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Mobilità alternativa: yes, we can

Un disegno di legge popolare per passare dal trasporto privato a quello collettivo: car sharing, car pooling e trasporto pubblico gratuito.

Maurizio Clemente

Una provincia in cui la mobilità sostenibile diventi la prassi e in cui l’utilizzo delle auto sia limitato per rendere più vivibile la città: può sembrare un’utopia eppure, secondo varie associazioni riunitesi sotto il vessillo dell’ ecosostenbilità, è uno scenario realizzabile attraverso opportune misure. Con l’obiettivo di ribaltare l’attuale utilizzo: passare dal rapporto 80% trasporto privato / 20% collettivo a 30% / 70% in 10 anni. Motivazioni? Il secondo è più razionale e risparmia risorse, ambiente, salute.

Questo progetto, sintetizzato in un disegno di legge di iniziativa popolare, a sostegno del quale sono state raccolte 4.000 firme (ne erano necessarie 2.500), entrerà in discussione in commissione legislativa in questi giorni, ed entro un anno e mezzo approderà in aula.

Sugli organi di stampa è stata enfatizzata una parte della proposta: l’abolizione di biglietti e abbonamenti, insomma la gratuità del trasporto pubblico. “Ma quella in fondo è solo la coda, la conclusione di un ragionamento molto più ampio” ci dicono Antonella Valer, Franco Tessadri e Paolo Vergnano, tre fra i promotori del ddl, che ci hanno illustrato il piano generale sotteso al progetto. Piano che parte da un presupposto: l’utilizzo dei mezzi privati rimane predominante perché ritenuto più conveniente; per contrastare questa dinamica, bisogna incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici in maniera che divengano più attraenti dell’ auto di famiglia.

“Intendiamoci, non vogliamo demonizzare l’automobile - precisa Antonella Valer - vogliamo che sia una scelta, mentre oggi l’auto, nella stragrande maggioranza dei casi, è una necessità”.

Il primo intervento, fondamentale, riguarda il tragitto casa-lavoro: occorre evitare che le persone debbano partire da casa con l’automobile per poi arrivare alla stazione o al parcheggio scambiatore; chi parte in auto, poi prosegue fino a destinazione, gli risulta più razionale anche se più costoso, i divieti di ingresso in città, aggirabili con il pagamento dei parcheggi, oltre ad essere socialmente discriminatori, semplicemente non funzionano come limitatori dell’uso dell’auto.

Da qui l’esigenza di un sistema integrato (“dall’automobilità alla multimobilità”), che parta dalla porta di casa, per cui a piedi o in bicicletta è possibile, gradevole, conveniente arrivare al mezzo pubblico, che c’è, è vicino, con frequenze adeguate, con il ritorno assicurato.

Un secondo obiettivo è passare dall’auto in proprietà al car sharing (ossia condivisione dell’auto, che non è più di proprietà ma che viene pagata per il mero utilizzo, con evidente razionalizzazione delle risorse) e al car-pooling (riempimento delle auto, ossia favorire l’ utilizzo di pochi automezzi che portino più persone).

Il ddl intende essere realistico, e si confronta con le normative che già ci sono sul tema: legge urbanistica, sul trasporto pubblico, sulle piste ciclabili, ecc. “Queste normative fanno riferimento a una centralità della strada, e in essa del trasporto privato, supposta immutabile, a prescindere dai costi effettivi” sostengono i promotori.

Bisogna ribaltare questa impostazione, passando alla priorità del trasporto pubblico con al suo interno la ferrovia; e in seconda istanza al car sharing, car pooling, bike sharing (bici da prelevare in rastrelliere disposte in punti strategici, e da restituire non necessariamente nello stesso punto). E le risorse?

Attualmente il Trentino spende 150 milioni (4% del bilancio provinciale) per il trasporto collettivo; si tratta di passare al 5%, almeno 200 milioni, dirottandovi parte degli investimenti (strade, parcheggi) che continuano ad essere riversati sul trasporto privato. “Ci si guadagnerebbe, anche economicamente, con la sola diminuzione dei danni ambientali e sanitari”.

Ed eccoci all’ultimo - più eclatante? - argomento: la gratuità dei mezzi pubblici.

Utopia? Biglietti e abbonamenti rendono dai 15 ai 17 milioni, cui ne vanno sottratti 5 spesi per emetterli e controllarli (solo il nuovo sistema di sbigliettamento Mitt è costato 20 milioni). Insomma i biglietti rendono poco. In cambio si è visto in tutto il mondo (ma anche a Rovereto, dove si è effettuata una sperimentazione con il Pollicino in centro storico) che la gratuità fa aumentare di gran lunga gli utenti (tre volte tanto), l’utilizzo dei mezzi e il loro riempimento, oggi ridotto a un mortificante 15-20% medio.

Insomma, quei 10-12 milioni di costi aggiuntivi sarebbero poca cosa, facilmente compensabili con un mutamento di destinazione di una percentuale delle accise sulla benzina. In cambio si avrebbe un diverso modello economico, più razionale, e stile di vita, più rilassato e salubre. È poco?

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