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Cari ladri...

Non ci conosciamo, non so come chiamarvi, ma vi scrivo ugualmente con fiducia. Talvolta le parole scritte, per vie misteriose, fanno miracoli.

È un’esperienza di tristezza che stiamo provando, io e Laura, e i nostri figli, Chiara e Francesco, che non immaginavamo. E di insicurezza, per sempre. Voi siete entrati due volte, all’imbrunire, nella settimana di Natale, nella nostra casa di Trento.

Vi chiedo di restituirmi il computer: appoggiatelo all’ingresso della casa, nessuno lo toccherà.

Forse siete poveri, e il denaro che avete trovato vi serve per vivere. E così i gioielli d’oro, a noi cari, di storia familiare. Forse siete ricchi, e allora penso alla punizione che meritereste. La polizia fa ipotesi su come siete riusciti ad entrare, e ci dà suggerimenti per il futuro. C’è anche chi, in questi giorni, crede di consolarci auspicando pene più dure, dalle mani tagliate all’ergastolo. Uno vi sparerebbe con il fucile da caccia. Noi resistiamo: sappiamo che non è questa la via per rendere più umane le relazioni in una fase in cui, anche a Natale, cresce la diffidenza reciproca. Anche noi però stiamo pensando a sistemi di allarme che suonano, a serrature invincibili, a cani che abbaiano forte.

Il mio computer è vecchio, lento, di scarso valore. Ma contiene dei testi scritti a me cari, alcuni non ancora completati, da affidare alla società e alla chiesa. Uno racconta di un convegno alla FBK, su “Perdono, negazione o compimento della giustizia?” Non chiedeteci, oggi, se siamo disposti a perdonarvi, per l’offesa subita. La frase più importante è di Cesare Beccaria: “Il più sicuro ma più difficile mezzo per prevenire i delitti, è di perfezionare l’educazione”. In famiglia, nella società intera. quante volte io e Laura, abbiamo discusso a scuola queste parole con i bambini e i giovani che la società ci aveva affidato per educarli.

Il secondo testo racconta la storia del documento elaborato dalla Comunità di San Francesco Saverio, “La fede attraverso l’amore e la laicità”, in risposta alle domande del Papa Francesco sulla famiglia che si sta trasformando. Nel computer ci sono anche tante fotografie della storia della nostra famiglia.

Il computer restituito sarebbe un regalo di Natale per noi, per le persone che leggono L’Invito. E anche per voi. Pensateci.

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