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Il culo è moderno?

Il sentimento prevalente è il fastidio, la stanchezza nel vedere l’ennesima replica di un dibattito che si ripete, sempre uguale, ormai da decenni, e di cui il caso più celebre, in ambito locale, fu il manifesto “licenzioso” con cui, nel 1997, Milo Manara pubblicizzava il Filmfestival della montagna di Trento.

Stavolta si tratta di “una bionda in mutande al rifugio Des Alpes”, postata sulla pagina Facebook dell’Associazione Rifugi del Trentino con la didascalia “I rifugi del Trentino offrono panorami mozzafiato”. Subito il pidino Mattia Civico protesta contro “l’ennesima mercificazione del corpo femminile”, e in linea generale ha certamente ragione, solo che questa arcigna accusa produce il solito, inconcludente muro contro muro, le prevedibili repliche che si moltiplicano nei commenti che appaiono sulla rete: “Che moralisti questi trentini!”; “Flash simpatico ed efficace contro i musoni e pedanti esegeti del politically correct”. “Solo in Trentino ci si può scandalizzare per così poco”.

Replica alla replica: “Non è una questione di moralismo ma di banalità”. “Mi domando, con tutto il porno a disposizione, se vi sia ancora necessità di fare pubblicità in questo modo”.

Il discorso si avvia nella direzione giusta quando i sostenitori della ragazza in mutande precisano che quella foto non è stata preparata, è uno scatto occasionale. Infatti, per chi non lo sapesse, “esistono alcuni rifugi, tra cui questo dove è stata scattata la foto, dove il dopo sci è animato da queste ragazze”.

“Impossibile non notarle: - leggiamo sull’Adige - sono belle, ballano bene, e soprattutto se ne stanno con grande indifferenza seminude mentre la temperatura scende sottozero. Le chiamano cubiste delle nevi, o più semplicemente ‘go go girls’ e fanno impazzire gli sciatori che affollano i comprensori sciistici... Musica a palla, alcolici in quantità e ragazze che si dimenano: è questa l’essenza degli après ski, un altro fenomeno di massa che negli ultimi anni ha invaso le località sciistiche alpine, e che è legato all’esigenza di cercare il divertimento a tutti i costi: questi ritrovi in quota oppure a valle, con la gente che balla in scarponi da sci fino allo sfinimento, sono ormai estremamente diffusi”.

Ideologa del nuovo corso sembra essere Virna Pierobon, responsabile della comunicazione dell’Associazione Rifugi del Trentino, che in un intervento serioso quanto criptico, così promuove lo “svecchiamento” dei rifugi: “Apertura mentale, flessibilità, animo fanciullesco, assenza di pregiudizio, soprattutto pensiero creativo, diventano rarefatti quando si sale in quota? Quanto manca l’ossigeno o solo l’ironia, a questo nostro tempo?” E un anonimo commenta: “Creatività? Beh, è vero, è molto raro trovare in Italia i culi per pubblicizzare qualcosa. Io ci avrei messo anche un SUV”.

“Quella ballerina - prosegue la Pierobon - l’ho ricevuta via Whatsapp da un amico albergatore di Canazei, che a sua volta l’aveva vista pubblicata sulla pagina Facebook di un operatore turistico danese. Un soggetto che ogni inverno porta migliaia di turisti sulle Dolomiti e li porta anche nella voliera piena di ballerine del rifugio Des Alpes, al Col Rodella, dove è nata quell’unica immagine così come è stata scattata. Sono donne che scelgono la montagna per privarsi di tutto, anche della loro intimità, ma testimonial perfette dell’abnegazione, della volontà, della capacità di sfidare ogni salita. Quell’immagine, voleva solo ironizzare sul lato B del nostro mondo, l’essere rifugio anche di questo, cogliere la reazione, al nostro imponderabile cambio di rotta...” e avanti così per un pezzo, con qualche spericolato tentativo di “prosa d’arte”.

Mi è tornata alla memoria una lunghissima scarpinata di una vacanza giovanile sulle montagne friulane, che approdò in un modesto rifugio in territorio austriaco, dove una rustica cena con wurstel e crauti, una notte gelida su una scomoda branda e un risveglio con i jeans irrigiditi dal freddo mi lasciarono una magica, incancellabile sensazione di avventura. Certo, la montagna può e deve essere più confortevole; e forse è inevitabile che sempre più assomigli a Rimini o a Ibiza, con lo sballo, la lap dance e il fracasso. Perché sono i “numeri” che contano.

Ma che peccato!

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