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Scrivi PiRuBi, leggi Autonomia

Quando, nel 2012, abbiamo ricominciato a parlare di autostrada PiRuBi\Valdastico su queste pagine - segnalando anche i pericoli per l’autonomia trentina - siamo incappati in una incredulità generale. Ci dicevano che non c’era da preoccuparsi, che era la solita falsa partenza di un progetto che entra ed esce dai cassetti fin dagli anni ‘70. Oggi invece un po’ tutti cominciano a prender atto che non siamo dei visionari ma semmai delle Cassandre, dato che la Società autostradale Serenissima, presieduta dal sindaco leghista di Verona Tosi, esibisce, come spieghiamo nel servizio Movimenti sulla Valdastico, un rapporto privilegiato con gli uffici ministeriali competenti a Roma (non più ladrona, evidentemente!) e con lo stesso ministro ciellino Lupi.

Tosi ha ripetuto la sua minaccia durante un comizio elettorale anche a Rovereto: “Entro giugno 2015 dobbiamo avere l’approvazione, da parte del Consiglio del Ministri e del CIPE, del tragitto fino a Besenello per poter proseguire con l’opera... con o senza il via libera dei trentini”. E peraltro anche nell’ultimo annuncio di Renzi, sul provvedimento “Sblocca Italia”, si possono intravvedere possibili blitz centralistici, grazie a “norme ad hoc per superare i vincoli, e sbloccare gli interventi fermi da 30 o 40 anni”.

Il tema va ben oltre la Valdastico. Infatti, se pur ci sono dei pronunciamenti espliciti e recenti della Corte Costituzionale a ribadire che, causa l’Autonomia speciale, l’attraversamento del Trentino richiede necessariamente l’intesa con la PAT, oggi si sta rimettendo in discussione tutto, a partire dalla stessa Autonomia, sempre più spesso vissuta con fastidio dai vicini leghisti e dai governi, al punto che le ipotesi di un suo sfondamento cominciano a essere realistiche.

Ed è proprio il caso della Valdastico a offrire il destro per una campagna distruttiva contro l’Autonomia, tratteggiata come particolaristica e contraria agli interessi generali; e una volta aperto il varco, non mancherebbe chi vorrebbe allargarlo a tutto il resto, per provare a ridurre il Trentino a un’appendice di Venezia o di Milano.

Perché oggi il dilemma di fondo è brutale: appurato che ormai le “specificità storiche” sono impallidite, l’Autonomia costituisce un esempio virtuoso, il famoso “laboratorio”, oppure un anacronistico privilegio?

L’argomento dovrebbe interessare chi in questi tempi sta intrecciando sulle pagine dei quotidiani un dibattito sulla costituzione di un partito territoriale trentino, occupandosi di contenitori senza mai toccare i contenuti. La Valdastico sarebbe una vera cartina di tornasole per andare a vedere cosa si intende per partito territoriale, e per spiegare come (e perché) lo si vorrebbe realizzare. Infatti c’è chi della Valdastico parla come di un conflitto fra l’economia veneta e quella trentina, e chi, come noi, è sempre partito dai danni ambientali per denunciarne l’assurdità economica, la logica puramente speculativa per la quale, pur di ottenere un rinnovo senza gara della concessione per la Brescia-Padova, si costruisce un’opera programmaticamente in perdita economica (lo rivela anche il Piano finanziario della Serenissima), il cui costo sarà poi fatto gravare sulla produttività delle imprese che usano tutta la rete della Serenissima, trasferendolo sull’incremento generalizzato dei pedaggi. Una cosa è presentare i trentini come “unti del signore” dell’autonomia, come titolari di un diritto storico che non si tocca e basta (e gli storici sanno bene come finiscono i diritti “storici”: vedi il Principato Vescovile). Cosa opposta è usare l’Autonomia per difendere un’altra concezione dell’economia, non speculativa, proiettata verso il futuro e non ancorata a un passato in cui l’ambiente è un bene sacrificabile alla rendita di cricche finanziarie ormai non più produttrici di sviluppo ma sottosviluppo, disoccupazione, peggioramento delle condizioni di vita, in Trentino come in Veneto.

Il tema della Valdastico cadrebbe a pennello per mostrare un volto dell’autonomia trentina in grado di indicare una nuova via per tutti, a iniziare dal tema dei trasporti, interfacciandosi su esso con l’Austria, che a suo tempo tentò di privilegiare il trasporto ferroviario penalizzando quello su gomma, trovandosi attaccata ed isolata, con il Trentino silente, come se la cosa non lo riguardasse, oppure ringhioso nella miope difesa dei propri autotrasportatori. Un’Autonomia che invece propugnasse un nuovo modello di sviluppo attento alle vere ricadute economico-sociali, alla green-economy, potrebbe essere una bandiera anche per quei veneti e lombardi che in sempre maggior numero percepiscono la fine di un ciclo di sviluppo anche in casa propria.

Una siffatta visione proporrebbe una politica trentina ancorata al territorio e proprio per questo propositiva nel dibattito nazionale ed europeo (tale è il tema dei trasporti attraverso le Alpi), in una prospettiva ben diversa dalle elucubrazioni sul partito territoriale figlio di piccole concorrenze fra spezzoni di ceto politico più o meno urbano, o più o meno folkloristico.