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Carcere: l’arroganza non comanda più

La Giunta Rossi ha deciso di ridimensionare il nuovo Palazzo di Giustizia di Trento che dovrà sorgere dietro l’attuale Tribunale, tra via Pilati e via Barbacovi. Passando così da una spesa di 110 milioni a 65. E soprattutto evitando la demolizione del vecchio carcere, che andrà ristrutturato e riconvertito.

La notizia non è di poco conto. Attorno alla conservazione del carcere si era svolta una lunga battaglia, con il FAI e Italia Nostra (e QT) in prima fila. Nonostante la triste destinazione, il manufatto è assolutamente pregevole, una delle maggiori testimonianze dell’architettura civile austroungarica, come e ancor più dello stesso Tribunale, ma anche Sociologia, Economia, la Filarmonica.

C’era stato anche un convegno internazionale (vedi “Distruzione del carcere: l’ignoranza al poteresu QT dell’8 marzo 2008), a testimoniare come tali manufatti, dai pregevoli linguaggi sia neoclassici che neogotici, siano preservati in tutti i paesi dell’ex impero asburgico, ben oltre l’Austria, dalla Romania alla Polonia alla Boemia; e gli studiosi si meravigliavano di come invece a Trento si pensasse di radere al suolo una tale testimonianza, da tutti giudicata tra le più significative.

Ma Dellai aveva battuto il pugno sul tavolo: No. Ho deciso, il carcere va raso al suolo, avanti con sei palazzi in vetrocemento.

Ora, con la crisi, con l’ex governatore a dilettarsi con i giochetti romani, la nuova Giunta, a trazione Patt e quindi più sensibile alle rimembranze asburgiche, ha deciso di risparmiare e di preservare. Subito il progettista, l’architetto milanese Pierluigi Nicolin, si è allineato, proclamando l’esatto contrario di quanto sosteneva sotto Dellai: “Il progetto si può adattare, si può risparmiare. E nessun problema a mantenere il vecchio carcere”.

Insomma, viene a crollare un altro degli emblemi della dispendiosa arroganza dellaiana. Con più criterio, con più sensibilità, in effetti si può spendere di meno e fare meglio.