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Dopo Daniza

Quanto ha pesato e peserà sull’immagine del Trentino la figuraccia sull’orsa? E non è tutta una politica ambientale da rivedere, dalla caccia sconsiderata alla motorizzazione di Parchi e sentieri?

Quale è stato il senso del ciclone mediatico sul caso Daniza? Quanto è stato capito a Piazza Dante? E che conseguenze può avere?

Questi secondo noi gli attuali interrogativi di fondo, ben oltre le pittoresche manifestazioni delle varie ali dell’animalismo, e la stessa sorte dei due orsetti orfani.

Il tema infatti ci sembra importante, anzi decisivo, in quanto va a incidere su due punti fondamentali: innanzitutto la politica ambientale della nostra provincia, e collegata, la stessa immagine del Trentino.

Il punto è che il Trentino, soprattutto in Italia, ma anche all’estero, “gode di un’ottima immagine, come testimoniato dalle ricerche Nielsen (società leader nelle ricerche di mercato ndr) ci conferma il presidente dell’Associazione Albergatori (ASAT) Luca Libardi. “La percezione complessiva è di un buon livello di naturalità e capacità di gestione del territorio, anche perché gran parte del resto d’Italia soffre da questo punto di vista - aggiunge il presidente della SAT Claudio Bassetti - Per questo si viene in Trentino perché si è quasi certi di trovare un territorio, se non integro, ancora decisamente attrattivo.”

E questa immagine, come ben dovrebbe sapere la stessa Provincia, che attraverso Trentino Marketing spende milioni per alimentarla, è importantissima per il turismo, ma non solo; anche per la nascente filiera dell’industria ecosostenibile a iniziare da quella del legno; e in genere per tutte le attività e per la stessa Autonomia, che sotto attacco per lo svanire delle ragioni storiche, può sempre rivendicare la capacità di gestire, meglio, il territorio. “I trentini? Gente seria, si vede da come tengono al loro ambiente” è un pregiudizio - questa volta positivo - che si sente spesso ripetere.

Insomma, l’immagine di naturalità della nostra provincia costituisce un consistente capitale. Non è che l’attuale amministrazione, poco sensibile al tema ambientale come peraltro la precedente a guida Dellai, rischi di dissipare questo autentico patrimonio?

Luca Libardi

Infatti altri provvedimenti si aggiungono al caso Daniza, forse meno eclatanti, ma altrettanto significativi. Nel numero scorso abbiamo scritto delle aperture a fuoristrada e motoslitte delle strade del Parco Adamello Brenta ai cacciatori, la strisciante liberalizzazione ai motori delle strade di montagna, e le promesse dell’ormai tristemente noto assessore Michele Dallapiccola su prossime aperture di strade forestali e sentieri a moto da cross ed enduro. Ma Dallapiccola (e la Giunta Rossi) non si sono fermati qui. Come denunciato in una mozione del consigliere provinciale dei 5 Stelle Filippo Degasperi, con una delibera del 7 settembre la Giunta Rossi-Dallapiccola ha eliminato la fascia di rispetto di 200 metri attorno alle (già di per sé discutibili) mangiatoie per animali selvatici, entro la quale era interdetta la caccia. Cosicchè ora il (sedicente) cacciatore può arrivare in macchina alla mangiatoia, e dal sedile può comodamente aspettare e impallinare il cervo che viene lì a cibarsi: un’idea degradata non solo della natura, ma anche della caccia stessa.

In questa serie di strappi, piccoli e grandi, dall’uccisione/no, cattura/sfiga, uccisione dell’orsa, agli sfregi ai sentieri e ai Parchi, è rinvenibile una drammatica indifferenza verso il patrimonio naturale da parte di un’amministrazione evidentemente insensibile.

