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Com’era verde il mio Altopiano...

Come un malinteso desiderio di modernità - nonché la sete di profitto - stanno immiserendo Folgaria

Lucia Pergher

Premetto che non capisco nulla di politica, quindi posso solo dare una visione da abitante di Folgaria, facente parte del popolino “ignorante”. Sono nata nel ‘79, quindi ho vissuto la coda degli anni d’oro, anni che hanno visto lo sviluppo e la crescita, portando il turismo sugli Altipiani. Ma a Folgaria ci siamo immersi nella nuvola del sogno perenne, credendo come i bambini alle favole e pensando che il bello sarebbe durato per sempre, e ancora non vogliamo svegliarci. Folgaria ha vissuto il suo sviluppo e ne ha avuto i frutti. Penso per esempio a mio nonno: erano 15 fratelli, che col tempo sono diventati 15 famiglie, col bisogno di casa, lavoro, ecc, compreso il desiderio di vacanze, di viaggi. Con altrettante famiglie di città alla ricerca di riposo, relax, sport. Questo serve a far girare l’economia, come si dice. E anche quassù, per rispondere a queste necessità, sono sorte case, appartamenti, alberghi, strutture di tutti i tipi e ovviamente impianti.

Folgaria, il My Vitalis Nature Hotel

Folgaria ha 22 frazioni, ognuna delle quali era una ricchezza. Ognuna aveva il suo bar, il suo negozio, il suo albergo e la sua associazione che organizzava le feste in piazza ed eventi vari. E questa è la vera ricchezza degli Altipiani: il territorio. Chi veniva qui poteva trovare la fuga dallo stress cittadino, gli amanti della montagna potevano trovare la pace dei pascoli o il senso di libertà delle cime, che nel loro piccolo (non abbiamo grandi montagne), andavano naturalmente incontro alle famiglie, perché sono alla portata anche dei più piccoli. Lo sviluppo delle frazioni invogliava la gente a girare, a visitare, a scoprire le nostre usanze e i nostri costumi, a ritrovare la natura e la semplicità ormai persi in città, avendo la possibilità di divertirsi, assaggiare cose nostre, partecipare a feste campestri, fiere, escursioni, piccoli eventi (la “Brava part”, la banda...), o semplicemente poter gustare un brulè offerto dagli Alpini. Folgaria è un territorio che offre naturalmente anche stralci di storia: la Grande Guerra, la vita dei tempi passati, e quindi anche culturalmente ricco. Un ritorno a quello che sembra a tanti un tempo antico, dove anche gli animali da cortile, la raccolta della legna e il taglio del fieno diventano un’attrazione.

Folgaria, alpeggio malga Pioverna prima...
Folgaria, alpeggio malga Pioverna dopo

Le cose cambiano

Poi è arrivato lo sviluppo tecnologico, l’abbattimento delle frontiere, e con essi nuovi modi di pensare e di gestire il tempo libero. Dove una volta anche le ferie erano il ritorno in un luogo specifico, a ritrovare vecchie amicizie, a rivivere luoghi che ci hanno dato tanto e che ancora sanno dare, ora tutto è frenetico, il mondo ci bombarda con novità d’ogni tipo. Cerchiamo di stare al passo ma sembriamo sempre restare indietro, vorremmo poter prendere e provare tutto e non riusciamo a gustarci niente. È stato l’inizio di un declino, l’arresto della crescita, un periodo in cui tutto si è per così dire fermato.

Da qui la proposta di “rilancio”. Una parola che è già un programma. 3000 persone - quanti sono gli abitanti di Folgaria - penso avrebbero dato altrettante proposte diverse di rilancio. Se devi rilanciare un territorio, questo significa che qualcosa non sta funzionando. In ogni caso, la decisione finale spetta a chi in quel momento detiene il potere. Ma a questo punto Folgaria è diventata una piccola Russia, un gigante d’argilla. Ha puntato tutto sulla facciata, convinta che immagine significhi pubblicità, pubblicità significhi gente, gente significhi soldi. Da qui nascono le grandi strutture del territorio. Un palasport immenso, una piscina, una palestra, sale congressi, un palaghiaccio altrettanto grandioso, e ovviamente un impianto sciistico di ultima generazione, primo fra tutti, più grande degli altri...

Ovviamente non si può realizzare tutto ciò se poi non ci sono le strutture per ospitare la gente che arriverà, e quindi il tutto doveva essere contornato e preceduto dalla costruzione edilizia. Folgaria così è stata dipinta e venduta come località con strutture che avrebbero fatto invidia al mondo e arricchito il paese. Nessuno ha mai fatto un bilancio considerando quello che si voleva realizzare in rapporto alle reali necessità del posto. E come dimostrano i fatti, questi grandi progetti sono spettacolari se visti da fuori (il gigante), ma non sono supportabili da una piccola comunità (l’argilla).

