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Donne e diritti in Trentino

Laura Cima

Anche la biblioteca comunale di Trento aderisce all’iniziativa “Posto occupato” che, riservando nei luoghi pubblici un posto vuoto con un foulard, una borsa, un volantino, sensibilizza a livello nazionale sul problema della violenza contro le donne: dietro ogni sedia vuota c’è la storia di una donna uccisa. Ed è stato in biblioteca che Laura Cima, deputata femminista, il 6 febbraio scorso ha discusso con Sara Ferrari e Simonetta Fedrizzi, rispettivamente assessore provinciale e presidente della commissione alle Pari opportunità: “È importante tessere e ritessere la tela di Penelope - ha affermato Cima - che non è poi una tela, ma un arazzo costruito con moltissime donne che hanno posto i valori fondanti della Costituzione”.

Difesa dei diritti delle donne, questo il campo in cui da una vita Laura Cima si spende. Dai recenti sviluppi in Parlamento, che hanno visto Laura Boldrini venire pesantemente offesa (perché quando gli uomini contrastano una donna al potere inevitabilmente la offendono nella sua sessualità) il riverbero si propaga al Trentino, teatro di contraddizioni.

L’assessore Ferrari ha sottolineato luci ed ombre: da una parte, qui la disoccupazione femminile è inferiore, ci sono una legislazione definita sulla violenza di genere, la possibilità del congedo per i padri, gli aiuti all’imprenditoria femminile. Tuttavia, il panorama non si sottrae a dati purtroppo in linea col resto d’Italia, sia sulla violenza alle donne, sia sulla partecipazione politica. E anche la disoccupazione, seppur inferiore alla media nazionale, rimane doppia rispetto a quella maschile.

Ma sull’accesso alla politica ci sono altre contraddizioni: il Trentino, pur all’avanguardia nella composizione delle amministrazioni comunali (è dal 2003 che ogni genere non può superare il rapporto di due terzi, risultato raggiunto solo a novembre nel resto d’Italia), risulta invece in deficit nelle modalità di voto alle Comunali. Infatti, in tutti i Comuni italiani tranne che in quelli trentini vige la doppia preferenza di genere (l’elettore può esprimere il primo voto di preferenza come vuole, ma l’eventuale secondo voto deve andare ad un candidato dell’altro sesso). Sebbene nel programma del presidente Rossi il cambiamento della legge sulle preferenze fosse uno dei punti forti, nel passare ai fatti si è pasticciato. In Trentino infatti, la legge elettorale permette di esprimere ben tre preferenze, e la si è declinata in questa maniera: la prima preferenza è libera, l’eventuale seconda di genere opposto, e l’eventuale terza ancora libera. “Una ricchezza per l’elettorato” si è detto. Nella pratica, un infelice compromesso: non è difficile immaginare come, nell’attuale clima culturale, le cordate maschili possano facilmente monopolizzare due preferenze su tre.

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