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Il Trentino al cinema

La Trentino Film Commission: il suo ruolo, le sue regole, i suoi successi.

“Elevo questa spada / Alta verso il cielo / Giuro sarò roccia contro il fuoco e il gelo / Solo sulla cima / Attenderò i predoni / Arriveranno in molti / E solcheranno i mari / Oltre queste mura troverò la gioia / O forse la mia fine comunque sarà gloria / E non lotterò mai per un compenso / Lotto per amore, lotterò per questo”.

Canta così, enfatico, Marco Mengoni, mentre sul video un solitario ragazzino viene insolentito da due bulli che gli rubano i fumetti. Gli rubano i fumetti in un luogo noto a molti, in città: nell’aula polivalente del liceo “Galilei”. Ci vuole un attimo per capire cosa stia accadendo. È proprio Trento quella i cui fotogrammi scorrono sul monitor? Le immagini si susseguono e ad un certo punto compare una specie di power ranger vestito di nero, che alternativamente si dimena tra le rovine dell’ex Montecatini di Mori e accompagna il ragazzino per le strade della città (“Sì, è proprio Trento”), in una uggiosa giornata di mezza stagione, aiutandolo a vincere le sue (numerose?) paure. Che alla fine, per la cronaca, si risolvono in un conciliante, liberatorio abbraccio ai bulli, nella palestra del liceo.

Il video di Mengoni è solo l’ultimo (in ordine di tempo) prodotto marchiato Trentino Film Commission. L’ultimo di una lunga serie: sessantaquattro produzioni dal 2010 a oggi, tra documentari, lungometraggi, cortometraggi, programmi TV, serie televisive e film d’animazione.

La Film Commission è nata proprio nel 2010, dopo che il consigliere provinciale dei Verdi Roberto Bombarda, con un’interrogazione, ne chiedeva l’avvio, come del resto previsto dalla legge provinciale n. 15/2007 in materia di promozione e sostegno di attività cinematografiche ed audiovisive.

La sua storia, però, è un po’ più lunga. Nel 2006 l’allora consigliere provinciale Mauro Bondi, avendo avuto notizia che una struttura di quel genere era stata istituita in Friuli, dopo aver approfondito la cosa insieme ad altri, aveva chiesto a Lorenzo Dellai che anche in Trentino sorgesse una Film Commission. Il presidente si dimostrò interessato alla proposta, ma poi le cose rimasero in sospeso. Fino, appunto, al 2010.

Oggi la Trentino Film Commission ha una realtà più che consolidata. È capitato spesso, anche al sottoscritto, di ritrovarsi a passeggiare, di sera, in mezzo a set cinematografici allestiti per le vie del centro. Fari, balle di fieno, rumori di spari: il cinema sbarcato in città, all’improvviso.

Riflettori a parte, di cosa stiamo parlando? La Trentino Film Commission offre una serie di servizi di supporto alle produzioni. Contatti con le pubbliche amministrazioni, sistemazioni alberghiere, informazioni burocratiche; ma anche e soprattutto maestranze e una lista di luoghi e panorami che i trentini ben conoscono. Suddivisi nell’offerta per area geografica, tipo di attrattiva naturale, architettura o scenario: palazzi, baite, teatri, forti e trincee, la centrale Fies, canyon, cascate di ghiaccio, cantine.

La provincia in bella mostra di sé, non solo dunque per i mercatini di Natale o per l’osannato Muse. Trento al cinema; ma sullo schermo, non sprofondata nei seggiolini.

Le regole

“Il turno di notte lo fanno le stelle”

A voler essere pignoli, si può discutere circa la qualità delle produzioni finanziate. Alcune serie hanno infatti nomi (e contenuti) improbabili, che richiamano quelli di Boris (gli indimenticabili “La bambina e il capitano”, “Libeccio”, “Caprera”, “Gli occhi del cuore”). Parliamo di “Colpi di fulmine” e “Colpi di fortuna”, o di “Anna & Yusuf”, non certo - non ce ne vogliano i protagonisti - capolavori destinati a entrare nella storia del cinema. Spiccano però anche meritorie e premiate produzioni, come nel caso di “Piccola patria”, lungometraggio selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013 e prodotto dalla trentina Jump Cut. Di cui è fondatore Luigi Pepe, già animatore dell’associazionismo universitario trentino poi diplomatosi alla scuola ZeLIG di Bolzano. “Diciamo che non è tutto bianco o nero: persino una produzione un po’ scarsa dal punto di vista qualitativo può avere un impatto molto positivo su tutta l’industria. - spiega Pepe - Detto questo, la Trentino Film Commission invece opera nell’ambito dei fondi culturali, quindi dovrebbe essere un po’ più attenta a questo aspetto. E in effetti è così: qui sul territorio ha portato una ventata di aria fresca incredibile. Restando nell’ambito del locale, mentre prima le produzioni cinematografiche venivano finanziate senza alcun controllo pubblico e senza passare da un ufficio preposto, ora la selezione è molto più dura e basata su criteri di merito: basta leggere attentamente il bando per vedere che l’importanza della strategia produttiva e distributiva diventa cruciale. Per chi parte da zero e senza conoscenze, è solo un bene: significa che il lavoro che viene riconosciuto non è più solo quello di bussare alle porte giuste, ma quello vero del produttore, cioè la partecipazione ai mercati e ai festival internazionali, la creazione di una rete europea di contatti che permetta di girare film che possano confrontarsi con un mercato molto più competitivo, dal punto di vista culturale, di quello locale”.

