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Poveri Parchi!

Francesco Borzaga

Forse dovrebbe essere motivo di preoccupazione, per quanti hanno a cuore l’ambiente del Trentino, la situazione dei parchi naturali. Grazie a pesantissimi tagli, questi due istituti appaiono in grande difficoltà. Nella sua relazione presentata in questi giorni al comitato di gestione, il presidente del parco Adamello-Brenta ha denunciato un calo di ben un milione di euro, quasi un terzo del totale, sui contributi elargiti dalla Provincia. Ciò significa ridurre i posti di lavoro e diminuire drasticamente la capacità operativa dell’ente. Come denuncia Antonio Caola, sembra addirittura a rischio la stessa vita del parco.

Nel settore orientale della provincia, nel parco Paneveggio-Pale di San Martino, un analogo taglio mette a rischio in modo consistente, i posti di lavoro legati all’attività didattica e di tutela. Non ho dati sul Servizio provinciale conservazione natura e valorizzazione ambientale al quale sono affidati i biotopi; poiché però da tempo questo settore risulta pesantemente sottofinanziato, credo che con l’attuale “spending review” la sua situazione sia per lo meno altrettanto critica.

Si dirà che in tempi di crisi tutti devono fare sacrifici. Osservo invece che proprio la crisi dovrebbe dare occasione per una revisione dei discutibili criteri con cui negli scorsi anni Dellai ha distribuito i cospicui fondi provinciali.

Non mi pare che questo stia avvenendo: pescando a caso nei miei ritagli, apprendo che negli stessi giorni in cui il parco Adamello-Brenta rendeva pubblica la sua drammatica situazione, la Giunta provinciale elergiva al Comune di Peio un contributo di ben 3.502.800,92 euro per la realizzazione di un parcheggio interrato al servizio del sistema piste. Aggiungo che il generoso contributo per un’opera nel parco nazionale copre ben il 95% della spesa prevista.

Come sull’impero di Carlo V, anche sulle funivie e relative consorterie il sole non tramonta mai.

La cura e la valorizzazione del territorio, affidata ai parchi e ai biotopi, sono un compito che trascende di gran lunga il momento contingente. È inoltre indispensabile che almeno una piccola parte dei giovani, sottratta a Internet, agonismo sportivo e telefonini, impari a conoscere e ad amare un paese che è suo e nel quale, probabilmente, è destinata a vivere.

Un territorio non conosciuto e non amato dai suoi abitanti non ha futuro. Al di là dei consueti discorsi, non mi pare che il nostro mondo politico si preoccupi molto del futuro.

Il nostro turismo, del quale parchi e biotopi dovrebbero costutuire una colonna portante, vive sostanzialmente di “eventi”: campionati mondiali, ritiri di squadre di calcio, gare sportive... Sono tutti episodi che, una volta trascorsi, non lasciano traccia. Passate così le Universiadi, di cui vorrei conoscere il costo, ecco subito chi culla il sogno olimpico. Non dubito che questo, come altri simili sogni, trovi immediatamente un nugolo di interessati, entusiasti sostenitori. Così, nel settore sportivo, da sempre iper-finanziato, le iniziative si moltiplicano e srmbrano non conoscere crisi. Ad esempio, il Centro Bike Val di Sole annuncia l’ingaggio di ben 14 “maestri” di mountain bike, preposti all’indottrinamento, o forse all’allevamento di una miriade di piccoli gladiatori da iniziare alle delizie e ai brividi del fuoristrada e del downhill. Lo smercio di biciclette e di altra mercanzia sarà così garantito anche per il futuro.

Per quanto mi riguarda, vorrei che questi posti di lavoro arrivassero dai parchi e dai biotopi. Sarò forse antiquato: desidero un Trentino diverso, attento ad altri valori.

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