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El Guera, nella fedeltà ribelle

Un uomo di frontiera. Piergiorgio Bortolotti, Trento, Il Margine, 2013, pp. 208, € 12.

Osvaldo Maffei
Don Guerrino Zalla

Vedere questo libro ci ha resi felici, poiché assieme a un gruppo di comuni amici e all’associazione “Tam Tam per Korogocho” ci siamo impegnati affinché la bella storia di Don Guerrino Zalla fosse cinta della dignità editoriale che l’autore e la Casa editrice Il Margine hanno voluto concedere a questo racconto polifonico.

Qualche scoglio l’ha superato con maestria anche l’autore Piergiorgio Bortolotti (già operaio in fabbrica e operatore sociale al Punto d’Incontro con Guerrino), se nell’affollata presentazione del 30 ottobre a Villa Lagarina, trovando le parole giuste, parla di “come il raccontare su basi documentarie della vita di una persona comporti il rischio di antinomie, contraddizioni, edulcorazioni che la memoria può suggerire; quasi come momento catartico di elaborazione del lutto e del dolore per la persona che ci è stata amica”. Affermando inoltre che “è possibile andare oltre la superficie per cogliere la vera essenza della persona, ormai non più prigionieri di quei pregiudizi con i quali la guardiamo quando era ancora in vita.”

Veniamo al dunque: el Guera è stato un uomo di frontiera e di utopia, “che non è altro - diceva - che il nome laico della speranza”. Quell’utopia cui si riferisce don Guerrino è forse nient’altro che la speranza di un “altro luogo” da raggiungere attraverso i sentieri che egli ha percorso alla continua ricerca di senso. Sentieri resi familiari dall’autore, che ha saputo raccontare con la maestria e garbatezza la leggerezza di chi ha condiviso, almeno in parte, il clima reale, le lotte, le attese, le delusioni di quel cammino.

Come si legge sulla presentazione, egli è stato “un parroco operaio, che ha lasciato un’impronta indelebile di uomo e di sacerdote nei tanti paesi del Trentino dove ha seminato il suo vangelo esigente e coerente, sperimentato tra gli operai, attento ai poveri della sua terra e del mondo, impegnato per la giustizia sociale, per la pace e per una Chiesa aperta ai drammi e alle speranze degli uomini”.

Insomma, Don Guerrino è stato un frutto maturo del Concilio, come dice Alex Zanotelli, e un interprete autenticamente vero di quel primo principio fondamentale della Costituzione italiana, repubblicana e democratica, fondata sul lavoro, che ha reso il popolo sovrano e che non possiamo perdere.

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