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L’impero asburgico

Il mosaico etnico asburgico alle radici della Grande Guerra. Marco Bellabarba. Bologna, Il Mulino 2014, pp. 244, € 18

Entrambi i miei genitori sono nati nel Trentino del secondo decennio del XX secolo, e sono venuti al mondo austriaci. È condizione comune per la mia generazione, quella degli anni Cinquanta: sempre stata italiana, ma con genitori nati in un’altra compagine statale non più esistente, l’Austria-Ungheria. Una condizione che dà - più di tanti discorsi - l’idea di cosa abbia voluto dire per il Trentino del ‘900 il mito e la realtà dell’impero austro-ungarico. Ciò nonostante noi a scuola abbiamo studiato soprattutto il Risorgimento italiano: la spedizione dei Mille, la breccia di Porta Pia ecc., ma pochissimo della realtà in cui erano nati i nostri genitori, e che ancora condizionava la realtà del Trentino in cui siamo vissuti, per la quale è stata costruita negli anni del fascismo una sorta di damnatio memoriae. Difatti pochissimi sono stati gli storici italiani che se ne sono occupati, giusto qualcuno specializzato nelle terre redente. Così la bibliografia italiana che ne tratta è ancor oggi abbastanza limitata - a fonte dell’importanza dell’argomento - e consta soprattutto di traduzioni di opere straniere. Solo negli ultimi anni la damnatio memoriae è andata in soffitta, e si è potuto sprigionare allora il fascino (vedi i libri di Magris) della storia di questa strana entità statale centro-europea, che a suo tempo ha profondamente segnato la storia e l’identità di tutto il continente, ma che dalla guerra è stata risucchiata in un buco-nero, da cui sono uscite le peggio cose dell’epoca successiva: il caporale Adolf Hitler proveniva da Braunau am Inn, nell’Alta Austria.

In questo nuovo flusso d’interesse per l’impero danubiano si colloca il nuovo manuale scritto dal professore di Storia Moderna dell’Università di Trento Marco Bellabarba “L’impero asburgico”, pensato - immaginiamo - per servire da introduzione all’argomento per i suoi studenti, ma utilissimo anche per il normale lettore che ha lo stesso problema, colmare la carenza di notizie lasciate sul campo dalla damnatio memoriae. Utile arricchimento della bibliografia italiana sul tema, perché Bellabarba condensa in un paio di centinaia di paginette lo stato dell’arte degli ultimi decenni di studi internazionali specializzati, sui quali il libro porta in coda un efficace elenco di “letture consigliate”.

Maria Teresa

L’opera di Bellabarba ha un focus preciso: l’illustrazione della storia del porsi, nei possedimenti asburgici, del problema etnico rappresentato dall’intreccio capillare delle ben 12 diverse nazionalità presenti nei suoi 26 milioni di abitanti d’inizio Ottocento (dediti ad una mezza dozzina di culti religiosi diversi), per i quali “la burocrazia asburgica forma il solo denominatore comune dell’estrema diversità politica austriaca”. Bellabarba non insegue nei secoli bui l’articolato formarsi dei possedimenti finiti nella mani della dinastia asburgica, ma inizia la sua esposizione dall’epoca del riformismo illuminato settecentesco di Maria Teresa e Giuseppe II, concentrandosi sul punto di vista di come l’impossibilità di comporre questo feudale guazzabuglio storico-etnico-amministrativo-sociale rende impossibile in quella parte d’Europa il vero consolidarsi di uno stato modernamente inteso, ed alla fine lo fa implodere. L’esposizione si concentra sulla storia costituzionale, cioè su come la politica asburgica prova continuamente a sperimentare articolazioni politico-istituzionali in cui i vari intrecci di questioni etniche e questioni sociali possano comporsi, facendo entrare stabilmente i vari popoli in conflitto fra loro nella compagine statale.

Il problema c’è fin dall’inizio. Mentre nell’Europa occidentale sono sorti già in epoca medioevale grandi stati territoriali, che hanno avuto secoli per consolidare l’eterogeneità feudale in più omogenee compagini politiche senza doversi confrontare con ideologie nazionali né con formalizzate procedure costituzionali, i sovrani dell’assolutismo illuminato asburgico sostanzialmente falliscono, nella seconda metà del Settecento, il tentativo di razionalizzare in forme statuali moderne la frammentazione dei loro possedimenti, che si rivoltano loro contro.

L’immagine con cui termina il primo capitolo, quella del sovrano più riformista del tempo, Giuseppe II (figlio ed erede di Maria Teresa), che muore nel suo letto viennese mentre le Fiandre asburgiche dichiarano la propria indipendenza e l’Ungheria insorge violentemente - con a capo la sua arcaica aristocrazia - contro il suo tentativo di imporre in tutti i territori una simile organizzazione amministrativa, un simile diritto, e il tedesco come lingua dello stato, è un po’ l’annuncio di quanto si narra di successivo nel resto del libro.

Gli Asburgo apprenderanno la lezione del fallimento di un riformismo ‘razionale’, alleandosi successivamente con tutte le tradizioni aristocratiche locali, e basando sul rapporto con la grande proprietà fondiaria i propri programmi di governo, tentando la via di una - a quel punto - lenta e graduale modernizzazione. Ma l’irrompere spurio delle ideologie nazionali (che mescolano idee di origine romantica con la difesa di vecchi privilegi sociali) farà impazzire la majonese: “Alla fine il conservatorismo ebbe il sopravvento” conclude Bellabarba. Ci penserà la prima moderna guerra di distruzione di massa a far collassare la compagine asburgica.

Non vi viene in mente niente? L’affresco della monarchia danubiana che traccia Bellabarba offre, alla fine, anche spunti di meditazione sul presente della costruzione europea. Historia non docet, ma...

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Commenti (1)

Grande impero Storiaeconomica

L'impero austo ungarico fu un impero impressionante con incredibile storia e grandi capacità... si mantenne tra i migliori stati europei per capacità fino al 1800 quando dopo la rivoluzione industriale non fu più in grado di competere al livello delle altre nazioni più avanzate... Qui è spiegato come andò il suo sviluppo economico, è molto interessante: http://www.infonotizia.it/leconomia-dellimpero-asburgico-nel-1800-riassunto-storia-economica/
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