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Requiescat in pace!

La tappa trentina di San Giovanni Bosco si è appena conclusa. Una tournée del genere, così vorticosa, non si ricorda a memoria d’uomo: sette anni, dal 2009 al 2015, toccando, oltre ad un centinaio di città italiane, 130 Paesi in cinque continenti, per celebrare i 150 anni della fondazione dei Salesiani e i 200 della morte del santo. Una tournée con un titolo ufficiale che ricorda le esibizioni delle rockstar: “Don Bosco among us - Relic Tour 2009-2013”, come appare nel sito ufficiale delle “Missioni Don Bosco”. Ed anche nel nostro capoluogo - racconta il Trentino - “la città si è fermata al passaggio della teca su un carro trainato da cavalli bianchi e scortato dai carabinieri in alta uniforme. La banda di Albiano ha solennemente accompagnato le preghiere dei fedeli e dei ragazzi con le fiaccole, che aprivano il corteo... Nelle vie dello shopping adiacenti al mercatino di Natale, nell’ora dell’aperitivo, i trentini si sono fermati accompagnando con lo sguardo il passaggio delle reliquie”.

E in duomo - scrive l’Adige - c’erano “molti bambini e smartphone rivolti verso le reliquie per una foto ricordo”.

Insomma, un entusiasmo che ha messo in ombra l’analoga recente festa per le reliquie di papa Wojtyla, forse anche a causa della diversa entità delle reliquie stesse: là uno schizzetto di sangue, qui un cadavere tutto intero.

Per la verità, le fresche fattezze di Don Bosco così come compare nelle fotografie, suscitano qualche perplessità, anche perché nei resoconti di questa, come delle altre tappe di Don Bosco, non è mai chiarito cosa effettivamente contenga quell’urna di vetro: si parla genericamente di “reliquie” o di “resti”. Il Quotidiano della Basilicata dell’8 dicembre sembra però risolvere l’enigma, affermando che di autentico c’è solo un braccio, “mentre il resto del corpo è una statua di cera”.

Per tentare di risolvere l’enigma andiamo a leggerci la relazione della ricognizione effettuata il 16 maggio 1929 sulla salma del santo: “Certe parti vennero estratte per farne reliquie, le une da portare a Roma e altre da consegnare ai Superiori Salesiani. Le prime erano destinate... al Santo Padre, ai Cardinali e alle Sacre Congregazioni; le seconde... sarebbero state distribuite ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ad Arcivescovi e Vescovi, a chiese pubbliche e private ed a benefattori insigni delle opere di Don Bosco. Fra le reliquie consegnate a Don Rinaldi spiccavano la lingua e il polmone destro. Egli ricevette pure 128 grammi di sostanza cerebrale essiccata, che per il gran foro occipitale i medici avevano estratto dal capo. Dopo la beatificazione, Don Rinaldi ripartì una porzione di quella materia in tante fialette vitree, che, collocate in ricche teche, furono distribuite agli Ispettori Salesiani e alle Ispettrici delle Suore”.

Insomma, il santo, trovato sostanzialmente scheletrito a quarant’anni dalla morte, aveva le ossa delle braccia ancora attaccate al corpo. È forse stato affettato in tempi successivi? Non risulta. E allora?

Viene invece confermato, da un’altra fonte, che “la faccia e le mani sono state modellate in cera dallo scultore Cellini”. Cellini chi?

Secondo il sito donboscoland.it si tratta di Benvenuto Cellini. Il quale però risulta deceduto 317 anni prima di Don Bosco. Noi propendiamo quindi per Gaetano Cellini, più modesto ma più moderno (1873-1937); ma chissà, ci muoviamo in una temperie dove il miracolo è di casa...

Per un attimo ci è anche balenata la supposizione che, per soddisfare più celermente la devozione dei fedeli sparsi per il mondo, di teche con il corpo del santo ne circolino diverse, ognuna con una sua reliquia grande o piccola e il resto di cera. Magari, mentre a Trento festeggiavamo un braccio, a Baltimora si omaggiava il polmone destro e a Sidney si venerava un grumo di “sostanza cerebrale essiccata”. Ma di teste di Don Bosco lo scultore Cellini (Benvenuto o Gaetano che sia) pare averne modellata solo una. E allora?