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L’arresto di Corrado Clini interessa anche noi

Clini

È stato clamoroso l’arresto dell’ex ministro all’ambiente del governo Monti, Corrado Clini, l’uomo che per quasi trent’anni ha dominato le scelte politiche ambientali italiane. Il verde Angelo Bonelli, profeta inascoltato, lo aveva ben definito “un efficiente ministro dell’industria”. Proveniva da una storia legata al Partito Socialista (fine anni ‘70, Venezia), area Gianni De Michelis. Nuclearista convinto, sostenitore degli inceneritori, delle varie TAV e grandi opere, per favorire la FIAT e distruggere l’industria automobilistica italiana ha fatto ritardare l’introduzione delle marmitte catalitiche, del passaggio delle grandi navi nei canali di Venezia, ed era già stato intercettato anche sull’ILVA di Taranto. “Ci pensa il nostro amico Corrado, è un uomo nostro” si dicevano al telefono i dirigenti dell’industria che ha distrutto una città. Ed ha osteggiato tutti i ministri di centro- sinistra che si sono succeduti dal 1990 in poi, oltre ad essere stato l’artefice del “programma ambientale” di Forza Italia nel 1994.

Ma perché la cosa interessa anche noi trentini? Perché per anni ha tenuto ferma la ratifica del protocollo sui trasporti della Convenzione delle Alpi, ed ultimamente, non potendo più farlo, ha non tanto indirettamente suggerito alla Lega il modo di rendere innocuo il protocollo con un emendamento che di fatto permette la costruzione delle autostrade di Alemagna e della Valdastico. E nel 2007 aveva finanziato uno studio di fattibilità (costato 721.000 euro pubblici) di una società italiana, “Eurafrica”, zero dipendenti, attiva però nel traffico d’armi (30 milioni di euro). Scoperto da padre Alex Zanotelli e dall’allora ministro Pecoraro Scanio, definì il missionario trentino “benefattore di professione che vive sulla miseria dei disperati”.

E sul parco dello Stelvio, mentre da anni sono scaduti i consigli di gestione dei tre settori e Trento, Bolzano e Lombardia avevano indicato i nominativi per riattivarli, ha tenuto tutto fermo con il preciso scopo di avallare l’operazione SVP, cioè lo smembramento del parco nazionale.

Possibile che ci sia voluto tanto per smascherare il personaggio, a quanto sembra dedito da tempo a trasferire soldi pubblici in Svizzera e in altri paradisi fiscali? E perché la stampa nazionale, oggi inclemente contro il direttore generale dell’Ambiente, per anni è rimasta spettatrice silenziosa?

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