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Il crollo

I 15 anni di Dellai sono un disastro, l’intero sistema sembra cadere. Un’analisi punto per punto di una serie di macroscopici errori, opacità, arroganze, arretratezze culturali. E un quesito: come mai ora è Rossi ad essere travolto dal crollo dellaiano?

È passato solo un anno dalle elezioni provinciali e il quadro politico trentino è in movimento. Un autunno caldo, si potrebbe dire. Segnato non solo dalla tragica scomparsa di Diego Moltrer, ma pure da ondeggiamenti di vari esponenti di una classe dirigente che sembra incapace di governare il Trentino in questa fase di crisi. Di solito gli Stati, quando vogliono distogliere l’attenzione dai problemi interni, fanno la guerra oppure fanno scoppiare qualche controversia esterna. In Trentino si comincia a parlare di attacchi all’Autonomia da parte dei nostri vicini o del governo centrale, oppure lambicchiamo sugli scenari futuri dell’Autonomia, su terze fasi, terzi statuti, nuove denominazioni: Land o Comunità autonoma?

L’affabulatore più rodato è ancora lui, Lorenzo Dellai, che ritorna (quando mai se n’è andato?) alla ribalta organizzando una convention alla Renzi chiamando a raccolta chiunque voglia offrire, in 180 secondi, un’idea al Trentino. Cosa farà Dellai di queste idee? Le presenterà in Parlamento?

È chiaro che questa iniziativa non ha nulla a che vedere con la sua attività di deputato, ma rivela chiaramente la sua intenzione di esserci anche qui, tenendo il fiato sul collo al suo successore Ugo Rossi. Il quale fatica moltissimo nella sua attività di governo, né riesce a liberarsi del fantasma di Dellai, sempre in agguato. Rossi ha organizzato a sua volta una cena a invito per fare il punto di un anno di presidenza. Un anno travagliatissimo. Se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspettano anni molto duri.

Di fronte a questo scenario i partiti parlano in politichese. Per la segretaria del PD Robol la tenuta della coalizione si vedrà alle elezioni amministrative di primavera. Il PATT deve gestire gli equilibri interni, l’UPT ritrovare un senso alla sua esistenza... Ovviamente da questi partiti non ci si può aspettare nulla. Si discute di territorialità, assetti, nomine, rapporti personali, con lo scandalo dei vitalizi ancora irrisolto. E ora si è aggiunta la competizione tra Rossi e Dellai. I gravi problemi concreti a cui dobbiamo far fronte restano sullo sfondo.

Ma adesso siamo davvero a una svolta. Un intero sistema sembra cadere. Quello della Provincia onnipresente e onnipotente, che opera dalla produzione cinematografica all’industria turistica, dalla sanità alla ricerca alle nuove tecnologie, dalle banche alle cooperative. Insomma la Provincia targata Dellai.

Diciamocelo: il quindicennio dellaiano sta crollando miseramente. Se mettiamo insieme tutti i tasselli emerge un mosaico inquietante, ma perfettamente coerente e univoco. Un mosaico costituito da contributi pubblici a pioggia, cattiva gestione degli stessi, progetti faraonici inutili e costosissimi e poi archiviati, errori macroscopici.

Sono titoli di un disastro annunciato, che messi in fila impressionano.

Un lungo elenco

Comunità di Valle: il progetto furbetto, che voleva aggregare i riottosi Comuni a loro insaputa bypassandoli nelle Comunità, non poteva che arenarsi, non prima di aver moltiplicato personale politico e prebende. Metroland: spreco da sceicco degli Emirati (4-5 miliardi, per iniziare) soprattutto sotteso a una visione trentocentrica (dalle valli si veniva risucchiati in un tubo verso Trento, senza alcuna altra comunicazione), diametralmente opposta a quella sbandierata per propagandare le Comunità. NOT: il Nuovo Ospedale che avrebbe dovuto sostituire il Santa Chiara testè ristrutturato, operazione da 500 milioni per cominciare, gli altri a seguire. Poiché era già nei fatti insostenibile, si era ricorsi alla finanza di progetto, discutibile in genere, disastrosa nella sanità: non solo la struttura, ma buona parte della sanità trentina sarebbe stata consegnata per 25 anni nelle rapaci mani della nota Impregilo; anche questa operazione si è per fortuna arenata, ma solo grazie al dilettantismo e all’arroganza con cui la burocrazia provinciale, capitanata dal braccio operativo di Dellai, ing. De Col e dall’allora assessore Rossi, ha condotto la gara d’appalto.

Questi sono solo i maxi-progetti sballati eppure “neutri”, in cui non appare evidente la volontà di favorire qualcuno. Poi ci sono quelli imbastiti solo per travasare soldi pubblici ai clienti, piccoli e - soprattutto - grandi. La lista anche qui è impressionante.

