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Una sera ascoltando Chiara Saraceno

In sala il pubblico, circa cento persone, è prevalentemente di donne, e in prevalenza di orientamento “laico”. Della Chiesa ufficiale, del suo clero, io riconosco solo don Celestino Tomasi, armato come sempre di registratore e di macchina fotografica. Anticipo che il suo intervento sarà applaudito. Il tema della serata è una verità acquisita dalle scienze sociali: “Coppie e famiglie: non è una questione di natura”. In altre parole: le famiglie, le relazioni di coppia, il matrimonio, sono diversi nello spazio, e cambiano nel tempo.

Quando Chiara Saraceno domanda in quanti hanno già letto il questionario di 38 domande che il papa Francesco ha inviato alle chiese di tutto il mondo, in pochi accennano a un sì. C’è tempo per recuperare, ma non molto. Il tema del questionario ecclesiale è lo stesso della serata sociologica a Trento: il rapporto fra natura e storia, ma espresso in forma dubitativa. Anzi, in più punti, è forte la resistenza ad accettare la storicità della famiglia. Il giorno della presentazione alla stampa (cito da Avvenire del 6 novembre), il cardinale di Budapest, Perter Erdo, che al Sinodo dei vescovi sarà relatore generale, disse: “La famiglia appare come una realtà che discende dalla volontà del Creatore, non è una mera invenzione della società umana, ma una realtà naturale che è stata elevata da Cristo Signore nel contesto della grazia divina”. Il cambiamento quindi sarà solo pastorale, la dottrina resterà immutata, anzi: “Non abbiamo voglia di riaprire tutto il discorso sulla dottrina cattolica”. “Non abbiamo voglia”: colpisce quel parlare al plurale, categorico, emotivo (per non dire sguaiato), la pretesa di rappresentare l’intero “popolo di Dio”, ogni parrocchia del mondo, la Comunità di S. Francesco Saverio di Trento, il vescovo di Chieti Bruno Forte, forse il papa in persona. Come se il Concilio Vaticano II, che in queste settimane riprende a vivere, non ci fosse mai stato. Bruno Forte infatti, che del Sinodo è segretario speciale, usa un altro linguaggio, quello del “mettersi in ascolto dei problemi, delle attese che vivono oggi tante famiglie, senza mettere la testa nella sabbia su nessuna questione, ma manifestando profonda fiducia nella misericordia di Dio e la bellezza del rispondere alla sua chiamata”.

Alle iniziative di “conversazione” che la Chiesa di Trento promuoverà nelle parrocchie e nelle associazioni, c’è bisogno di una grande partecipazione, anche dall’Alfid, da “Se non ora quando”, dal “Coordinamento donne”, Cara Città, Sociologia della Ricerca dell’Università. Saprà bene la Chiesa trovare gli strumenti perché l’opinione sia quella dei fedeli, ma lo scambio fra cattolici, “laici”, appartenenti ad altre religioni, non è un’invasione di campo. Ognuno ha qualcosa da dare e da ricevere.

Quali sono, per fermarsi all’ultimo secolo, i fattori del cambiamento nella famiglia su cui Chiara Saraceno ha insistito? Li elenco per titoli: la comparsa dell’amore, la crescita della speranza di vita e l’invecchiamento demografico, l’immigrazione, la riproduzione tecnicamente assistita. Da questi discendono il diverso modo di essere genitori, figli, nonni; l’emergere dell’omosessualità, l’instabilità coniugale, la necessità di una nuova normativa giuridica.

L’aspetto che mi ha colpito di più? Il giorno prima delle nozze, la mamma di Chiara spiegò alla figlia che lei, sposatasi negli anni ‘30 del Novecento, nel matrimonio si aspettava soprattutto “rispetto”. La centralità dell’amore, e dell’intesa sessuale, sono “invenzioni” recenti. Per secoli del resto, da sempre, non ci si sposava, ma si era sposati. Persino la sua manifestazione è successiva all’ingresso dell’affetto al suo ingresso nel recinto del matrimonio: non era bene baciare un bambino, perché c’era il rischio di “viziarlo”!

Chiara Saraceno non ha nascosto i problemi che il cambiamento porta con sé. Uno per tutti: come saranno accettati i figli delle coppie omosessuali da una società intrisa di omofobia? Io aggiungo quello del “tramonto del padre” nella società postmoderna, che la sociologa ha liquidato sbrigativamente nelle opere dello psicoanalista Massimo Recalcati.

Sarà capace la Chiesa “popolo di Dio” in cammino nella storia, di annunciare il Vangelo in una società che pone domande inedite, con le sue nuove forme di amore? E i rischi che esse comportano. La Chiesa cattolica viene da una storia di sessuofobia e misoginia, di cui deve chiedere perdono. Il peccato oggi, diceva Enrico Chiavacci, il teologo “morale” recentemente scomparso, non è la sessualità, è la separazione del sesso dall’amore.

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