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La Vis, la fine si avvicina

Come un questuante aggressivo, la Cantina, finiti i soldi e inseguita dai creditori, si scaglia contro tutti.

È stata grottesca la comunicazione ai soci, finita poi in parte sulla stampa, del presidente della LaVis Matteo Paolazzi. Ridotto ad elemosinare in Provincia - peraltro cifre fuori di testa, 18 milioni - Paolazzi, di fronte a più che comprensibili resistenze si fa aggressivo: rivendica i 18 milioni come un diritto; bolla le perplessità come “strumentalizzazioni politiche”; irride al presidente della Cooperazione Schelfi che - peraltro molto tardivamente - auspicava che LaVis rientrasse nel piano Pedron sulla vitienologia trentina (il quale giustamente non prevedeva nessun “terzo polo” del vino trentino); bacchetta la Cassa Rurale di Trento che pretende, ohibò, di vederci chiaro prima di aderire ad improbabili piani di risanamento; rivendica la primazia delle “regole del mercato”, lui che sul mercato sa solo perdere milioni e milioni. Insomma, sembra uno di quei barboni fuori di testa che mentre chiedono l’elemosina, insultano i passanti.

Ed è solo un aspetto della più generale strategia aggressiva della Cantina all’ultimo stadio. In parallelo infatti i vertici lavisani si intortano sprovveduti sindacalisti della Cisl, attizzandoli a protestare per le lentezze con cui Giunta provinciale e Comune di Trento procedono all’ipotizzato acquisto del terreno di Casa Girelli per realizzarvi uno studentato. Sprovveduti sindacalisti dicevamo: infatti per i dipendenti di Casa Girelli - entità che a se stante potrebbe essere economicamente a posto - lo spostamento da viale Verona e l’assorbimento fisico in quel di Lavis sarebbe in realtà l’inizio della fine, l’ad Zanoni e il presidente Paolazzi si brucerebbero in un attimo i milioni del terreno, e gli operai rimarrebbero senza impianto, senza azienda, e in breve senza lavoro.

In realtà le ultime convulsioni della Cantina creano danni tutt’intorno. La più minacciata è la Cantina d’Isera, che presso LaVis vanta crediti cospicui, senza il cui saldo rischia essa stessa la chiusura. Ha fatto pervenire a Lavis un decreto ingiuntivo, primo passo verso un pignoramento: ma il tempo gioca a suo sfavore. Così i frutticoltori della 5 Comuni, in gravissima sofferenza per un’ipoteca scaricatagli addosso da Zanoni: versano in condizioni molto critiche, anche se probabilmente hanno margini per uscirne.

Il Consorzio Lavoro Ambiente invece, che aveva avuto la malaugurata idea di rilevare da LaVis il terreno di Casa Girelli per costruirvi lo studentato, e all’uopo aveva versato una caparra milionaria, svanito l’affare è riuscito a recuperare i soldi: grazie a una fideiussione della Cassa Centrale, che quindi si è assunta l’ingrato onere di diventare creditrice di LaVis.

Cassa Centrale ha le spalle larghe, si dirà, qualche milione in più o in meno... Sarà, ma siamo in tempi di crisi. Ed è comunque un fatto che LaVis sta creando perdite tutto intorno a sé, a iniziare dalle realtà cooperative più vicine (in prima linea, oltre alle citate, la locale Cassa Rurale, che non vive giorni felici). È proprio per questo che il presidente di Fed Coop Diego Schelfi, peraltro personalmente corresponsabile e persino beneficiario della deriva lavisana (vedi La vacca da mungeresu QT dell’aprile 2012), si è alfine dato una mossa. Per ora solo a parole - “LaVis è una ferita”, bisognava seguire “il piano Pedron” - ma è il segnale che da via Segantini le protezioni sono finite.

A fare il padrino è rimasto il solo Ugo Rossi. Che nei contadini di Lavis (quelli sprovveduti, i più accorti da tempo avevano capito che quella barca pessimamente governata poteva solo affondare e si sono rivolti altrove, ricavando dalle loro uve prezzi decisamente più remunerativi) pensa di trovare un bacino elettorale. E quindi insiste: nel regalare alla Cantina 10 milioni; che però, lo conferma Paolazzi, non sarebbero sufficienti, e quindi vi aggiunge il terreno di Casa Girelli. Con ulteriori complicazioni, perché per costruirvi l’improbabile studentato dovrebbe spenderne 50 di milioni: e alla sua maggioranza forse fa specie, mentre si tagliano gli ospedali e si aumentano tutti i ticket, sperperare 50 milioni per farne avere 9 (netti anche meno, gli operai di Girelli prima di licenziarli dovranno almeno per un po’ trasferirli altrove assieme ai macchinari) a una realtà che sul mercato non riesce proprio a stare.

Ma i tempi, dicevamo, sono stretti, molto stretti. È per questo che Paolazzi inveisce, e si cerca di strumentalizzare i lavoratori di Girelli. A giorni la Vigilanza Cooperativa completerà e depositerà la revisione del bilancio 2013-2014, scoglio sempre molto ostico per Zanoni e soci. Quest’anno, con le vendite sottocosto per pompare il fatturato, con le svendite di asset per far figurare una diminuzione dei debiti, è facile prevedere nuove perdite. Che cumulate alle precedenti rendano lo scoglio della revisione insuperabile.