Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

E dopo l’orsa, i conigli

L’Adige, 9 settembre, pag. 20: siamo in cronaca di Trento, ma si parla di Somalia, perché a lanciare l’allarme sulla tragica situazione di quel paese è una onlus trentina: una prolungata siccità, che ha prodotto una nuova carestia dopo quella che nel 2011 uccise 250.000 persone, si è aggiunta ora agli sfollati prodotti da una endemica guerra civile. Risultato: “A febbraio erano 2 milioni i somali affetti da insicurezza alimentare e 50.000 i bambini affetti da malnutrizione acuta”.

Foto tratte dal sito del consigliere Claudio Cia

Questa la notizia che occupa il taglio basso (definizione da Wikipedia: zona inferiore della pagina riservata a notizie minori). Già, perché la notizia importante (4/5 dello spazio) è quella relativa ai conigli che infestano da qualche tempo il cimitero di Trento e che rappresentano il nemico nell’ultima crociata del consigliere comunale Claudio Cia. Il dirigente dei Servizi Funerari li chiama “conigli esodati”, perché “dalle roste dell’Adige hanno sconfinato prima all’ex Michelin e poi, da lì sfrattati, sono approdati al camposanto. I coniglietti si erano avventurati nel cimitero già due o tre anni fa. Prima se ne stavano nella zona della ferrovia, poi hanno raggiunto i campi 9-10, dove sarà realizzato il tempio crematorio. Da quando ci abbiamo fatto una spianata, però, non hanno più posto per fare le tane” e hanno invaso il cimitero monumentale, dove “non sembrano fermarsi davanti a nulla ed ora nemmeno più davanti ai diversi tipi di fiori”, nel senso che “una volta sapevamo che i conigli mangiavano soprattutto un determinato tipo di fiori. Ora invece mangiano di tutto”.

I frequentatori del cimitero sembrano compatti nel protestare, lamentando l’inerzia del Comune (fa eccezione una signora, per la quale le bestiole “danno un senso di allegria e movimento”), il quale pure era stato sollecito a intervenire quando i conigli avevano infestato lo stadio Briamasco. “Viene normale chiedersi - annota il cronista - come mai lo stadio è stato subito messo in sicurezza dall’assalto dei conigli, mentre il cimitero continua da anni ad essere oggetto di banchetti luculliani dove i fiori dei parenti dei defunti vengono depredati”. Tanto che l’unico parziale rimedio sembra essere quello di omaggiare i defunti con fiori di plastica.

Eppure, quando il consigliere Cia, per denunciare pubblicamente la faccenda, aveva portato due conigli al sindaco, questo aveva promesso che l’inconveniente sarebbe stato risolto e che il ritardo era dovuto al fatto che “la situazione era complessa e richiedeva particolari attenzioni, che bisognava stabilire la tipologia dei conigli per predisporre appropriati e diversi tipi di intervento, che bisognava fare un’ordinanza e che tutto questo avrebbe richiesto mesi, coinvolti vari Enti quali Provincia, agricoltori, cacciatori...”. Questa almeno la testimonianza di Cia, latore dei conigli.

L’assessore ai Servizi funerari si difende ricordando che nei mesi scorsi era stato proposto di “noleggiare alcuni furetti per stanare i conigli e farli convergere nelle gabbiette”, ma l’idea si era rivelata impraticabile. E comunque la competenza su questo problema non spetta a lui. Quanto all’assessore all’Ambiente, si limita a tranquillizzare gli animalisti: certo, i conigli saranno allontanati, ma comunque sia non verranno uccisi.

Visto che l’amministrazione civile non fa nulla, un intervistato chiama in causa addirittura la Chiesa: “Dice sempre una parola su tutto ed è arrivato il momento che dica qualcosa anche su questa situazione... Che il vescovo o chi per lui si faccia portavoce di noi cittadini presso l’Amministrazione, visto che non veniamo ascoltati”.

Insomma, per qualche tempo ancora i conigli potrebbero restare padroni del campo, e un tale Sandro, sul sito dell’Adige, ne trae questa conclusione: “Na volta gh’era la nona che rosegava el cunèl, ades l’è l’ cunel che rosega la nona”. Ma no! - sembra rassicurarlo l’assessore Marchesi: “I conigli non vanno in profondità: si fermano a pochi centimetri mentre la bara è sepolta a un metro e mezzo”.