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La Sanità non è un’azienda come le altre

Francesco Porta

Sta crescendo in questi giorni la protesta di moltissimi cittadini trentini contro gli ipotizzati tagli alle strutture periferiche ospedaliere della nostra provincia, annunciati dalla Giunta Provinciale per bocca dell’assessore alla Sanità.

Stiamo assistendo alla riproposizione di un progetto antisociale che è totalmente in linea con le politiche di austerity dettate dal governo italiano e dalla Troika.

Anche qui in Trentino, dove i nostri governanti continuano a riempirsi la bocca di Autonomia, nulla viene fatto per invertire una logica di politica economica che va contro le necessità dei cittadini, di chi soffre, di chi sta pagando una crisi voluta da chi usa la finanziarizzazione dell’economia per continuare ad arricchirsi.

La questione della sanità in Trentino va in questa direzione con continui tagli, privilegiando l’investire sulle grandi opere funzionali a speculazione e finanziarizzazione dell’economia (TAV, Metroland, Nuovo Ospedale di Trento, Viabilità, ecc.) tagliando senza ritegno i servizi per i cittadini e arrampicandosi sugli specchi per arginare i danni derivati dall’avere firmato anni fa il famigerato “Patto di Milano”, lesivo della nostra autonomia e che limita i fondi economici della Provincia.

Così ci troviamo di fronte al taglio delle strutture ospedaliere periferiche, che invece andrebbero potenziate ed estese il più possibile al anche per la conformazione geografica che obbliga a fare decine se non centinaia di chilometri (chi abita in Fassa, ad esempio) per raggiungere Trento.

Ci troveremo di fronte al dovere pagare farmaci, magari importanti, perché anche su questi interverrà la mannaia delle varie spending review o addirittura ad essere costretti a rivolgerci a strutture per fare esami o essere curati. Tutto questo è la prosecuzione delle politiche dellaiane (Rossi, attuale presidente della Provincia, era assessore alla sanità) che per anni hanno fatto di tutto per favorire l’assistenza privata. L’ultima chicca è la costruzione del Nuovo Ospedale di Trento, Struttura costosissima con gestione del progetto poco chiara e dubbia nelle procedure, che usa la cosiddetta Finanza di Progetto, che costerebbe troppo per le casse pubbliche e regalerebbe la gestione ai privati con tutti i limiti conosciuti (la gestione totalmente pubblica della progettazione, della costruzione e della gestione del nuovo ospedale costerebbe circa la metà rispetto al metodo che il governo provinciale vuole invece adottare). La costruzione del nuovo ospedale darebbe la stura alla chiusura delle strutture periferiche con tutti i danni conseguenti

Come Rifondazione Comunista abbiamo denunciato tutto questo e siamo riusciti a far bloccare dal TAR un bando di concorso per la costruzione dell’ospedale, estremamente oneroso e in odore di pratiche corruttive. Purtroppo siamo i soli a portare avanti questa battaglia e non siamo presenti in Consiglio Provinciale e la stampa spesso non ci da spazio (su oltre 30 interventi inviati ai giornali solo uno è stato pubblicato).

Sperare, quindi, che un Consiglio Provinciale, dove la sinistra non è presente, possa decidere a favore del mantenimento delle strutture ospedaliere periferiche è illusorio, in quanto andrebbe contro le loro convinzioni politico-economiche e i diktat di partito e che non metteranno mai al centro dell’attenzione i cittadini, immaginando la sanità unicamente come un’azienda e non come un servizio fondamentale.

Il ruolo delle strutture periferiche è importante: è vicinanza per i malati ed è servizio di eccellenza, poiché il valore del personale medico e paramedico impiegato in queste strutture è innegabile, sia professionalmente che come rapporto umano.

Occorre che il cittadino prenda coscienza, partecipi in prima persona, faccia sentire la propria voce e non si volti dall’altra parte quando sono i comunisti a raccogliere firme per bloccare questo scempio, o quando alle elezioni votano per chi vuole chiudere gli ospedali periferici o i reparti maternità o tagliare sui medicinali.

Francesco Porta, segretario regionale di Rifondazione Comunista

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