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Oltre il limite. Viaggio ai confini della conoscenza

Il mistero in mostra

Gerardo Virti

Felicemente allineato al bellissimo e ambiziosissimo film di Christopher Nolan “Interstellar” (uscito ai primi di settembre), e in coincidenza con l’avvincente avventura della prima astronauta trentina Samantha Cristoforetti, il MUSE presenta dall’8 novembre al 14 giugno prossimo la mostra: “Oltre il limite. Viaggio ai confini della conoscenza”. Si tratta della prima importante mostra temporanea di un museo di scienze che è anche la prima grande mostra di video-arte che si può vedere in Trentino, a cui hanno collaborato autorevoli istituzioni scientifiche come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Università di Trento, oltre alla Fondazione Kessler. Attraverso video, exhibit interattivi, esperienze multimediali e installazioni (nate dalla collaborazione dell’INFN con videoartisti e programmatori creativi italiani, come camerAnebbia e Federica Grigoletto), ci si può avvicinare al Big Bang, all’infinitamente piccolo e all’infinitamente grande, alle relazioni tra energia e materia, all’antimateria, ai limiti della mente e della tecnologia scientifica e alla natura del tempo. In una parola sola, al Mistero: temine spesso sottovalutato dalla scienza e relegato all’irrazionalità ed alla fede.

Il focus della mostra è snocciolato da videoinstallazioni interattive in cui, ad esempio, il tempo - che Einstein ha mostrato come “avvinghiato” allo spazio - può essere deformato non solo dalle masse celesti, ma anche dai movimenti dei nostri piccoli corpi in una videoinstallazione, grazie alla quale le persone incurvano una rete proiettata su una parete trasparente. La materia e l’energia possono essere riconosciute in specchi virtuali in cui noi stessi, come è accaduto alle particelle primordiali, ci vediamo smaterializzati e rimaterializzati come in un film.

In un universo per la maggior parte composto da materia oscura, ciò che è invisibile diventa quasi palpabile nella Camera-nebbia che rileva le particelle invisibili dei raggi cosmici e della radioattività, rese visibili come minuscole stelle cadenti. La colonna sonora dell’universo è costituita da frequenze ben percepibili, mentre le extra dimensioni diventano possibili oltre gli schermi, i touch screen e gli exhibit interattivi. Le stesse origini e il Big Bang possono essere “manipolati” allontanando e avvicinando le mani dalla postazione, assieme al bosone di Higgs ed alla nostra massa.

Grandi esperti come Stefano Vidale, Silvia Masi, Roberto Battiston, Fabiola Giannotti, Fernando Ferroni ci parlano da schermi sparsi lungo il percorso, ma la vera protagonista è la tecnologia, che permette ciò che si vede nella mostra e che si è potuto scoprire nell’universo.

Il rapporto tra frontiera e limite è un rapporto virtuoso che, partendo da dati di fatto, cerca in tutti i modi di mirare al tallone d’Achille della realtà colpendo irrimediabilmente quelle poche certezze che si accumulano di volta in volta ad ogni scoperta, già pronta ad essere confutata o falsificata, come ha sottolineato Karl Popper.

“La scienza -si legge nel comunicato stampa della mostra - ci ha portati a oltrepassare il limite, svelando le leggi che regolano l’infinitamente piccolo e i meccanismi della materia, così come gli eventi cosmici avvenuti in luoghi e tempi remoti. In altri casi ha scoperto un limite insuperabile - come quello della velocità della luce. Abbiamo imparato a vedere l’invisibile e a rivelare la miriade di segnali e particelle che raggiungono la Terra dallo spazio. La mostra ci porta a guardare da vicino questi confini invisibili, ma decisivi per la nostra vita, facendoci vedere con l’immaginazione mondi lontanissimi che solo fisica e scienza sono riusciti ad esplorare”.

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