Anche Giampaolo Pedrotti, presidente della Trentino Film Commission, ha una considerazione da fare in merito: “Nel comitato tecnico-scientifico della Commissione sono presenti il Servizio Attività Culturali della Provincia e la Fondazione Museo Storico, a valutare il rigore storiografico di certi prodotti e più in generale il loro valore culturale. Però l’aspetto forse più importante è la promozione della cultura cinematografica, di cui in Trentino c’erano solo sporadiche esperienze, intesa non solo come cultura dello spettatore ma del film-maker, dell’imprenditore che investe nel cinema”. Come a dire: la valutazione del prodotto è ampia e complessa e non si ferma agli aspetti più strettamente legati alla sua fruizione.

La Film Commission, d’altra parte, non interviene direttamente sui contenuti. Sebbene insieme alla domanda di finanziamento vadano presentati (ovviamente) il soggetto e la sceneggiatura dell’opera proposta ed i curricula del produttore, del regista, degli interpreti principali e del distributore: ossia una sorta di biglietto da visita (o di lettera di referenze) del prodotto. E nonostante abbiano una certa rilevanza, nei parametri di selezione, i contenuti del soggetto (10 punti su 100).

Piuttosto, il filtro applicato dal regolamento di accesso è incentrato sul ruolo del territorio, in senso lato. Per tale ragione tra le prime finalità del fondo vi è quella di “sostenere la realizzazione e la diffusione di opere audiovisive al fine di attrarre nel territorio provinciale produzioni cinematografiche, televisive e di documentario che favoriscano lo sviluppo dell’occupazione e dell’economia trentina e al fine di promuovere il patrimonio geografico, ambientale, culturale, storico e turistico della provincia di Trento”. E non a caso per le produzioni cinematografiche e televisive è previsto che almeno il 20% del personale della troupe, durante il periodo di riprese sul territorio provinciale, sia composto di maestranze nate o residenti in Provincia da almeno un anno. Non solo: tra i criteri di valutazione hanno un peso significativo il numero di settimane di presenza sul territorio trentino (20 punti su 100) e la capacità di “valorizzare e promuovere il patrimonio geografico, ambientale, culturale, storico e turistico” della Provincia.

Su questo Luigi Pepe muove una pacata critica. “Per molte film commission uno dei punti chiave per avere accesso al contributo è quello di mostrare abbondantemente il territorio nel quale si gira. Questo è discutibile, perché i film devono essere giudicati per la loro qualità culturale e il loro impatto economico: se una produzione, ad esempio, vuole girare solo degli interni in un determinato luogo, non deve essere penalizzata per questo”. E d’altronde la commissione ha a cuore anche la pubblicizzazione turistica, intesa come capacità di creare un immaginario attorno al Trentino: “La nostra impostazione non è promozionale, quanto piuttosto industriale. Però il risultato promozionale è indubbio, anche se difficile da quantificare. - commenta Pedrotti - Abbiamo avuto fiction in prima serata, ciascuna con diversi milioni di ascolti. Poi ci sono prodotti che inducono una promozione diretta del Trentino, in quanto ambientati esplicitamente qui: parlo ad esempio de ‘La prima neve’ o di ‘Buona stagione’. In altre opere, come ‘Romeo e Giulietta’, la promozione è indiretta, poiché sono ambientate in luoghi ben riconoscibili, come piazza Duomo o i castelli, anche se vengono riferite ad altre realtà. Da ultimo, le manifestazioni di contorno o di lancio vengono esplicitamente tenute sul nostro territorio. Ma ci sono anche produzioni che non fanno una promozione diretta, in quanto magari realizzate prevalentemente in interni, come nel caso di ‘Sposami’. Va comunque considerato che noi non siamo Trentino Marketing” (realtà peraltro presente nel comitato tecnico- scientifico, n.d.r.).