Il fantomatico Centro Congressi alle Albere, inventato per attenuare con 30 milioni gli esiti del fallimento della maxi-speculazione nel quartiere di Piano (beneficiari Isa e Itas): tutto si è risolto nell’abbandono del progetto urbanistico del “campus urbano” e nel trasferimento della biblioteca universitaria, rimpicciolita e meno funzionale, in un’area decentrata. Il trasferimento degli istituti scolastici superiori, anch’essi recentemente ampliati e ristrutturati, da via Brigata Acqui a Piedicastello, finalizzato ad acquistare l’area dell’ex-Italcementi, era stato escogitato per rimediare a un’altra speculazione fallita, stavolta della Federazione Cooperative e del suo presidente Diego Schelfi; un progetto fortunatamente abbandonato da Rossi per mancanza di fondi, quando però l’area è già stata acquistata e Schelfi accontentato. E poi le caserme dei vigili del fuoco (ultimissimo il caso di Stenico), costruite una per Comune, spesso a qualche centinaio di metri l’una dall’altra, che evidenziano un rapporto malsano col volontariato, trasformato in cliente attraverso l’abitudine a superflue ma costose elargizioni clientelari.

I soldi buttati

Altrettanto malsana è risultata la clientela economica: le aziende o consorzi particolarmente supportati dalla politica, e quindi avventuratisi, confidando nelle altolocate coperture, in imprese folli, spesso ai limiti delle norme e delle leggi, sempre al di là della logica di mercato. È il caso ben noto della Cantina LaVis, patrocinata prima da Dellai e ora da Rossi, giunta ormai allo stadio finale, dopo aver impoverito oltre un migliaio di contadini, terremotato il mondo cooperativo circostante (Cassa Rurale di Lavis, Cantina di Isera, Consorzio frutticoltori 5 Comuni, Consorzio Lavoro e Ambiente), deprezzato il vino trentino, sovvertito le regole di correttezza nei rapporti economici. Ed è il caso recentissimo della Carosello Ski di Folgaria, supportata dal vicepresidente del PD Alessandro Olivi (che Dellai a suo tempo designò come successore aprendone proprio a Folgaria la campagna per le primarie, poi perse), precipitata in un mare di debiti, coinvolgendo la locale Cassa Rurale commissariata dalla Banca d’Italia, nonché tutta l’economia dell’altopiano.

C’è poi la partita delle società controllate, in pratica articolazioni della struttura provinciale, portate nella sfera del privato per acquistare snellezza e flessibilità operativa - si diceva. In realtà per allentare la trasparenza e i controlli e ricondurre la macchina provinciale alle mani del dominus, il Presidente. Oggi, anche volendo prescindere da tali pur basilari questioni di democrazia, si vede come questo processo sia stato pernicioso: le continue scissioni/riaggregazioni delle varie Trentino Marketing, Sviluppo, Trasporti, Patrimonio ecc, a evidenziare capacità operative insoddisfacenti; la costosa privatizzazione dell’ITEA, risoltasi in un boomerang, con un aggravio fiscale insostenibile; la costituzione di Cassa del Trentino (ne parliamo in apposito servizio), risoltasi anch’essa in perdite fiscali multimilionarie e crescenti.

Infine la ricerca, fiore all’occhiello del dellaismo. Oggi vediamo come, ben oltre il tanto discusso tema delle ricadute sul territorio, sia risultata innervata all’interno del mondo della ricerca trentina, tutta una serie di attività, molto costose e molto foraggiate, che nulla avevano a che fare né con la ricerca né con l’innovazione. Abbiamo denunciato il caso di CreateNet, dedita soprattutto ad allestire in giro per il mondo costosi convegni internazionali dal misterioso valore scientifico; il caso di Ahref, che sembra non aver mai prodotto, oltre al materiale multimediale per la campagna elettorale di Dellai, nient’altro che non sia scaricabile per qualche decina di euro da Internet; e infine Trento Rise, destinata a collegare ricerca ad innovazione e a nuova imprenditorialità, ma dedicatasi soprattutto a intermediare consulenze per decine di milioni alla società Deloitte, per continue ristrutturazioni e riorganizzazioni di qualsiasi cosa sia vagamente pubblico in provincia di Trento. La ricerca trentina, insomma, non ha sofferto solo di un’eccessiva frammentazione di istituzioni e di obiettivi; di una disarmante mancanza di regia e di controlli, affidati a personaggi forse fedeli, sicuramente inadeguati; ha sofferto soprattutto per l’abnorme crescita, attorno al bambino (la ricerca) di ettolitri di acqua sporca (strampalate ma costosissime attività collaterali) in diretta connessione con il vertice provinciale.