Eppure ci sono studi, progetti, nati all’interno delle stesse istituzioni provinciali, che predicano il contrario. Leggiamo infatti dalla presentazione del progetto Turnat (turismo naturale) della Trento School of Managment: “La relazione tra patrimonio naturale e culturale di un territorio e la sua competitività come destinazione turistica è stata provata da teoria e pratica. Relazione di dipendenza che risulta ancora più evidente quando quel patrimonio è l’asset di punta di una destinazione come nel caso del Trentino.” Non basta: “è importante riflettere sul rapporto tra il patrimonio naturale e culturale e quello economico, ma ancora di più è importante riflettere sullo sviluppo (anche turistico) che si vuole perseguire nel futuro.

La naturalità del Trentino: propaganda o realtà?

Bei discorsi. Ma come si calano nella pratica? E quell’immagine di naturalità del nostro territorio che abbiamo prima registrata, quanto è realistica?

“In effetti stiamo facendo una ricerca proprio sulla percezione del paesaggio trentino - ci risponde Gianluca Cepollaro, che alla TSM è vicedirettore della Scuola per il governo del Territorio e del Paesaggio - Non abbiamo ancora i dati, comunque è molto probabile uno scarto tra la percezione della naturalità del Trentino, e la sua realtà, in seguito alle opere di trasformazione.”

“Bisogna capire cosa si intende per naturalità - ci risponde Annibale Salsa, antropologo, già Presidente del CAI, e presente in questi anni in varie istituzioni trentine, dal Parco Adamello-Brenta alla stessa TSM - Ci sono due modi, uno come natura selvaggia, wilderness, che si impadronisce di spazi, prati, perché l’uomo li ha abbandonati; l’altro come paesaggio curato, natura gestita, non lasciata a se stessa, in cui l’uomo continua a vivere. Io penso che questa seconda sia l’interpretazione corretta, e il Trentino ha saputo meglio di altre regioni coniugare questo rapporto tra uomo e natura. E questo vale anche per la motorizzazione in montagna: il territorio per gestirlo bisogna viverlo, bisogna renderlo accessibile ai residenti, rendere possibili attività come il taglio della legna, l’apicoltura, il rifornimento delle malghe. Quindi i divieti assoluti ci fanno cadere nell’idealizzazione, nel romanticismo; ma d’altra parte l’uso dei mezzi tipo moto sui sentieri da parte dei turisti è inaccettabile, già la bici pone dei problemi, delle moto non se ne parla proprio, la montagna non può essere tramutata in un campo da gioco, in un luna park. Il fatto che in Lombardia questi accessi siano permessi, è gravissimo, siamo fuori da ogni limite.”

Libardi, da albergatore, pone alcuni paletti: “Non ho letto nel dettaglio le proposte di Dallapiccola, mi sembra difficile pensare che possa autorizzare le moto a scorazzare su qualsiasi sentiero, quando oggi ci troviamo di fronte a comportamenti spesso inadeguati anche da parte di chi usa mezzi come le mountain bike. Ora, l’uso delle motoslitte per i ristoranti in quota, mi sembra più che legittimo, non vedo invece come l’assessore possa autorizzare orde di moto o motoslitte, se fosse così noi saremmo assolutamente contrari.”

La SAT a sua volta, dà una lettura complessiva, e severa, di questa serie di interventi: “Sono tra loro scollegati, presi da entità diverse, ma collegati da una comune caduta di sensibilità, di capacità di gestione del territorio, come pure di attenzione all’immagine che si dà. Perché in questi frangenti l’Autonomia non sta proprio dando l’idea di saper gestire il territorio, purtroppo la vediamo appiattirsi sui peggiori esempi limitrofi (evidente accenno alla Lombardia ndr). Sono le sue stesse ragioni a svanire, e non a caso viene duramente attaccata proprio su questo, e non senza motivo, se fa passare il concetto che in Trentino si può andare a cacciare in motoslitta e che i sentieri sono motorizzati.”

