monnezza”. Un modo di pensare che può infastidire, proprio come la vista dei rifiuti. Castagna, nelle premesse teoriche al suo ragionamento, osserva che la trasformazione antropologica dell’essere umano in consumatore è stata accompagnata dal tentativo di espellere dalle nostre vite la malattia e la morte. C’è però una contraddizione. L’homo consumator è anche un grande produttore di rifiuti; e i rifiuti appartengono alla sfera semantica delle cose morte. La soluzione è stata allora quella di farli sparire, mediante l’organizzazione dei sistemi di raccolta. Mettere i rifiuti nei cassonetti è un modo per sentirci a posto con la nostra (sporca) coscienza, per “sbarazzarcene e infine disinteressarcene. Qualcun altro se ne occuperà”. Prima picconata assestata alle nostre certezze di consumatori sì, ma responsabili.

La seconda picconata demolisce con ironia un mito del buon cittadino: la raccolta differenziata. Tutti sappiamo che più è alta, meglio è. Ma non tutti sappiamo che in Italia non c’è un modo unico di calcolare la percentuale di raccolta differenziata, e quindi il dato non sempre è attendibile. E che ciò che conta non è quanto differenziamo, ma quanto viene riciclato (dato molto più significativo e purtroppo molto più basso, che non viene mai comunicato). “Numeri e tecnica sono la nostra nebbia - dice Castagna - che trasforma un paio di scarpe vecchie in un’oscura minaccia”.

A questo punto, sbarazzatosi di essi, l’autore è pronto per avanzare la sua proposta. “La mia scommessa - preannuncia - è di carattere simbolico”: sostituire, nel modo di pensare ai rifiuti, l’idea di morte con quella di rinascita. I rifiuti come modo di riappropriarsi dei nessi e della storia delle cose, che filiere produttive sempre più lunghe ci impediscono di vedere. “La monnezza non è un problema, è un paesaggio”. Assurdo, riflette Castagna, provare a nasconderlo con la raccolta, il riciclaggio e lo smaltimento. Assurdo, d’altra parte, anche provare ad azzerarlo. “Non voglio - dice Castagna - che alla negazione rappresentata dall’abitudine a nascondere i rifiuti se ne sostituisca un’altra che pretende di non produrne”.

La soluzione proposta sta nel mezzo: riscoprire la seconda delle tre “erre”. Tra riciclo e riduzione, meglio il riuso: più sostenibile del riciclo, più facile, forse più umano, della riduzione. “Tutto ciò che generiamo ci appartiene e dobbiamo imparare a farci i conti”. Ad esempio? Procurarsi vecchie tappezzerie di auto e farci borse, andare a spasso portandosi dietro un pezzo di storia del passato, scoprire quanto può essere interessante e appagante.

Castagna nei rifiuti dice di aver trovato la sua “chiave di accesso al sacro”. A noi pare anche quella ad un nuovo umanesimo. Per questo, sappiamo che non si offenderà se, dopo aver letto il suo libro, anziché nasconderlo in uno scaffale, ne favoriremo il riuso. Regalandolo a qualcuno.

Oppure, se proprio non ci è piaciuto, mettendolo sotto il piede di un tavolo che traballa.

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In altri numeri:
La lunga vita dei rifiuti
Giorgio Bono. A cura di Barbara Bertoncin.

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