Attorno alle cattedrali, la decadenza

Come succede ovunque, le grandi strutture hanno fatto morire i piccoli, e questo è stato deleterio. La morte delle piccole attività si è tradotta per molti in bisogno di trovare lavoro altrove, nella lenta ma inesorabile chiusura di negozi, bar e alberghi fuori dal centro: basta guardare a quanti locali esistevano a Oltresommo e in altre frazioni e come sono messi ora. Questo ha reso più difficoltosa l’abitabilità in queste zone, che pian piano si sono svuotate, e con loro sono morte le piccole associazioni e le usanze di una volta.

In compenso a Folgaria abbiamo creato il “mostro”, certo in grado di dare lustro; ma quando la gente ha finito di sciare, quando è stanca di pattinare, quando la piscina chiude? La gente si sposta e si trova a visitare paesi morti, in decadenza e senza nessuna attrattiva.

Siamo ancora convinti che la gente voglia tutto questo? Che le frazioni da noi rappresentino solo una spesa? Che i mostri di modernità portino allo sviluppo? Allora siamo ancora disposti a credere alle favole!

Abbiamo voluto credere alla bella facciata, che ha richiesto investimenti insopportabili per le nostre potenzialità, insostenibili per le nostre zone. Questo ha costretto a cercare investitori e speculatori, che, abbagliati dall’illusione, hanno aggiunto la loro quota di debiti in banca. E quando la nebbia si è un po’ diradata, ci siamo ritrovati con una Cassa Rurale senza liquidi, ma molto “immobiliare” e quindi destinata al suo stesso fallimento. Con opere gigantesche che non sappiamo più come tenere in piedi. Con la perdita di piccole tradizioni, di amore per le nostre terre, di voglia di investire e di credere ancora nel nostro paese, che ha portato allo svuotamento delle frazioni e alla fuga dei nostri giovani.

C’è chi dice che questo non è vero, allegando numeri che dimostrano come le presenze in loco d’inverno siano aumentate. Ma andiamo a vedere cosa sono questi numeri. D’inverno, scolaresche, inglesi, irlandesi, gruppi di giovani che riempiono gli alberghi pagando cifre talmente irrisorie che servono a malapena a coprire le spese. D’estate sono rimasti solo gli abitudinari, i fedelissimi. Pensionati e anziani. Ma gli appartamenti restano vuoti, le famiglie sono quasi sparite. Non sono i super giovani o gli anziani che spendono: questi fanno solo presenza. La famiglia è quella che si muove, che esce la sera, che cerca lo svago, che vuole visitare, vedere e tutto il resto. Loro fanno girare l’economia. Brutto a dirsi, ma molto reale, c’è chi dice che Folgaria è ormai un “paese dormitorio”.

Quali sono le località montane di maggior successo? Quelle che hanno saputo valorizzare le loro realtà, pur tenendo il passo coi tempi.

Guardiamo al nord, dove troviamo ancora i paesaggi contornati da casette che ricordano vagamente la casa di Heidi, che trasmettono il senso della montagna, pur essendo all’avanguardia e molto accoglienti. Se voglio andare nella mega palestra, la trovo già in città.

Un super albergo come il My Vitalis Nature Hotel, con le zone esotiche all’interno delle stanze, la shop assistance, il chirurgo plastico, sarà pure avanzatissimo, ma sta bene a Milano, non da noi. E infatti è chiuso, con la non modica cifra di 2.000.000 di euro di debito in banca. Il palaghiaccio ha fatto morire tutte le piccole strutture sparpagliate nelle frazioni. È bellissimo, ma non avrà mai quel sapore di montagna che aveva la pattinata all’aperto, che ti permetteva di godere il panorama, e anche la tranquillità di non avere tutti concentrati in un unico posto. E ogni frazione aveva qualcosa da offrire.

Il mega Carosello. Tutti gli sciatori lo hanno provato almeno una volta. Ma quanti lo usano regolarmente? La novità ti invita a farne il giro, ma poi ognuno sceglie la zona in cui vuole sciare quel giorno e lì si ferma, e la volta successiva si sposta.

Ogni cosa ha il suo posto, e ogni posto ha le sue cose. Abbiamo voluto portare qui realtà che non si addicono al luogo, rovinandone la naturale bellezza e vocazione; abbiamo voluto storcere il naso davanti a ciò che il paese offriva e ci siamo giocati il nostro passato, abbandonando quanto ci faceva vivere e che ci ha fatto crescere. Abbiamo perso il nostro presente, vedremo se saremo capaci capaci di conquistare il futuro.

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