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La salute in mano ai ragionieri

Tagli dissennati in nome del risparmio. E al contempo spese assurde.

Il governo ha deciso: tutti gli ospedali sotto i centoventi posti letto vanno chiusi. Si tratta di 175 strutture sanitarie dislocate per lo più nelle periferie italiane: nelle vallate di montagna o sulle isole. Non sono state esaminate le situazioni e le esigenze dei territori: la motivazione della decisione è puramente ragionieristica. Si ritiene che questo taglio farà risparmiare allo Stato e alle Regioni e che nonostante ciò al cittadino saranno offerte cure più sicure e efficaci.

In Trentino il Presidente Ugo Rossi smentisce ogni ricaduta negativa nella nostra provincia. Quanto alla nuova assessora alla Sanità, Donata Borgonovo Re, già spaesata, pare non sappia cosa rispondere e intanto arrivano le decisioni concrete, che recepiscono quanto impone il governo centrale.

A Trento si compra una costosissima catena-filiera per gli esami di laboratorio e si chiudono servizi nelle periferie, partendo dalle microbiologie che saranno trasferite nel capoluogo.

Dopo aver chiuso il reparto natalità di Borgo, arriva la nuova direttiva centrale: niente più parti cesarei programmati negli ospedali periferici: tutto sarà spostato a Trento e a Rovereto.

Con la tattica del soffocamento, lento e pressante, anche i ragionieri dell’Azienda sanitaria, ben sorretti dall’Ordine dei medici, proseguono l’azione demolitoria dei servizi negli ospedali delle vallate trentine.

Nessuno si preoccupa dei disagi e dei costi aggiuntivi che saranno imposti alle famiglie, nessuno si preoccupa dei servizi, col risultato di posti di lavoro ad alta specializzazione, che spariranno in vallate già povere di saperi. E sono posti di lavoro che diversificano l’offerta in situazioni di monoculture economiche.

Nessuno si preoccupa degli alti flussi turistici di alcune valli (Rendena, Non, Fiemme e Fassa) e dei necessari supporti che devono fare da base ad un turismo di alta qualità.

Si continua così a difendere la scelta del NOT, il nuovo ospedale di Trento (vedi il servizio a pag. 28), nonostante l’umiliazione che il TAR ha imposto alla Provincia (e al neogovernatore).

Si prevedono, in tre anni, ulteriori 28 milioni di euro di spesa a sostegno della protonterapia in una provincia che conta meno abitanti di un quartiere di Milano.

Si dissanguano le risorse destinate ai laboratori di analisi con l’acquisto di costosissimi macchinari legati ad una fragilità tecnologica che sta causando scompensi sempre più frequenti.

Ma i partiti tacciono: la loro dialettica politica e la capacità di leggere i bisogni del territorio sono annullati da una cultura imposta da oltre un decennio dall’Azienda Sanitaria provinciale: la cultura dei ragionieri.

L’assessore alla Borgonovo Re saprà invertire decisioni che stanno devastando il mondo del lavoro delle vallate trentine e privando gli abitanti di servizi essenziali, specialmente i punti nascita, i servizi tecnici e le chirurgie?