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In festa

Il mio libro, “Io, tinta di aria”, uscito a novembre 2013, quasi in sordina, si stava avviando lemme lemme al primo compleanno. Ma era nato già vecchio - pensavo - come quelli di dicembre, che a scuola rimangono sempre indietro. Un libro nato già adulto e giudizioso, con qualche fresca considerazione che solo una rimasta un po’ bambina dentro può descrivere, non sembrava avere molto futuro. A febbraio poi una polmonite mi costringe al ricovero in ospedale, quasi per ricordarmi che sono ufficialmente malata. E, come ingenuamente pensavo, mica potevo girare tutto il Trentino per presentare il mio libro!

Il primo invito verrà dal giornalista Carlo Martinelli al Social Store, dove nel suo evento “I don’t like Mondays” intervista l’autore di un libro. E dove a malapena, timidamente, risponderò alle sue argute domande, che sono richieste di autenticità. In realtà si stupisce della mia mancanza di autostima, dei dubbi sul valore delle mie pagine. Ma se una persona scrive così, avrà tutte le cose in ordine dentro di sé o c’è un cantiere con lavori in corso, dove si gira solo con il casco e le scarpe antinfortunistiche? È che sono ancora selvatica, non avvezza ad apprezzamenti pubblici. Nel video dell’intervista si nota, infatti, quel continuo bisogno di toccare, cincischiare, roteare, avvolgere, stringere... a dimostrazione del fatto che mi manca un fidanzato, un gatto o un cagnolino?

Da lì a poco seguirà un’altra riuscita presentazione di Roberto Maestri alla Bookique, all’interno di una serata dedicata a letteratura, pittura e poesia.

Seguirà il silenzio totale: seri problemi di salute per mia madre, l’estate molto mossa e un ricovero in clinica mi terranno lontana dal libro.

A ottobre, dopo una bella recensione sul Trentino, convengo con l’editore che è il caso di fare un’altra presentazione, che il libro lo merita perché piace, suscita emozioni, commuove e insieme fa sorridere. E quale luogo è più adatto dello Studio d’Arte Andromeda, del quale ho fatto parte per anni, dove mi considerano una di loro e mi sento in una casa dove ritornare sempre con gioia, fra persone che amo e stimo?

Per colpa di scale impossibili, la mia frequenza è diventata altrettanto impossibile, e mi manca sempre quel giovedì sera passato insieme. Chiedere un servo scala sarebbe un capriccio o una risorsa?

L’idea della festa mi elettrizzava come una bambina, ma nel giro di settantadue ore ero andata diverse volte in aceto, piena di dubbi sul posto, le scale, gli invitati, il rinfresco... avrei disdetto volentieri tutto scusandomi. Memore di un’altra festa dove la mia emotività aveva preso il sopravvento costringendomi a un ricovero, temevo la coazione a ripetere.

Poi decido di mollare, zittisco la ragione che mi consigliava un passo indietro, lascio che la festa avvenga e si dia inizio alle danze.

Nello stesso momento scopro che gli avvenimenti s’incastrano a perfezione, lisci come l’olio, specie se, controllando l’ora digitale, vedevo le 22.22, le 03.30 o le 13.31, tutti segnali, per me, che stava arrivando qualcosa di positivo.

La festa è stata molto bella, con tante persone che mi trasmettevano affetto, calore ed empatia. Miriam, Cinzia e Ardan, tre giovani artisti, hanno creato una performance leggendo, cantando e ballando con tre miei racconti come sottofondo, commuovendo me e molti dei presenti. Poi con Carlo Martinelli che mi presenterà quella sera, dovrò ammettere che, grazie a lui, molta strada è stata fatta come autostima.

Devo convenire che adesso mi sento molto più sicura di me, del valore dei miei testi... e, cosa non da poco, parlo la stessa lingua di chi mi legge. Soprattutto non ho più il complesso della mediocrità che mi portavo dall’infanzia.

Se da giovane ero carina e bravina, adesso sono diventata una donna matura e sincera, capace di toccare l’anima che ho di fronte con un soffio d’aria, facendone una pausa di gran respiro.