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I “competenti” alla prova dei fatti

È stata un’interrogazione di Filippo Degasperi del Movimento 5 Stelle, a denunciare: che la Provincia, o meglio la controllata Cassa del Trentino, si è messa a giocare con i mitici derivati, quei prodotti finanziari che hanno reso ricca la piazza finanziaria londinese a scapito di folle di ingenui risparmiatori, tra cui centinaia di amministrazioni locali italiane, ora inguaiate di brutto. E anche la Pat - guarda caso - ha perso moneta sonante.

Per vedere meglio cosa c’è di vero in questa denuncia dobbiamo capire cosa è Cassa del Trentino. Controllata al 100% dalla Provincia, è stata una delle filiazioni più interessanti dell’era Dellai. Tra le sue finalità principali c’è quella di aiutare i Comuni a muoversi sul terreno finanziario, reperendo sul mercato i fondi necessari a tassi più convenienti, in quanto un istituto specializzato, che gestisce una elevata massa di denari, ha maggiori competenze e forza contrattuale.

In pratica il meccanismo è il seguente: un Comune che deve realizzare un’opera pubblica riceve il corrispondente finanziamento dalla Provincia. Però la Pat eroga i soldi ogni anno per un certo numero di anni, mentre il Comune invece paga l’impresa mentre realizza l’opera, a stati di avanzamento, in un arco temporale più breve; il Comune dovrebbe quindi andare sul mercato a reperire i soldi, con la garanzia della delibera provinciale; qui si inserisce Cassa del Trentino (CdT), che gestisce questo passaggio e pensa lei a reperire i soldi sulla piazza finanziaria, con maggior massa critica e peso contrattuale.

Come si vede, fin qui un meccanismo logico.

A questo punto si inserisce il discorso dei tassi. CdT presta i soldi ai Comuni a tasso fisso, attorno al 4,7%. Però gli stessi soldi li deve reperire sul mercato, e in questo momento è più conveniente farlo a tasso variabile. Per cui CdT di fatto guadagna; o meglio, dovrebbe guadagnare.

Perché qui entrano in gioco i derivati. I derivati sono una scommessa o, come hanno detto l’assessore Olivi in risposta a Degasperi e il prof. Gianfranco Cerea presidente di CdT, un’assicurazione. CdT ha sottoscritto con due banche inglesi, Barclays e Royal Bank of Scotland, un meccanismo finanziario per cui gira alle banche inglesi gli interessi (a tasso fisso) pagati dai Comuni, e queste rigirano alla Cassa il tasso variabile in vigore sul mercato. Quindi, se il tasso variabile (che è quello che CdT paga sul mercato) è più alto di quello fisso, le banche ci rimettono, se è più basso, le banche guadagnano. Mentre il sistema Trentino (Comuni, Provincia, CdT) paga sempre il tasso del 4,7%.

Attualmente i tassi sono decisamente più bassi, sembra lo rimarranno a lungo, e le banche inglesi si sono ingrassate, mentre il Trentino ci ha rimesso. Nel senso che Cassa del Trentino ha dovuto pagare moneta sonante alle banche: 3 milioni di euro finiti in Scozia. Perché, in buona sostanza, della congiuntura favorevole, cioè dei bassi tassi di interesse, non ha approfittato il Trentino, ma la Royal Bank scozzese.

“Una scelta prudenziale - ci dicono da Cassa del Trentino - proprio per non subire contraccolpi dalle follie del mercato”. Perché se invece i tassi si fossero impennati, la Scozia avrebbe pianto, mentre il Trentino sarebbe rimasto al sicuro pagando il 4,7%.

D’accordo, viva la prudenza, quando si tratta dei soldi pubblici. Però ci si permetta di dubitare della “competenza” tanto sbandierata - e profumatamente pagata - dei consulenti, prof. Cerea in testa, di cui la Pat si avvale. Competenza che non viene autocertificata, ma si giudica dai risultati, dal famoso “senno di poi”. E in questo caso i risultati ci dicono che CdT ha grossolanamente sbagliato nel valutare l’andamento dei mercati. Al punto che, visto alfine che i tassi sono bassi e tali continuano a rimanere, ha ricontrattato il rapporto con le banche inglesi; pagando ovviamente una penale.

Questi i nudi fatti. Cui facciamo seguire la nostra, soggettiva, valutazione. In questa vicenda il Trentino ha perso soldi. Non c’è niente da scandalizzarsi, può capitare, e CdT ha agito con assoluta correttezza, seguendo principi del tutto condivisibili. Ma tirando le somme dobbiamo dire che questi principi, nella pratica, sono stati applicati con competenza decisamente discutibile.

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