Una cultura in crisi

Ora tutto questo, già grave di per sé, si è accartocciato su se stesso. Gli effetti della crisi sull’economia provinciale, abbinati alla drastica riduzione delle finanze pubbliche, hanno svelato l’insostenibilità di un modello di governo improntato al clientelismo spinto. In cui si abbinavano, in un mix micidiale, da una parte la cultura dorotea della spesa pubblica, dall’altra l’arrogante insofferenza verso le regole tipica dell’uomo solo al comando.

Cosa succede adesso? Succede che è Rossi - e non Dellai - ad essere travolto dalle macerie del crollo dellaiano. Il nuovo Presidente si è dimostrato incapace di dare una sterzata. Non l’ha fatto soltanto perché era anch’egli in Giunta durante l’ultimo periodo di Dellai? Non ci crediamo, avrebbe potuto ugualmente prendere le distanze.

Rossi ha ereditato una Provincia in crisi. Ma ha anche ereditato e condiviso una cultura in crisi, quella del suo predecessore (vedi il suo subentro a Dellai come garante di clientele disastrate tipo LaVis), o addirittura dei predecessori di Dellai (vedi nel turismo, le proposte di residence di lusso in Bondone, a rievocare i disastri delle Fassalurine), il tutto condito da una “regressione paesana”, come il filosofo Franco Rella ha bollato i tentativi di nomine trentiniste nel settore della cultura e ricerca. Per questo alla crisi del dellaismo Rossi sta rispondendo confusamente, finendo in un imbuto sempre più stretto.

Si ritorna così a parlare di schemi, coalizioni, tavoli, contenitori, meeting più o meno giovanilisti... e i contenuti evaporano. Intanto i fatti dovrebbero inchiodare i politici (e i partiti) alle loro responsabilità. Invece nulla, si continua sulla medesima china. E non saranno San Nicola, Babbo Natale o il fantasma di Andreas Hofer a salvarci.

Intervista ad Alessio Manica, capogruppo del PD in Consiglio provinciale

A un anno dalla fine dell’era Dellai, che bilancio trarne? Ora che è venuto alla luce un insieme di progetti falliti (Metroland, Centro congressi alle Albere tramutato in biblioteca, scuole a Piedicastello, NOT) o in affanno (Comunità di Valle), il fortissimo patrocinio di realtà economiche deragliate (LaVis e Carosello Folgaria), le società di sistema continuamente riorganizzate o da ripublicizzare (Itea e Cassa del Trentino), gli sprechi diffusi (caserme dei pompieri), l’abnorme crescita nel settore della ricerca di attività strampalate e costosissime (i convegni di CreateNet, le piattaforme di Arhef, le consulenze di TrentoRise-Deloitte), che giudizio complessivo va tratto?

Non do un giudizio così negativo del periodo dellaiano; penso che abbia avuto il coraggio di sdoganare il Trentino, di pensare in grande, di seminare per il lungo periodo. Poi, in tempi di abbondanza di risorse, non si sono effettuate valutazioni puntuali come invece si sarebbe dovuto. Non vorrei che ora assieme all’acqua sporca, che pur c’è stata, si buttasse via il bambino: se buttiamo via tutto, a iniziare dal sistema della ricerca, rischiamo di essere un territorio marginale. Quanto agli sprechi, non era colpa solo di Dellai: chi chiedeva le caserme in ogni Comune, chi proponeva impianti da sci sovradimensionati? Anche con la LaVis, chi esportava milioni di bottiglie in America senza chiedere di essere pagato? Non era quindi responsabilità solo di Dellai...

Però lui era il Presidente, e questi comportamenti li ha coperti...

Quello che intendo dire è che nonostante tutti questi problemi, il quindicennio dellaiano non è negativo. Senza di lui avremmo potuto forse amministrare meglio tutte quelle risorse, ma forse no, è stato tutto un sistema che ha vissuto dentro una bolla, dentro una serie di tutele.

Non è che si è anche gestito prescindendo dalle competenze? E privilegiando certi poteri?

La politica, quando è chiamata a nominare, spesso non sa scegliere i migliori. In controtendenza con questa deriva, c’è stata la legge provinciale, voluta dal PD, sulle nomine...

...che non a caso è stata travolta dalla giunta, prima da Dellai, poi da Rossi.

In effetti non l’hanno rispettata, ed ora è un mero adempimento burocratico, di fatto inutile. Anche qui però la selezione del ceto dirigente è un problema dell’insieme del Trentino, vedi la crisi della cooperazione. Ci siamo illusi di essere più bravi degli altri, mentre la crescita di una dirigenza adeguata è un problema di tanta parte della società.

L’amministrazione di Ugo Rossi sembra in affanno, incapace di dare una sterzata rispetto al passato e di avere una propria linea strategica se non quella di ripetere vecchi schemi superati come per esempio nel campo turistico, ispirarsi a una “regressione paesana” in quello culturale, o magari di sostituirsi a Dellai come lord protettore, vedi LaVis. Rossi doveva marcare maggiormente la differenza col predecessore? Perché questo non è avvenuto?

