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Gli ingordi

Come amaramente noto, più della metà degli ex consiglieri regionali che hanno diritto ad accedere ai vitalizi previsti dalla legge regionale 6/2012 hanno deciso di intraprendere la via del tribunale per evitare di restituire il malloppo. In decine hanno fatto sapere di essere pronti a tutto (o quasi) per tenersi i soldi, in ossequio al principio secondo cui, nei momenti di difficoltà, ognuno deve fare la sua parte.

E per assicurarsi il successo hanno coinvolto fior di costituzionalisti, tra cui l’ex ministro ed ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, applicando un secondo principio: quello per il quale nell’emergenza è meglio investire il denaro incassato che restituirlo alla comunità.

D’altronde lo smanioso Franz Pahl (Svp), presidente dell’associazione degli ex consiglieri, ne fa una questione di certezza del diritto: “Se l’abolizione di diritti acquisiti per legge diventasse prassi politica, nessun cittadino sarebbe più al sicuro da interventi sui suoi diritti sociali acquisiti”.

Nobile spirito istituzionale o becera ipocrisia? Quando si parla, in modo quasi sprezzante, di “diritti acquisiti”, difficile propendere per il primo.

Un’occhiata alla lista dei ricorrenti, e la sensazione viene corroborata. Sono molte, infatti, le vecchie glorie della politica regionale protagoniste di questa sordida storia di ex. Una storia che non coinvolge gelosi amanti, ma piuttosto cupidi protagonisti di una stagione politica evidentemente non ancora superata. Leggendo i loro nomi si fa un tuffo nel passato, tra dolci nostalgie e un malinconico senso di impotenza.

Non manca il pregiudicato Mario Malossini, che per i soldi ha sempre dimostrato di avere una certa passione. Né il devotissimo Pino Morandini, il quale ha attribuito la presentazione dei ricorsi da parte sua e degli ex colleghi alla “strumentalizzazione inaccettabile da parte di qualche nuovo politico” ed ha chiosato — citando liberamente Cesario di Arles — che “la ricchezza non può fare del male a un uomo buono, perché la dona con misericordia, così come non può aiutare un uomo cattivo, finché la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione”.

Amen.

C’è poi una pletora di autonomisti trentini (Carlo Andreotti, Caterina Dominici) e altoatesini (primo fra tutti il milionario Luis Durnwalder). Molti gli Svp, Durni e Pahl a parte. Decisamente meno (e questo almeno un po’ rincuora) gli ex consiglieri di sinistra; fra loro — immancabile — una vecchia conoscenza di QT, Margherita Cogo, anch’ella evidentemente mai sazia di contante e di polemiche.

Ci piacerebbe derubricare questo increscioso contesto trovandogli una spiegazione sociologica o culturale, ma non ce la facciamo proprio: l’unico denominatore comune pare essere quello dell’ingordigia.

Il presidente reggente del consiglio regionale Thomas Widmann (Svp, guarda caso) sta prendendo parzialmente le distanze dalle posizioni molto nette di Diego Moltrer, dandogli addirittura dell’incauto per aver rivelato i nomi dei consiglieri bramosi.

Il compianto presidente del consiglio regionale, invocando il senso di responsabilità, aveva fatto della riduzione dei vitalizi una battaglia quasi personale. Pare ora che insieme a lui si voglia invece seppellire, in fretta e furia, anche l’indignazione. Che sia un sinistro presagio?