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La malga

Come Andrea Delmonego ha reinventato ecologicamente l’attività secolare di Malga Riondera (Ala)

Andrea Delmonego si è laureato nel 1984 in Scienze Forestali a Padova. All’inizio, con altri due soci, ha messo in piedi uno studio tecnico che ha fatto lavori in tutt’Italia e all’estero. Finisce anche in Libia, dove gli erano stati commissionati studi sul terreno e le possibilità di irrigazione. Passa un anno in Cile, sulla cordigliera andina, ad assistere la comunità Mapuche, grazie ad un progetto di cooperazione internazionale per lo sviluppo di attività di apicoltura e orticoltura. Poi negli anni Novanta torna al paese nativo di Ala, comincia ad insegnare “principi di ecologia, geopedologia ed estimo” prima in un Istituto tecnico agrario di Verona, poi a Rovereto, e prende un po’ alla volta in mano lui la malga di famiglia: Malga Riondera a 800 metri d’altezza, distesa con i suoi 5 ettari di pascolo e 90 di bosco in una conca sospesa come un balcone naturale sulla valle dell’Adige, a metà della strada che da Sdruzzinà (subito a sud di Ala) porta all’altipiano dei Lessini.

Di Malga Riondera si parla la prima volta in un documento del 1748, per la necessità di risistemare un tetto già in cattivo stato. Apparteneva allora alla Comunità di Ala, come tutte le altre malghe dei Lessini trentini, sorte in genere nel XVII secolo nel corso di una fase di colonizzazione di terre alte fino a quel momento rimaste inutilizzate. Ma nel 1817 il Comune di Ala vende Malga Riondera alla famiglia Burani per sgravarsi dei debiti accumulati a causa delle spese appioppategli per far fronte ai continui passaggi di eserciti durante le guerre napoleoniche. E così la malga arriva, dalla linea materna, alla famiglia di Andrea. Prima degli anni ‘80 a Riondera viveva un contadino con un allevamento permanente di vacche e produzione di burro e formaggio, poi era diventata una malga di passaggio con due sfalci di fieno all’anno ed un carico di bestiame in tempo di post-alpeggio, da ottobre fino ai primi freddi (cosa che avviene ancor oggi).

Andrea introduce un po’ alla volta la produzione di un ottimo miele - che ottiene due volte l’attestato provinciale di eccellenza - la coltivazione naturale di ortaggi da montagna (verze, cavoli, fagioli, patate, porri, insalate), di noci, di piccoli frutti, e l’allevamento di galline per la produzione di uova, che vende direttamente e tramite i quali rifornisce sia gruppi d’acquisto solidale (GAS), che gli ospiti dell’agritur che ha messo in piedi nella malga. L’ospitalità comincia un po’ alla buona nel 1986, ma nel 2007 ristruttura, secondo i principi della bioedilizia, l’antico ed intatto rustico caratterizzato dal tipico tetto in pietra dei Lessini, ricavandone 14-17 posti letto. Sono stanze che si aprono direttamente sui prati e boschi di Riondera, conservando intatto lo spirito magico ed essenziale dell’edificio storico. Andrea promuove il suo agritur in rete, puntando sui circuiti del turismo eco-compatibile, e un po’ alla volta si costruisce una clientela internazionale. Organizza itinerari ambientali e storici nei dintorni, propone corsi di varia natura spesso in collaborazione con l’associazione di ispirazione buddista Universal Education, e Riondera entra nel circuito delle fattorie didattiche, dove i ragazzi possono fare esperienza diretta dei lavori agricoli.

Negli ultimi anni l’attività ricettiva si sta ampliando grazie all’acquisizione e ristrutturazione anche dell’unico altro edificio della conca, la casetta che sta dall’altra parte della strada, di fronte al prato, e nel 2011, laureatasi in scienze naturali a Ferrara, arriva a supportare il padre nella gestione delle attività anche la figlia Alice, continuando e proiettando nel futuro la tradizione familiare che dura da due secoli.

A Malga Riondera Andrea ha sempre fatto tutto il possibile per limitare al minimo l’impatto ambientale: ci sono pannelli solari per l’acqua calda e quelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, si ricicla ogni cosa, e si calcola l’emissione di CO2 prodotta dalle attività. Malga Riondera compensa poi queste inevitabili emissioni dedicando una parte corrispondente degli utili al progetto OTONGA (http://www.bioforest.it), che si prefigge di acquisire, tramite finanziamenti internazionali, parti sempre più ampie di foresta primaria in Ecuador, per salvaguardarla sottraendola in questo modo a speculazioni economiche che la distruggerebbero. Malga Riondera dà così il suo contributo concreto ed esemplare ad una attività umana a “impatto zero”.

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