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La città e l’archeologia del sacro

Quando Tridentum passò al cristianesimo

È vero che il lungo scavo archeologico (2007-2009) condotto sotto il pavimento della chiesa di Santa Maria Maggiore non ha risolto quella che era una delle domande inevase dell’archeologia di Trento: dove si trovasse il primo edificio del culto cristiano, l’ecclesia. Perché, va ricordato, l’edificio fatto costruire dal vescovo Vigilio fuori le mura, nel luogo dove si trova ora la cattedrale, aveva una funzione diversa, era una cappella funeraria sul modello della basilica martyrum promossa da Ambrogio a Milano, che accolse le spoglie dei tre missionari uccisi nella primavera del 397 in Valle di Non, e poi lo stesso Vigilio (benché non risulti storicamente che sia stato anch’egli martirizzato).

La chiesa di S. Maria Maggiore durante i lavori di scavo

Ma gli scavi hanno riservato altre notevoli scoperte, ed una sorpresa, uno spaccato di storia che va dalla città imperiale romana fino all’epoca del Clesio, come ci racconta la mostra in corso presso il Museo Diocesano di Trento fino al 23 febbraio, “La città e l’archeologia del sacro”, a cura di Maria Teresa Guaitoli e Elisa Lopreite.

Gli strati più antichi di questa indagine ci riportano alla profonda, epocale trasformazione che avvenne nell’ultima fase dell’impero romano. C’è una coppia di date che va tenuta presente, per la lettura del periodo: il 313, anno dell’editto di Costantino e Licinio per la libertà del culto cristiano, e il 380, anno dell’editto di Teodosio, che invece lo impone come unica religione ammessa nell’impero. Sono esposte, al riguardo, monete molto eloquenti, con l’immagine dell’imperatore che già nel 364 impugna lo stendardo (labaro) con il simbolo cristiano (il chrismon, associazione delle iniziali greche del nome di Cristo) e meno di un secolo dopo stringe addirittura la croce. L’epoca di cui parliamo, in cui opera Vigilio confermato da Ambrogio come terzo vescovo di Trento intorno al 381, è quella del passaggio da una società pagana ad una cristiana, ormai sancito dal potere politico.

Un piccolo altare in pietra dedicato al dio Saturno, e un frammento con una scena di Mitra, ci ricordano la pluralità dei culti diffusi e compresenti a Tridentum e nel suo territorio fino a quest’epoca di svolta radicale, in cui vengono banditi.

La mostra e la pubblicazione che l’accompagna non danno una lettura separata delle scoperte di questo scavo recente, ma le integrano con le più importanti scoperte precedenti, incluse quelle relative alla società civile che sono andate configurando la città e le sue trasformazioni precedenti la comparsa di edifici sacri cristiani (pensiamo all’anfiteatro, alla Porta Veronensis, per fare solo due esempi). Del resto, non poteva non farlo, perché qui si inserisce quella che è forse la sorpresa più interessante dello scavo sotto Santa Maria Maggiore: la scoperta di una grande vasca, una piscina (natatio), struttura civile abbastanza tipica delle città romane di un certo rango (le thermae) che fu, come pare, attiva fino al IV secolo d.C., e forse anche un poco oltre.

Della natatio vediamo qui alcune piccole tessere in pasta vitrea che ne ricoprivano le superfici, di bei colori verdi e azzurri venati di pagliuzze dorate, qualcosa che dice della raffinatezza estetica di questo luogo, peraltro confermata da frammenti di sculture che ornavano l’ambiente, in particolare una testa di ninfa.

La città, non grande ma piuttosto florida, come indica anche l’espansione urbana fuori le mura (la villa di via Rosmini), mantiene una sua importanza e un suo benessere anche dopo la metà del III secolo, quando i primi attacchi delle popolazioni “barbare” da nord ne cambiano in parte la fisionomia e il ruolo strategico, anche come centro di rifornimento annonario in favore delle legioni romane stanziate a nord delle Alpi. E segnala il perdurare di legami commerciali e culturali significativi con l’area mediterranea e orientale dell’impero: numerose le testimonianze, non solo di oggetti, ma di reperti funerari (come la dedica del V secolo a quel Dias, originario di Antiochia, amministratore di un grosso commerciante orientale, sepolto nella basilica vigiliana), di decorazioni parietali (il grande edificio, solo in parte indagato, nell’area di piazza Bellesini).

Tornando agli ultimi scavi, il più antico manufatto cristiano, costruito sopra la natatio, è una chiesa di dimensioni notevoli (36x21 metri) a tre navate, priva di abside, sul modello di quella di Grado, databile alla fine del V-inizi del VI secolo, cioè oltre un secolo dopo la presenza attestata di un vescovo a Trento; resta così senza risposta il quesito dell’ubicazione della prima chiesa della città, che, se è esistita, non si trovava qui.

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