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L’immigrazione vista da Berlino

Dopo la tragedia del Mediterraneo il tema dei diritti è scoppiato con forza in Germania fra manifestazioni e richieste di intervento. Da “L’Altrapagina”, mensile di Città di Castello.

Francesco Comina

Sono grandi i manifesti che campeggiano in questi giorni nelle strade principali di Berlino. Il sindaco Klaus Wowereit ci mette la faccia: “Ich bin ein Migrant”. E sotto la frase che fa da sfondo alla campagna “Gesicht zeigen” (“Mostrare i volti”), promossa dall’associazione “Per una Germania aperta”. Contro il razzismo, l’antisemitismo, la discriminazione sessuale e le varie forme di violenza sociale: “Mi chiamo Klaus Wowereit. Io mostro il mio volto per il rispetto, per una Germania aperta e per i tuoi valori. Perché la mia libertà è anche la tua libertà. Mostra anche tu il tuo volto”.

I volti dei migranti sono visibilissimi davanti alla porta di Brandeburgo. Sono una trentina e da una decina di giorni hanno inscenato uno sciopero della fame e della sete. Vogliono avere garanzie sul diritto d’asilo. Negli occhi di alcuni di loro si scorge la paura di quella traversata tragica finita nel cimitero di Lampedusa. Chiedono dignità, vogliono che la Germania dia prova della sua forza non soltanto difendendo i privilegi, ma dividendo la ricchezza con chi non ha nulla ed è arrivato fin qui fuggendo la guerra, la fame, la disperazione. L’ufficio federale per i profughi e i migranti segue lo sciopero e riesce, alla fine, a trovare una soluzione provvisoria. Frattanto scoppia uno sciopero violento anche ad Amburgo con un gruppo di profughi libici arrivati in Germania attraverso l’Italia.

La manifestazione, organizzata da autonomi e da gruppi dell’estrema sinistra, cozza contro il blocco della polizia che reagisce al lancio di sassi, e le ragioni della protesta si disperdono nell’evento mediatico di una ordinaria cronaca di guerriglia urbana. Altre manifestazioni pacifiche si svolgono in tutte le grandi città tedesche da Monaco a Colonia, a Lipsia, a Dresda.

Dopo la tragedia di Lampedusa il tema dell’immigrazione è piombato nuovamente al centro del dibattito politico, culturale e sociale. La Germania pretende organizzazione, progettualità, pianificazione, regole. Offre un modello generalmente aperto di integrazione, anche se permangono spinte di rifiuto e di rigetto al suo interno. Anche nella laica, rossa e multietnica Berlino si sono avuti, nelle settimane scorse, alcuni scontri fra gruppi di estrema destra, polizia e contro-manifestazioni di variegati gruppi della sinistra per via di una casa di accoglienza di immigrati progettata nel quartiere di Hellersdorf.

E mentre scriviamo si sta trovando una soluzione per i 100 immigranti accampati da più di un anno nella piazza principale di Kreuzberg (quartiere a maggioranza turca). Pare che quest’inverno avranno una casa e una mensa.

Rigorosi ma corretti

In realtà i profughi puntano ad arrivare fin qui. Fra le capitali d’Europa, Berlino è la più ambita. Sanno che in Germania possono trovare forme di accoglienza e integrazione forse più ferree che altrove, ma di sicuro più garantiste e meno conflittuali. Devono impegnarsi per stare dentro le linee di condotta imposte dai programmi di integrazione, ma se si applicano sono sicuri di poter usufruire di ottimi servizi e di potenti strumenti di aiuto sociale. Il razzismo che domina in tante parti d’Europa qui è più circoscritto a fronde estremiste e marginali di una società in genere ancora fortemente pressata dal senso di responsabilità e di colpa per quello che è accaduto settant’anni fa, quando i gerarchi nazisti si incontrarono nella bella villa sul Wannsee per pianificare la soluzione finale che portò a morte sei milioni di ebrei.

