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Maria Stoffella Fendros: “Mediterraneo, aspetti magici”

Luci, colori e leggende

Osvaldo Maffei
Maria Stoffella Fèndros

Come il fiume mitologico che nasce in Grecia e percorrendo il Mediterraneo alimenta la fonte Aretusa, la storia e la cultura greca hanno alimentato la sete di conoscenza di alcuni fra i più “insigni studiosi di archeologia rivelatori di aspetti e momenti delle civiltà del Mediterraneo e dell’Italia antica e medievale: Paolo Orsi, Federico Halbher e Giuseppe Gerola” - scriveva nel 2009 Giovanni Pugliese Carratelli nella introduzione della mostra a loro dedicata. Se questi archeologi roveretani ci hanno dato le basi scientifiche, un altro importante contributo ci viene dal conterraneo Mario Untersteiner: personaggio illustre di cui si conserva la collezione archeologica Portinaro-Untersteiner e il fondo archivistico donati dalla famiglia rispettivamente al Museo Civico di Rovereto e alla Biblioteca Civica Tartarotti, tra il 2005 e 2011. I suoi studi classici hanno contribuito alla conoscenza della letteratura greca, dalla tragedia ai miti.

Nelle sale della Biblioteca del Civica di Rovereto è andato in mostra, fino al 30 marzo, un omaggio importante a questo filone culturale, realizzato attraverso le opere di Maria Stoffella (allieva di Bruno Saetti, Giuseppe Viviani, Alberto Viani), interprete di quella temperie culturale italo/greca che ha caratterizzato la cultura, non solo roveretana, del ‘900.

Come scrive Mario Cossali nel catalogo, “Maria Stoffella Fèndros ha inseguito per molti anni in sintesi progressiva di gesto e di colore la luce e il colore del Mediterraneo”. Nel racconto per immagini domina la figura di Potnia, la signora degli animali, degli alberi e delle piante il cui culto si svolgeva preferibilmente nelle grotte, che ci introduce a quei misteri che solo il vento, il mare e il sole del Mediterraneo sanno rivelare nella loro pienezza. Quadri dall’atmosfera calda e rarefatta, mai scontati, pregni di poesia sostenuta da “saperi” e storie narrate per millenni, giunti fino a noi per lo più attraverso mani di monaci ubbidienti che hanno trascritto i codici classici, non senza omertose mancanze. Quei codici che Untersteiner ha studiato per tutta la vita cercando di ricostruire le vicende perdute, e nella mostra, accanto ai quadri della Stoffella, troviamo esposta anche una piccola ma commovente raccolta di lettere, documenti e testi appartenenti sia al fondo Untersteiner che all’archivio dell’artista. Antichi miti, leggende e narrazioni si svelano nella libertà espressiva di occhi che conoscono la Grecia. Per mezzo di questi occhi la dea della creatività, lume tutelare di questa mostra, riversa come un fiume in piena tutta la sua feconda pienezza.

Forme e colori impastati con tecniche diverse risvegliano il desiderio di mare, di viaggio e di nature dai colori mediterranei. “Il mito è la chiave narrativa delle sue visioni, la natura è attrice e sfondo, argomento e commento insieme” - scrive ancora Cossali - ma ciò non basta, perché se non includessimo lo stupore e lo “sgomento” nei “domini [di Potnia] della nascita e della morte”, faremmo un torto alla verità, talvolta tragica, che nel mito stesso trova la sua catarsi.

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