I soldi

Riprese in piazza Duomo

A proposito di impatto economico, i requisiti per la sovvenzione prevedono che la spesa sul territorio per le produzioni cinematografiche sia di almeno il 150% rispetto al finanziamento richiesto (che può ammontare ad un massimo di 200.000 euro), così da favorire un’iniezione di denaro nei tessuti locali. “Infatti tutte le film commission italiane hanno come regola ferrea quella di spendere sul territorio più denaro di quello erogato: ciò significa che per ogni euro pubblico speso, vengono spesi almeno 1,5 euro sul territorio provinciale o regionale. - spiega ancora Pepe - Questo permette un rientro economico immediato, ma a lungo termine i benefici sono molto maggiori: la creazione di una serie di produzioni locali che via via crescono e riescono a reggersi sulle proprie gambe, o la formazione di figure professionali sempre più specializzate. L’idea nel lungo periodo è quella di creare, con l’aiuto pubblico, un mercato cinematografico che sappia reggersi da solo anche quando un giorno i fondi verranno a mancare. In Italia questo è evidente grazie alle esperienze della Torino Piemonte Film Commission o della Friuli Venezia Giulia Film Commission: in entrambi i casi c’è stata una cancellazione o una contrazione molto importante dei fondi erogati eppure, grazie al lavoro fatto negli anni, nella provincia italiana l’attività produttiva si concentra molto in queste due regioni. Si sono create, insomma, tante piccole imprese che sono riuscite a produrre film di qualità con uno sguardo europeo grazie al sostegno iniziale delle proprie film commission”.

“Di contro - è ancora Pepe che parla - va detto che questa visione fortemente economica della questione può portare a volte a risultati un po’ distorti: gli esempi sono i film di dubbia qualità che possono essere premiati da una logica economicistica. Uno dei criteri, infatti, che le film commission hanno è quello della spesa sul territorio: più soldi dichiari di spendere nel territorio, miglior punteggio avrai. Ovviamente nella valutazione finale delle domande trovano molto spazio i criteri di qualità culturale, ma quando una produzione dichiara di arrivare a spendere il 300% o il 400% di quello che le viene dato sul territorio, è più difficile dire di no”.

Il ragionamento non è difficile da comprendere; ma non porta per forza a conclusioni negative, se ben equilibrato da un’attenta valutazione di ciò che si ha per le mani.

Il bilancio economico, in ogni caso, è molto positivo: nel 2013 l’indotto è stato di oltre otto milioni di euro a fronte dei tre milioni di finanziamento erogati e ai circa 600.000 euro di spese destinate al funzionamento della commissione, alle sedi ospitanti, alla partecipazione ai festival, ai corsi per creare competenze (dal location manager allo sceneggiatore). Insomma, un risultato è superiore alle aspettative: si prevedeva di far rientrare il 150% del finanziamento erogato e si è arrivati ben oltre il 200%. E con il ritorno economico sono venute le ore di lavoro di personale locale, che si sono trasformate, nel tempo, in un ulteriore investimento: dopo essersi fatti conoscere dalle case di produzione, alcuni professionisti formati “sul campo” in provincia hanno cominciato a muovere i propri passi in autonomia anche al di fuori del Trentino.

E quando arriva il film di Natale di turno, di fronte al quale gli amanti del cinema dovrebbero provare un disagio prossimo al malessere? La pillola va giù se si considera l’aspetto economico della faccenda: “Il cinepanettone può avere un suo spazio, nei limiti convenuti, a iniziare dal tetto di finanziamenti (200.000 euro a produzione, n.d.r.) e dal fatto che una parte del punteggio di valutazione riguarda proprio il livello culturale dell’opera. Nel regolamento, per esempio, la pornografia è esclusa e una voce è attribuita al livello della scrittura”, sostiene Pedrotti.

Per fortuna nell’esperienza della TFC si sono succedute produzioni molto diverse fra loro. C’è stato “Colpi di fortuna”, che è stato comunque il film più visto sotto Natale nel 2013; ma anche, per esempio, “Il turno di notte lo fanno le stelle” di Edoardo Ponti, che nello stesso anno è stato premiato nella sezione cortometraggi al Tribeca Film Festival.

La commissione, insomma, prova a fare un lavoro di mediazione tra sacro e profano: non può essere troppo schizzinosa, ma al tempo stesso fornisce un efficace supporto a produzioni di valore. Se non è un sistema perfetto, certamente non farà male alla cultura trentina. L’augurio è che ciò possa accadere sempre di più e sempre meglio.

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