Ma si sa che sotto il vulnerabile terriccio della positiva congiuntura economica si agitano malumori e malesseri che vanno affrontati attraverso una capillare azione di sensibilizzazione al tema della multiculturalità e cercando sponde sul piano di un programma di politica europea. Anche perché le cifre pubblicate dai giornali parlano di arrivi doppi rispetto a quelli italiani e superiori a tutti gli altri paesi europei. Il quotidiano Tagesspiegel ha smontato l’idea che l’Italia in questi anni sia stata lasciata sola a gestire la pressione migratoria.

Riprendendo i dati dell’UNCHR emerge che la Germania dal 2008 al 2012 ha accolto il doppio di richiedenti asilo (201.350) rispetto all’Italia (107.000). Il trend di richieste nel nostro Paese è sceso del 50 per cento fra il 2011 e il 2012 dopo la cosiddetta “primavera araba”, mentre in Germania è salito del 41 per cento: “Nell’elenco dei 44 paesi più industrializzati del mondo - si legge in un articolo dal titolo ‘Immer wieder Tote’ (‘Ancora e ancora morti’) - l’Italia è al dodicesimo posto in fatto di richieste di asilo”. Solo quest’anno sono stati integrati nella Germania quasi ottantamila immigrati: “Ancora troppo poco per un Paese di 80 milioni di abitanti” - denunciano i responsabili della Linke.

La lussuosa dimora fatta costruire dal vescovo di Limburg che ha suscitato l’indignazione dei fedeli.

Il commento più duro a quanto è accaduto nel Mediterraneo lo ha pronunciato il presidente federale Joachim Gauck, che ha criticato le politiche europee in tema di immigrazione definendole “inumane”: “Difendere la vita dei migranti e ascoltare le loro richieste sono i fondamenti del nostro diritto e del nostro sistema di valori. Come abbiamo potuto capire da questa tragedia, i migranti sono persone vulnerabili. Hanno diritto alla protezione e all’ascolto. Togliere lo sguardo e lasciarli navigare verso una morte prevedibile è un oltraggio ai nostri valori europei”.

Anche la Spd chiede di più e spingerà affinché la questione dei profughi e dei migranti provenienti dal Mediterraneo diventi un tema forte del programma di governo della grosse Koalition Spd-Cdu.

All’ultimo vertice dei paesi più industrializzati la cancelliera Angela Merkel ha sostenuto la necessità di una task force che affronti in maniera concreta il problema dei profughi nel Mediterraneo, perché una tragedia come quella di Lampedusa non si ripeta mai più. E il presidente del parlamento europeo Martin Schulz ha fortemente criticato le leggi, come quella italiana, che riducono i diritti degli immigrati riducendoli in uno stato di illegalità. In una intervista a Der Spiegel Schulz ha affermato: “L’Europa deve riconoscere che è un continente di migrazione e per questo motivo abbiamo bisogno di un sistema legale di migrazione. L’immigrazione illegale si connette con la totale mancanza di un orizzonte, mentre l’immigrazione legale apre alla speranza. Ciò impedirebbe a molte persone di arrendersi e sottomettersi a trafficanti senza scrupoli che fanno business sulle spalle della disperazione”.

Ma c’è una forma di contrappasso interessante e affascinante che in queste ore sta prendendo piede nella Germania travolta dallo scandalo delle spese pazze del vescovo della diocesi di Limburg Franz-Peter Tebartz-van Els, che si è fatto costruire una residenza da oltre trenta milioni di euro, annunciandone solo cinque. I fedeli si sono sollevati e non lo vogliono più. “I soldi devono andare in opere sociali e non per la magnificenza delle case” gli hanno risposto. Il vescovo, dopo un’udienza dal Papa durata venti minuti, è stato messo in “quarantena”. Ora Der Spiegel rivela i piani di riutilizzo di quel complesso lussuoso: potrebbe diventare un casa di accoglienza per profughi.