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A proposito dei ricorsi alla legge sui vitalizi

Jacopo Zannini

Questa mattina, camminando per strada, un mio conoscente sui trentacinque anni mi ha fermato e mi ha detto: “Ma hai letto i giornali? Hai letto del ricorso degli ex consiglieri provinciali?”

Lo ha fatto con uno sguardo tra il disperato e il triste: lui come altri ha appena perso un lavoro precario in una biblioteca qui a Trento. È laureato è una persona onesta e lavoratrice, un ragazzo tranquillo, ma quando mi ha interpellato è uscita in lui tutta la tensione di molte generazioni che vivono una pericolosa impotenza di fronte a una tanto ostentata difesa di privilegi.

Mi ha detto, continuando: “Ma non ti sembra una violenza quella che stiamo subendo? Non è un pestaggio fisico, ma mi fa male uguale”. Nelle sue parole c è la razionale richiesta di equità di molti, che se gli va bene hanno un stipendio da ottocento euro al mese e comunque in tutta la vita non arriveranno mai a poter guadagnare neanche la metà di quello che i nostri ex consiglieri proviciali non vogliono restituire. Il suo riferimento alla violenza simbolica di questa situazione, è illuminante del disagio che vivono molti cittadini.

Io personamente sono d’accordo che un amministratore, per le responsabilità che ha, debba essere pagato di piu’ rispetto ad altri, ma quanto di più? E soprattutto, perchè in un periodo difficile come questo degli ex amministratori non vogliono rinunciare a dei livelli di compensi e di privilegi che gridano vendetta al cielo?

Forse è perchè sono ancora chiusi dentro i loro ghetti per ricchi, perchè in questi anni (magari anche lavorando bene), si sono costruiti una “second life” distante dalla preoccupazioni del cittadino comune e adesso, anche di fronte alla crisi strutturale del sistema economico che viviamo, non intendono prendere atto della realtà che li circonda, rifiutandosi di accettare i modesti tagli che prevede la legge approvata dalla maggioranza provinciale.

Salutandomi, questo ragazzo mi ha incitato a fare qualcosa dicendomi: “Tu che sei impegnato, prova a cambiare questo pantano”. Io gli ho risposto che possiamo cambiare solo se ci impegnamo tutti a farlo. Dalla crisi, anche culturale, che sta vivendo la nostra Autonomia si esce solo tutti assieme.

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