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Maso Sentinella non si arrende. Una storia d’amore fra soldi, natura e ribellione.

Amore e ambiente. Giovanni Armani, Fronte Retro, 2014, pp. 208, euro 14.

Maso Sentinella non si arrende. Una storia d’amore fra soldi, natura e ribellione.

Tessuto all’interno di una storia d’amore semplice ma intensa, l’ultimo romanzo di Giovanni Armani ci permette di sintetizzare la storia del Trentino (e delle Alpi intere) dal dopoguerra ad oggi.

Un po’ ovunque gli anni Cinquanta furono anni di stenti e di emigrazione, ma si intravvedevano i segni che avrebbero portato le popolazioni delle vallate ad una ripresa economica e sociale, a uno sviluppo che avrebbe offerto garanzie di lavoro e fiducia nel futuro.

Si trattava di gettare alle spalle i ricordi di una guerra feroce, dei campi di concentramento, di una guerra civile aspra. E c’era voglia di ricominciare: in montagna partendo dalla terra, nelle città grazie allo sviluppo industriale.

Alcune valli del Trentino hanno vissuto anche l’opportunità del turismo. Coinvolte da una diffusa ubriacatura sociale, intere comunità misero sul mercato proprietà, prati e boschi. La media borghesia che si andava affermando acquistava, mentre le amministrazioni pubbliche favorivano lo sviluppo delle seconde case, sollecitando una viabilità veloce, investendo sullo sci e su un turismo mordi e fuggi.

In pochi decenni, un po’ ovunque, si è eroso il paesaggio e i paesi di montagna sono stati trasformati in nuclei che riprendevano abitudini e dinamiche sociali tipiche del vivere cittadino. In alcune località i pochi allevatori che resistevano con la stalla in paese venivano ridicolizzati; quando andava bene li si considerava dei tipi originali, utilizzati quasi come cartoline ricordo di un passato che si andava esaurendo. Comunque infastidivano, perché le stalle puzzavano e le mucche all’abbeverata lasciavano le strade sporche; perfino le campane delle chiese disturbavano il sonno dei turisti.

Il turismo è diventato un totem inattaccabile. Decenni di cultura basata sul mito del fare soldi, e in fretta, ha portato gli abitanti a diventare servi degli ospiti, servi in casa propria, inchinandosi ai “siores”.

Mentre avveniva questa definitiva trasformazione antropologica del montanaro, in una località trentina una famiglia andava controcorrente: ha mantenuto stalla e maso, per decenni ha affondato le mani nella terra, ha sofferto la predazione del territorio, ma ha resistito. Facendo della resistenza un motivo di orgoglio, portando la semplicità nelle aule del Consiglio Comunale, mettendo all’angolo i poteri forti che provavano a cancellare conoscenze, cultura e valori.

Nel suo libro Giovanni Armani racconta la storia di una famiglia ricca di orgoglio, di passione, libera, capace di un amore rivolto non solo alle persone, ma anche alla terra e alla montagna.

È una storia che possiamo leggere in Val Rendena, ma anche a Folgaria o in Fassa, la storia di un turismo e di una politica - provinciale e comunale - che non ha saputo rispettare le risorse del territorio, i beni comuni, e che ha fatto perdere al Trentino la capacità di coltivare una sua specifica identità. I resistenti sono stati troppo pochi, isolati e per lo più costretti alla resa.

Ma qualcuno, in un suo maso e accanto alla sua stalla, è rimasto come una sentinella, capace di osservare prima e raccontare poi, e permettere ancora oggi, grazie al suo lavoro, di avere fiducia, speranza, di ritrovare energie per essere protagonisti nell’indirizzare il futuro. Così come avvenne nell’immediato dopoguerra.