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La partecipazione per risanare l’autonomia

Jacopo Zannini

Sono tempi difficili per la nostra autonomia, che appare sempre meno speciale e sempre più precaria, fra i litigi all’interno della maggioranza del centro(sinistra?) autonomista trentino e le bordate centraliste che arrivano da Roma in un contesto europeo che non sembra ancora aver archiviato l’ austerity competitiva made in Germany. Il rigore europeo ma soprattutto lo spirito centralista degli ultimi governi che si sono susseguiti, stanno mettendo in difficoltà anche il Patt, che dell’ Autonomia, fa un tratto (fin troppo) identitario.

Per correre ai ripari, vista la revisione del Titolo quinto, si sta giustamente pensando di fare un serio “tagliando” alla nostra autonomia, ipotizzando di stendere un terzo Statuto. Dopo i decenni del temperato liberismo dellaiano, ci ritroviamo le risorse tagliate e il magico bancomat provinciale sembra arrancare. Se a questa debolezza, della nostra Provincia, si aggiunge la scarsa se non vuota funzione della Regione, il panorama che abbiamo davanti impone veramente un cambio di marcia nel modo di gestire il fragile ma importante dispositivo che ha cambiato radicalmente la storia del nostro piccolo pezzo di valli e montagne fra l’ Italia e il Tirolo.

Quello che manca, a mio avviso, è un maggior radicamento dell’autonomia e una coscienza, che certo non si creerà rinchiudendosi dentro un pericoloso localismo. Lo sguardo va elevato, si devono praticare nuove alleanze, altrimenti un territorio piccolo come il nostro rischia di essere spazzato via. Occorre fare rete con la regione alpina, potenziare veramente l’ Euregio, che per ora sembra essere solo un’ invocazione, ripensare le scelte del dellaismo, che verso la fine della sua parabola si è fatto prendere la mano da un gigantismo ipertrofico. Fondamentale è a mio avviso, quindi, condividere un percorso che ci porti alla stesura di un terzo Statuto nella maniera più partecipata possibile.

Con lungimiranza a Bolzano si è già architettata una dinamica interessante che coinvolgerà vari attori della società al dibattito e alla stesura del terzo Statuto. L’ hanno chiamato “Convent”: si formerà una commissione fatta da portatori di interessi e cittadini che si confronteranno con politici di professione su questo argomento.

Mi pare un’ innovativa geometria partecipativa, una dinamica che parecchio lontana dalle scelte che spesso e volentieri nascono chiuse dentro ai palazzi di piazza Dante, che fino ad ora hanno trattato con disinteresse argomenti come la democrazia diretta e quella partecipativa. Speriamo che almeno su questo tema il presidente Rossi si dimostri più coraggioso e prenda esempio dai cugini altoatesini.

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