I professionisti della paura

Claudio Bassetti

È in questo contesto che si è inserito il caso Daniza. Un esempio di gestione svogliata di un progetto dapprima sfruttato fino all’osso come testimonial del Trentino naturalista, poi lasciato in balia dei soliti professionisti della paura - i leghisti - a cui addirittura si è finiti a rimorchio. Con quale danno d’immagine?

“Per quello che abbiamo potuto rilevare l’impatto è stato praticamente nullo, chi conosce il Trentino sa quanto ci stia a cuore l’ambiente, anzi ho potuto percepire fastidio dei nostri ospiti per questi attacchi, in gran parte ingiustificati, al Trentino, dovuto alla necessità di visibilità di alcune associazioni, o gli attacchi all’Autonomia. E trovo del tutto fuori luogo gli inviti al boicottaggio della nostra stagione turistica. Comunque, al di là del rammarico per questo incidente, se siamo riusciti ad avere, con il progetto Life Ursus, una cinquantina di orsi vuol dire che il nostro territorio ha un’effettiva naturalità. E penso che oggi trovare un equilibrio tra gli orsi e l’uomo sul nostro territorio, è una sfida interessante.”

Annibale Salsa

Entra nel merito di quest’ultimo problema, con il suo punto di vista, Annibale Salsa: “Nel Trentino occidentale, più o meno l’Adamello Brenta, Rendena, Tovel, l’orso non si è mai estinto, pur ridotto a una presenza sparuta, 3 esemplari; quindi c’è stato un rinsanguamento, che per anni ha rappresentato un momento di identificazione del territorio, dunvalore aggiunto, come in Val d’Aosta lo stambecco. I problemi cominciano a nascere quando da pochi esemplari, che nessuno riusciva a vedere se non pochi boscaioli, si è passati a un certo numero, ponendo prevedibili problemi di convivenza.

Questi temi però, la natura, i predatori, non vanno affrontati in maniera ideologica, emotiva, viscerale, occorre deideoligizzare, e gestire il territorio. Perché il conflitto storico tra predatori e allevatori non si risolve né eliminando i primi, né lasciando fare la natura in modo che la loro presenza si moltiplichi in maniera incontrollata. La presenza dell’uomo in montagna va garantita, e così la pastorizia, l’agricoltura, l’apicoltura, attività di cui c’è stato in questi ultimi anni una ripresa, ad opera soprattutto di giovani, e non si deve assolutamente tornare all’abbandono. Il problema è quindi capire quale è la capacità di carico del Trentino, che non è la Slovenia, dove c’è una scarsa presenza dell’uomo. E non dimentichiamo che in Svizzera e in Austria, se un predatore uccide più di un certo numero di capi, ad esempio venti, si passa all’abbattimento”.

Però la capacità di carico non dipende dall’aspetto culturale, dall’in­formazione?

“Certo, c’è l’immaginario, oltre al conflitto uomo residente/predatori che è stato sempre economico; c’è l’immaginario della paura, che poi per il lupo, ancestralmente dipinto come mitico essere cattivo, è ancor più forte.”

A dire il vero siamo in presenza di attivissimi imprenditori della paura.

“Si parte sempre da una paura ancestrale, per questo è un cambiamento culturale che è necessario.”

Con Claudio Bassetti torniamo ai contraccolpi dell’uccisione di Daniza sull’immagine del Trentino. “Non minimizziamo, il contraccolpo c’è stato. Sia per effetto di una comunicazione pessima, sia per le pulsioni emotive innescate; e in effetti le voci più razionali, capaci di argomentare, sono state sovrastate dal clamore in entrambi i campi, arrivando a eccessi fuori dalla realtà, ho letto su Internet del Trentino accusato di ammazzare gli orsi e farne banchetti. E queste sono cose che danneggiano.

