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Ugo Rossi e la finta riforma della burocrazia

Marta Bianchi

Nell’agosto 2012, in pompa magna, viene illustrato un Piano di miglioramento della Pubblica Amministrazione: contiene, sulla carta, una serie di interventi che dovrebbero far risparmiare l’enorme cifra di 210 milioni dal 2017. Soldi sottratti alla burocrazia e ridati alla società civile. Applausi. I risparmi verranno, I costi invece sono subito certi, perché per redigere questo piano la PAT, nonostante abbia più di 300 persone tra dirigenti generali, dirigenti e direttori, si rivolge alla società Deloitte. pagandola, tramite una consulenza ad una sua società, oltre 400.000 euro. Nessuno fiata. L’intervento più importante sarebbe la riorganizzazione della PAT: massimo 14 strutture di primo livello, riduzione del 15% delle strutture di secondo e terzo livello, potenziamento del front office rispetto al back office.

Scena seconda. A dicembre 2013 la nuova Giunta (Rossi) decide sugli incarichi di primo livello, ossia di massimo grado. Gioco delle tre carte: gli incarichi sono formalmente 12, ma se contiamo anche le Agenzie e gli incarichi speciali di massimo livello, sono e restano più del doppio: 25. Anzi, per non farsi mancare nulla, la Giunta del PATT e dei compagni del PD non solo non taglia, ma addirittura promuove tre dirigenti a dirigenti generali. Tra l’altro, con l’attuale normativa, quasi tutti i 25 super capi sono dirigenti per incarico e non per qualifica: la Giunta potrebbe quindi, senza nemmeno cambiare le leggi, cominciare a fare quello che dice ora farà, ossia non confermare l’incarico più alto e riportare qualcuno o più di uno all’incarico di dirigente semplice.

Ma non lo fa, e così sceglie di avere sei progetti speciali, dai contenuti incomprensibili quanto imbarazzanti. Naturalmente i partiti che sostengono la Giunta non hanno niente da dire, mentre i partiti di opposizione dormono e i giornali non chiedono conto di come si possa predicare il risparmio e praticare l’aumento della spesa.

Scena finale: gran valzer dei dirigenti di servizio e dei direttori. Non solo il numero dei dirigenti non cala come promesso, ma addirittura 6 funzionari vengono

promossi direttori e 7 direttori vengono promossi dirigenti; e questo nonostante vi siano 17 dirigenti che hanno un incarico speciale, nonché un numero imprecisato di dirigenti di Agenzie. Quindi: nessuna riduzione, nessuna razionalizzazione della macchina amministrativa, maggiori costi, dirigenti che aumentano ancora di più e che, a questo punto, diventeranno quasi 100. Giustificazione: la stessa detta per la consulenza Deloitte: intanto spendiamo di più, ma poi i risparmi li faremo, forse, con i prepensionamentl.

Standing ovation: i partiti al governo tacciono, facendo come al solito moralismo in casa d’altri ma non dando nessun buon esempio, e i giornali evitano di mettere in imbarazzo Rossi con alcune domande: quanto di ciò che era stato promesso nel Piano, su questo punto, è stato attuato? Quanto è stato risparmiato finora? È accettabile promettere riduzioni nel numero dei dirigenti e fare il contrario? È morale predicare l’austerità, dire che non ci sono più soldi e riempirsi di persone di propria fiducia col denaro dei contribuenti? In Provincia, prima di questa manovra, c’erano 23 dirigenti con incarichi speciali: è normale farli diventare 30 per far salire altre 7 persone?

Per rispondere alle critiche, Rossi parla di un progetto di riforma della dirigenza, facendo capire che il problema non è l’ingordigia di poltrone di PATT-UPT-PD, ma delle leggi romane o trentine. Questa è una battuta divertente, perché Rossi è anche assessore al personale e quindi, più che annunciare riforme, dovrebbe realizzarle. Dovrebbe anche spiegare alcuni aspetti che vanno oltre gli slogan, come ad esempio il perché non ha, come detto, riportato indietro nessuno dei dirigenti generali della vecchia Giunta, quando poteva benissimo farlo. Oppure come pensa di avere tutti dirigenti fiduciari e nominati ed avere una pubblica amministrazione provinciale imparziale, al servizio dei cittadini.

Sono una persona che ha contatti quotidiani con la Provincia e vede cosa funziona e cosa no: sono stufa di sentirmi dire che non ci sono soldi per il rinnovo dei contratti, che dobbiamo tagliare sull’assistenza. che tutto deve diventare a pagamento, che tutto, dagli asili ai trasporti, è un lusso che non possiamo più permetterci, che la festa è finita: i soldi non ci saranno mai se non smetteremo di sprecare in questo modo. Chi affiderebbe 4.5 miliardi e mezzo di euro all’anno dei suoi soldi a persone che amministrano la cosa pubblica in questo modo, dicendo che in fondo sono solo 250.000 euro all’anno in più?

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