Rossi è il Presidente che io sostengo; se siamo in difficoltà è colpa dell’insieme della maggioranza. In quest’anno indubbiamente non si è dispiegata un’azione di governo ottimale, sia perché ci siamo trovati di fronte a un cambio di clima storico, sia per il tempo e energie impiegati con la querelle dei vitalizi, sia per la contrazione delle risorse. Dobbiamo prenderci tempo per fermarci come maggioranza e dire: è finita un’epoca, se ne apre un’altra, dobbiamo sostenerla con una riflessione sugli indirizzi generali. Per esempio, sul turismo, il tema non sono solo le motoslitte nei parchi, ma anche se si deve proseguire con la monocoltura della neve.

I partiti non parlano quasi mai di queste scelte concrete di governo: non ne hanno la voglia, la forza o la possibilità? Oppure non sono in grado di interloquire con la giunta?

Noi in effetti abbiamo una giunta che si muove solo sui singoli problemi, ma è perché manca un’elaborazione a monte, una regia dell’insieme della coalizione. E dico coalizione, che è di più e oltre i singoli partiti.

Dellai vuole ritornare protagonista in Trentino. Come vede le sue iniziative?

Noi abbiamo bisogno che si avvii una riflessione collettiva. Se con la sua iniziativa Dellai - forte dell’autorevolezza che ancora ha e del suo patrimonio di relazioni - intende far parte di questa riflessione, ben venga; sarebbe invece inutile, fallimentare, se preludesse a un suo rientro nella politica trentina o, peggio, alla costruzione dell’ennesimo contenitore.

Il partito democratico resta sempre molto debole. Ci sono stati dei sussulti, ma le divisioni interne sembrano prevalere. Perché il partito non riesce ad avere una posizione chiara su qualche scelta concreta? Perché non riesce a imporre una sua agenda politica?

Se avessi la risposta saprei come risolvere una contraddizione quasi genetica di questo partito, che ha saputo catalizzare fin dalla sua nascita le aspettative della gente, ma non riesce poi a funzionare come un collettivo degno, pur avendo singoli di grandi capacità.

Non è che succede che quando vi trovate, è solo per decidere chi di voi va promosso e chi no?

Non credo. Le elaborazioni dentro il PD ci sono, il problema è che non le traduciamo in agenda di governo.

Per finire, un breve commento alle interessanti considerazioni di Manica sui limiti e responsabilità dell’insieme della società. Tutto vero, però sarebbe grave se questo fosse, come purtroppo sembra, un alibi della politica per autoassolversi.

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Commenti (5)

le eleborazioni del pd grazie ettore paris

grazie Ettore paris
(Desolante)
Dellai , ti preghiamo torna , tutto è perdonato!

le eleborazioni del pd grazie ettore paris

Poi mettere assieme e definire 'sprechi' spesa per finanziare caserme dei pompieri (che offrono un servizio alla comunita' , promuovono una forma di volontariato sociale pregevolissima e benemerita ) con il 'caso' della cantina la vis è davvero cartina di tornasole che l'elaborazione politica del pd comprende e discrimina ,sezionando la realta' sociale
con grande acume sensibilita' gnoseologica

le eleborazioni del pd grazie ettore paris

ammettiamolo un pregio la ha questa intervista
densa di eleborazioni ,autocritiche , idee (nel cassetto anzi
nella cassetta di sicurezza )
fa sembrare fugatti un grade statista...

le eleborazioni del pd grazie ettore paris

...massima autocritica/analisi possibile : ripensare se il turismo della neve sia (eventualmente eh) da finanziare ancora in questo modo , oppure in modo diverso...in modo
che abbia piu' ritorno economico...
non c'è che dire un grande autocritica e una profonda analisi socioeconomica degna del partito democratico erede del pci di gramsci togliatti
La lotta di classe è andata a farsi una settimana bianca
i conflitti e le lotte sociali , la tensione alla promozione del
proletariato , gli alti ideali , bandiera rossa trionfera'
o forse è sufficiente che ugo rossi regga il potere
tanto è il presidente che appoggiano
e senza vergogna
sembra

le eleborazioni del pd grazie ettore paris

Certo che eleborazioni del pd ci sono
usciranno come inserto nella prossima ristampa
dei quaderni di antonio gramsci...
o forse...in allegato ad amici miei (tanto anche monicelli era comunista...come il pd ) come corollario alla supercazzola
prematurata con scappellamente a destra...
e il dubbio di manica si fa certezza :certo avesso goveranto loro avrebbero fatto peggio ! non hanno neppure il coraggio
di proporre qualcosa di diverso !
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