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Carlo Devigili: “metamorfosi”

Oggetti come madeleine

Carlo Devigili: Acquasantiera

In una delle sue rare interviste Burri diceva: “Finalmente ho trovato una frase che rispecchia con fedeltà assoluta la mia concezione pittorica. È una frase di due righe che ho trovato, pensa un po’, in un libro scientifico. Dice: ‘La nostra stabilità è solo equilibrio e la nostra sapienza sta nel controllo magistrale dell’imprevisto’. Questo è il fondamento della mia pittura”. La frase può anche essere presa come manifesto dell’ultima mostra di Carlo Devigili, presso il Centro di documentazione di Mezzocorona (Palazzo della Vicinia), giustamente intitolata “Metamorfosi”. Devigili è un artista molto schivo, dalle rare mostre (una ogni qualche anno), ma dall’ispirazione concentrata, che di mostra in mostra svolge un proprio preciso filo conduttore di essenzialità formale abbinata a grande intensità poetica. Le sue opere mettono in scena oggetti (e situazioni) della vita quotidiana, usati come madeleine proustiane (il dispositivo che fa scattare la memoria, ridando vita al frammento) ed osservati nel flusso del tempo che li ha consumati e modificati. L’estetica delle superfici consunte - delle piastre metalliche arrugginite quasi con creatività, dei legni domestici scrostati e magicamente impregnati delle molte vite che li hanno attraversati - è da anni l’estetica delle sue mostre, e lui si gioca l’espressività materica di questi resti impaginandoli con grande equilibrio: plastico, cromatico ed anche narrativo.

Con questa nuova mostra di Mezzocorona fa un ulteriore passo avanti nella sua ispirazione, cela il lavoro d’assemblaggio dell’artista per porre in prima evidenza proprio il processo di metamorfosi degli ex-oggetti che animano le sue esposizioni. Il paradigma della mostra sta tutto nella esposizione, su di un piedestallo bianco, del resto di un bidone metallico arrugginito e plasmato in una rotondità multiforme dagli sbalzi subiti nel scendere a valle lungo il corso dell’Avisio, nel greto del quale Devigili lo ha recuperato e ripulito per esporlo senza altri trattamenti. Quanti altri bidoni saranno scesi similmente nel corso dei decenni? Ma proprio questo aveva subito un processo di metamorfosi così armonioso, e la “sapienza” dell’artista - per tornare alle parole di Burri - è stata qui appunto il “controllo magistrale dell’imprevisto”. Quello che ha tolto l’oggetto dall’insignificanza, e ne ha fatto l’elemento di una esposizione. La stessa ‘filosofia dell’arte’ vive anche nelle altre opere, magari impaginate un po’ più in forma di quadro - così che ve le potete appendere anche in casa - ma che emanano quello stesso senso vertiginoso di libertà e di bellezza estrema, in precario equilibrio.

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