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Che fine farà l’acquedotto di Trento?

Ancora a proposito del convegno di Trento del 31 marzo

Corrado Oddi

Il convegno del 31 marzo scorso, organizzato dal Comune di Trento per affrontare il tema della ripubblicizzazione del servizio idrico, è stato indubbiamente un momento di confronto significativo, ma, anche di conferma della pigrizia intellettuale, se non dell’insensibilità politica, che contraddistingue gran parte degli amministratori locali e dei cosiddetti esperti rispetto al fatto di dare attuazione all’esito dei referendum sull’acqua pubblica del giugno 2011.

Infatti si continua a non voler riconoscere che, dal punto di vista politico, il pronunciamento della maggioranza assoluta dei cittadini ha indicato che il servizio idrico va gestito secondo finalità e tramite un soggetto pubblico, e che ciò si può pienamente realizzare solo uscendo dalla forma gestionale della SpA, anche di quella a totale capitale pubblico, per approdare alla gestione tramite Azienda speciale, soggetto di diritto pubblico. Questa scelta è l’unica che consente di garantirsi rispetto ad ipotesi, anche future, di privatizzazione del servizio idrico, di affermare una finalità della gestione sganciata dalle logiche di profitto, di avviarsi verso forme più avanzate di democrazia e partecipazione. Ora, quello che ci tocca registrare continuamente, e che abbiamo sentito anche nel convegno di Trento da parte degli amministratori locali, è che la frontiera più avanzata di gestione pubblica è quella rappresentata alla SpA a totale capitale pubblico: una posizione - questa - che vuole occultare il fatto che, dopo l’esito referendario, l’Azienda speciale è tornata ad essere una forma pienamente legittima per la gestione del servizio idrico; e che mostra come la grande maggioranza delle forze politiche non hanno la volontà politica di procedere sul serio lungo la strada della ripubblicizzazione.

Poi, ragionando sulla situazione specifica del territorio trentino, va detto che rimane un altro punto oscuro anche rispetto semplicemente alla costituzione di una SpA a totale capitale pubblico: quello relativo agli eventuali costi derivanti dall’uscita di Dolomiti Energia dall’attuale gestione. Su questo piano, invece occorre ripetere che, se la questione è riferita alla copertura degli investimenti non ancora ammortizzati da parte dell’attuale gestore, allora il problema di costi aggiuntivi non si pone, poiché la copertura sopra descritta verrà effettuata tramite gli introiti delle tariffe future. Se invece tale questione fosse agitata rispetto al fatto di dover ricomprare la rete dell’acquedotto da parte di un nuovo soggetto pubblico, allora va ricordato che quella vendita non era legittima e che, in ogni caso, non può esserci esborso da parte dei cittadini per riavere indietro un bene - reti e impianti- che per sua natura è demaniale e incedibile.

Insomma, per quanto mi riguarda, non si può che trarre un bilancio piuttosto deludente dall’insieme della discussione svolta nel convegno del 31 marzo. Del resto, ciò si inscrive in una stagione, di cui è pienamente interprete il governo Renzi, nella quale si contraddice il risultato referendario e si ha intenzione di aprire un nuovo ciclo di grandi privatizzazioni delle aziende dei servizi pubblici locali, oltre che delle grandi aziende pubbliche nazionali. Gli ultimi annunci in proposito non lasciano adito a dubbi: quando si dice che dal 2015 deve provenire un risparmio di 1 miliardo dalle aziende pubbliche locali grazie al loro accorpamento, per cui il loro numero dovrebbe passare da circa 8000 a 1000, in realtà si prospetta l’idea di una nuova forte spinta per la loro privatizzazione. Ma, proprio per questo, serve rilanciare sia una grande battaglia nazionale contro le privatizzazioni e per i beni comuni - come si farà con la manifestazione nazionale del 17 maggio prossimo indetta dal Forum dei Movimenti per l’Acqua e da tante altre associazioni, sia l’iniziativa nei territori per arrivare all’effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico. Anche a Trento, dove non ci si può accontentare della discussione svolta in un convegno, ma c’è la necessità di riprendere la mobilitazione sociale e politica.

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Corrado Oddi è membro del Forum Italiano Movimenti per l’Acqua.