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Daniza: non sono d’accordo

Lucio Maccani

Sono abbonato e sostenitore da anni di QT, ma gli articoli legati al progetto Life Ursus pubblicati sul numero di settembre li ho trovati davvero

fastidiosi. Anzitutto il modo in cui si è affrontato il tema: articoli a varie firme, interviste a personaggi e mail tutte assolutamente allineate a criticare, quando non a denigrare chiunque metta in discussione la bontà del progetto o la difesa senza se e senza ma della presenza del plantigrado nella nostra regione. Da una rivista come QT mi aspetto altri modi di affrontare le cose, dando spazio e voce anche a posizioni diverse. Nel merito, poi, qualche nota.

Anche io ho diversi amici che hanno visitato i parchi americani ma, a parte che di parchi si tratta e non di zone quasi suburbane come da noi, gli attacchi all’uomo ci sono e sono relativamente frequenti, tanto che in più d’uno è fatto divieto di campeggiare per i rischi che si corrono. L’informazione sui rischi e sul modo di comportarsi quando si incontra il plantigrado è importante, ma non è la soluzione del problema. Io e molti amici siamo bene a conoscenza dei consigli del caso, ma ci si consenta di aver ora comunque timore nel girare nei boschi con bimbi al seguito; qualcuno è davvero certo che nello scorrazzare finora abbastanza libero questi bimbi non arrivino alla distanza per cui l’orso si sente minacciato e ha diritto di reagire? O dobbiamo tenere a guinzaglio anche i figli?

Innumerevoli sono poi i casi di mucche, pecore e altri piccoli animali attaccati e sbranati in varie zone del Trentino. A parte i relativi problemi per i contadini che per e di questi animali vivono e a cui non basta essere (in grande ritardo) risarciti economicamente, secondo l’articolista si dovrebbero confinare questi animali in spazi angusti protetti da mura tipo carcere e non lasciarle più libere di brucare nei prati.

Ma questi non soffrirebbero come l’orso nelle stesse condizioni? E i cuccioli dei poveri animali uccisi dall’orso non hanno diritto alla stessa compassione dei due cuccioli dell’orso rimasti orfani?

Seccante è poi la forzata divisione fra chi sostiene la presenza degli orsi e chi vuole le motoslitte nei parchi; esistono tantissime persone come il sottoscritto che hanno a cuore la natura e sono contrari a tutti gli attacchi portati all’ambiente naturale sulla spinta di interessi di pochi impiantisti e costruttori, ma si permettono comunque di mettere in discussione la validità del progetto Life Ursus.

Evito proprio di commentare il suggerimento del presidente del WWF regionale secondo il quale tutti i frequentatori dei boschi del Trentino (oramai orsi ce ne sono ovunque) dovrebbero andare in giro con un “campanello attaccato” per fare fuggire il povero animale. Magari potremmo anche dotarci di qualche trombetta e i-pod con musica rock ad alto volume per rendere ancora migliore l’effetto e spaventare anche passerotti e scoiattoli e rendere perfetta la pace delle nostre montagne

Per essere propositivo (non come l’articolista, che vorrebbe multare chi va pacificamente a funghi o a fare due passi per aver disturbato un animale se per errore gli si avvicina) sarebbe così tremendo se si limitasse la presenza libera dell’orso in una zona grande, ma al contempo limitata (il parco Adamello-Brenta o altro che sia) dotando ogni orso di radiocollare? In quella zona, poi, chi volesse potrebbe fare (magari a pagamento) una bella passeggiata, consapevole di cosa può incontrare e di come si deve comportare in quel caso.

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In altri numeri:
L’orso rinnegato

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