I cuccioli orfani

Mi dispiace quindi per l’informazione del tutto inadeguata, eppure nel progetto stesso, c’erano le linee su come comportarsi in casi del genere, un finto attacco di un’orsa problematica, che in quel caso non si è nemmeno comportata da problematica. Purtroppo nella polemica è mancato il riconoscimento di quanto sia stato coraggioso il progetto di reintroduzione-rinsanguamento dell’orso; è apparso il contrario, il territorio che si era dimostrato capace di dare un habitat all’orso, è visto come il posto dove si fanno fuori gli orsi. Il fatto è che l’habitat esiste, ma l’accettazione sociale dell’orso è andata diminuendo, perché è mancata l’opera di informazione e l’insieme di misure che avrebbero dovuto ridurre i conflitti al minimo. E così, se non c’è accettazione, e invece una sollevazione attizzata spesso strumentalmente, il progetto fallisce. Noi come Sat stiamo facendo corsi di formazione sulla convivenza con i grandi carnivori, perchè ora, arrivati spontaneamente, ci sono anche i lupi e la lince, e non vorremmo che si ricadesse nel circuito negativo che abbiamo testè visto.”

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In altri numeri:
L’orso rinnegato
Uno sparo elettorale

Commenti (6)

Trentino carlonike@gmail.com

per Susytambu, dimentichi che il Trentino è quello che ha reintrodotto gli orsi! uno è morto nel tentativo di cattura, ne restano una cinquantina e sono un problema da non sottovalutare.

Trentino macchiato Susytambu

Ogni sforzo possano fare non riporterà la storia indietro. Il Trentino agli occhi del mondo non sarà più lo stesso.

Daniza melaverde

Dei cuccioli non di sa nulla, e nulla ti diranno.i cuccioli non ci sono più, con la gioia dei politici,fungaioli bracconieri e cacciatori e tutti i trentini che nulla hanno fatto SIS x Da niza e i piccoli.boicottare il trentino e mai più in quel paese.

in rendena non vogliono orsi Corradino

PERCHÈ LA PAT, LA FORESTALE NON DANNO INFORMAZIONI SULLA FIGLIA DI DANIZA? É MORTA?
É STATO TROVATO UN LEMBO D'ORECCHIO ATTACCATO ALLA MARCA AURICOLARE?
PERCHÈ NON MOSTRANO FOTO?

in rendena non vogliono orsi Corradino

A me sembra molto inutile parlare e ciacciare tanto: in val rendena gli orsi non li vogliono e non li hanno mai voluti, come non vogliono lupi, linci, volpi o altri predatori.
Della fauna selvatica se ne strafregano quasi tutti, a parte per gli ungulati solo perché cacciabili!
Quindi piantiamola di fare discorsi campati in aria: in val rendena mangiano gatti e pure orsi, non c'entra nulla la mancanza di informazione: i trogloditi hai voglia a informarli! Ci vogliono generazioni intere per alfabetizzare quei trogoli e non crediate che i vostri discorsi, libri e convegni li cambino di una virgola! Quelli barbari sono e barbari rimarranno perchè non distingueranno mai la diversità del valore di una capra o di un orso...non vogliono evolvere né hanno intenzione di cambiare, aprirsi, mettersi in dubbio, riflettere, confrontarsi o cosette del genere! Ma ci siete mai stati con quella gente? Sono ottusi, cerebrolesi naturali, lobotomizzati che al posto del cervello hanno polenta e al posto del cuore hanno un fucile da caccia! Altro che lupara e siculi! Quelli sono molto peggio! Andate a conoscerli e non solo a sciare e vedrete che vi sembrerà di essere in un film genere horror ("Il cane di paglia?").
E non è, come dice Salsa che "l'animalismo è un fenomeno prettamente cittadino" ma piuttosto che qui tutto ciò che si muove è cibo! L'etica antispecista non sanno ancora che esiste, qui non è mai arrivata: del turismo han fatto entrare solo i soldi! Il resto non interessa affatto! Piantatela di fare discorsoni senza sapere che gente c'è davvero lassù!

silver

per quanto mi riguarda non andrò più in vacanza in trentino
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