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Turismo adrenalinico

Francesco Borzaga

Una lettera di recente apparsa sulla stampa locale mi è sembrata meritevole di particolare attenzione. La signora Renata Ambrosi, proprietaria di un’abitazione a Folgaria e quindi - ritengo - ospite abituale dell’altopiano, lamenta l’avvenuta asfaltatura del sentiero che porta al rifugio Paradiso. Confesso di non conoscere la zona, ma ritengo verosimile che questo sentiero, oltre che asfaltato, sia stato allargato, trasformato e quindi reso più appetibile ai mezzi motorizzati.

Le considerazioni della signora Ambrosi, per nulla entusiasta della nuova opera pubblica, mi sembrano assolutamente condivisibili. Cosa mai ha spinto l’amministrazione comunale a buttare via in questo modo migliaia di euro, per cosa e per chi?

Solo pochi giorni dopo la pubblicazione di questa lettera l’amministrazione comunale ha pensato bene di convocare d’urgenza un Consiglio per denunciare le dure critiche giunte dalla trasmissione “Agorà”, di Rai 3. Pure in questo caso, non avendo seguito il programma, non sono in grado di dare un giudizio equilibrato. Alla luce delle recenti vicende credo tuttavia che il Comune di Folgaria, archiviate le denunce di oscuri complotti, dovrebbe riflettere sui propri pesanti errori, al fine di porvi in qualche modo rimedio. Non penso che trasformare a pubbliche spese ameni sentieri di montagna in percorsi per automezzi e motociclette costituisca una giusta scelta.

È forse per una qualche forma di schizofrenia che l’intero Trentino, e non solo Folgaria, si sforza di guastare o cancellare la bella immagine ereditata dai tempi passati? Esemplari, in questo senso sono il Bondone, la val di Fassa, la valle dei Laghi. Avrei comunque difficoltà a fare classifiche.

Forse ci si vergogna di un passato contadino, e certamente i soldi hanno dato alla testa. Sta di fatto che oggi il Trentino, in contrasto col confinante Alto Adige, non è in grado di mostrare al visitatore alcuna propria immagine definita, che lo distingua, lo caratterizzi. Al di là dei molti, strampalati “eventi” che la nostra industria turistica immette sul mercato, non vedo molto che possa invogliare un turista colto o anche solo innamorato del paesaggio ad apprezzare il nostro paese. Già l’elenco di alcuni dei sopra citati “eventi” mi sembra sufficiente a delineare il volto del nostro turismo. Si passa da un “Bike Festival” ai “grandi eventi trial” al Ciclamino, in quel di Pietramurata, alla “Coppa del mondo” di downhill e cross country in val di Sole, dai “Mondiali 2016 “ di mountain bike a Daolasa, fino a una tre giorni di motoraduno in quel di Folgaria. Immagino che una tappa al rifugio Paradiso vi sarà contemplata...

È naturale che in tanta e tale compagnia gli assidui camminatori e gli amanti della bellezza non possano trovare posto. Forse qualche più consistente fondo provinciale destinato all’ampliamento e alla valorizzazione di parchi e biotopi potrebbe giovare. Trovo significativo che nei molti programmi di rilancio turistico dedicati alla val di Sole, mai abbia trovato un accanno al Parco Nazionale dello Stelvio. In un turismo all’adrenalina, basato su epiche imprese di speed-flying, non è certo possibile prendersi cura di simili sciocchezze.

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