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La crisi della Scuola musicale di Rovereto

Pietro Chiaro

Ho letto la “riflessione” di Roberto Antolini, apparsa sull’ultimo numero di Questotrentino circa “La crisi della Scuola Musicale di Rovereto”. L’articolo fornisce un’esauriente descrizione della realtà delle scuole musicali della nostra zona e della crisi che le affligge, con particolare riguardo alla Civica scuola musicale Zandonai. Tanto per ragioni essenzialmente economiche, che avrebbero indotto l’Amministrazione comunale prima a non assumere più personale insegnante di ruolo e poi ad appaltare - dopo aver tentato, con l’Amministrazione Valduga, di non rinnovare i rispettivi contratti - i corsi dei precari per alcuni strumenti alla scuola musicale Jan Novak.

Appare ovvio che se si proseguirà sulla strada della progressiva precarizzazione, a seguito del collocamento a riposo dei 6 insegnanti di ruolo rimasti, la Zandonai sarà destinata a perdere quella identità che ne ha caratterizzato la storia ultracentennale e l’ha resa nota come uno dei fiori all’occhiello del patrimonio culturale della città. E credo che si debba convenire che la scomparsa della Zandonai costituirebbe una perdita, in termini culturali, ben più grave, per l’immagine di Rovereto, del sacrificio economico di qualche posta di bilancio. Discorso, del resto, che si può estendere anche all’altra realtà di prestigio per la città, quel Mart, lasciato dalla direttrice Collu e dal suo consigliere più rappresentativo, Feltrinelli, proprio per carenza di progettualità. È solo questione di valutazione di priorità nelle scelte politiche, seppur condizionate dalla crisi economica che impone tagli nel bilancio pubblico.

Di tutto ciò dimostrò di essere a conoscenza l’attuale sindaco Miorandi, quando, in campagna elettorale, ponendosi in contrasto con l’orientamento manifestato dalla precedente Giunta Valduga, diede assicurazione di perseguire la politica di mantenimento dell’offerta all’utenza scolastica della Zandonai di un percorso “scolastico di alto livello e di tipo professionalizzante”; con l’impegno altresì di “avviare un riesame degli assetti organizzativi, superando logiche di precariato delle figure professionali” della Scuola.

Orbene, bisogna prendere atto del fallimento di quell’impegno e dell’ adeguamento dell’attuale Giunta alla linea di chi ritiene che i bei tempi della Zandonai sono passati e che bisogna adeguarsi a una nuova realtà, che tenga conto dell’esistenza delle altre scuole (la Novak, i Quattro Vicariati e il CDM).

Le due commissioni costituite per studiare la nuova forma organizzativa da dare alla Zandonai non hanno approdato ad alcun esito e l’idea della fondazione, pure spesso professata dal sindaco, non ha trovato realizzazione, né la potrà trovare nei pochi mesi che ci separano dalle elezioni comunali. E al riguardo vanno condivise anche le perplessità evidenziate nell’articolo in questione circa la possibilità di far convivere, nel progetto di un’unica fondazione, realtà musicali così differenti, con l’inevitabile compromissione, aggiungo io, del carattere proprio della Zandonai.

Il declino di quest’ultima sembra quindi segnato e la Giunta ha anche dato un segno al riguardo, eliminando la figura del direttore e sostituendola con quella di un “coordinamento- direzione per presunte 12 ore settimanali” ed interruzione estiva dell’incarico. Privando, sostanzialmente la struttura della sua figura apicale, siccome, come comprensibile, premessa, oltre che al coordinamento, alla ideazione e progettazione programmatica delle varie attività.

La perdita dell’autonomia dell’Istituto è dimostrata anche dal fatto che il predetto “coordinamento-direzione” è stato poi in concreto affidato, oltre che a un insegnante della scuola, all’attuale direttore della Jan Novak, che ha, come ricordato, l’appalto di alcune cattedre strumentali.

Viene così raggiunto il risultato voluto anche dall’apparato burocratico comunale, che ha ottenuto nel contempo l’allontanamento dell’ex direttore Filippo Bulfamante, cui non aveva perdonato il ritenuto affronto della perdita del contenzioso, sorto quando, nel 2008, a seguito della presa di posizione del Bulfamante a favore dei precari, il Comune aveva preso un provvedimento disciplinare nei suoi confronti. Bulfamante era stato assunto nel 2002, a seguito di concorso pubblico, proprio per l’esigenza di istituire la figura di un direttore della scuola.

L’ultimo atto della Giunta Miorandi circa la vicenda della Zandonai è dato dalla delibera n. 132 del 23 settembre 2014, che prevede l’impiego di circa un milione, ricavato dalla vendita di quanto a suo tempo lasciato dalla signora Tosca Delaiti al fine dello sviluppo e del potenziamento della scuola.

Non è dato comprendere come la volontà contenuta nel testamento sia compatibile con l’acquisto di “strumenti ed attrezzature didattiche”, che dovrebbero riguardare le spese di normale manutenzione.

Ma soprattutto resta un interrogativo: come si può sostenere che quella somma sia stata destinata effettivamente allo “sviluppo e potenziamento” della Zandonai, quando la stessa è stata privata della sua figura più rappresentativa, cioè il direttore, e la politica della sempre maggiore precarizzazione porterà, inevitabilmente a far venire meno l’autonomia ed il carattere identitario della Zandonai?

E ancora: è possibile pensare a una gestione della somma Delaiti, acquisita all’ente pubblico, sostanzialmente oggi affidata al direttore di un privato, come è da ritenere la cooperativa cui fa capo la Jan Novak?

Resta quindi l’amara conclusione di una politica che non si è saputa rendere interprete delle esigenze della collettività.

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Francamente non capisco se il problema sia come si può garantire anche in un futuro ipotecato dal Fiscal Compact una formazione musicale agli aspiranti musicisti di Rovereto e della Val Lagarina (mi dicono che un percorso “professionalizzante” si potrebbe conservare anche dentro una Fondazione, come ho già detto nell’articolo), o se il problema non sia invece fare un attacco al sindaco Miorandi. Ma l’annuncio, poco prima di Natale, dell’autocandidatura di Bulfamante a prossimo assessore alla Cultura di Rovereto in una lista “civica” guidata dall’ex AN Marco Zenatti e dall’ex FI Andrea Benoni farebbe pensare che per qualcuno il vero obiettivo sia il secondo Non per Chiaro, magari, ma non si può ignorare questo scenario.

Roberto Antolini