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Cavalese: novità in vista

Le elezioni di maggio potrebbero riservare sorprese, grazie a un inatteso candidato del centrodestra

Cavalese è in pratica il capoluogo della valle di Fiemme. Non certo per il numero di abitanti, visto che è largamente superata da Predazzo. Ma perché ospita tutti i servizi più importanti. L’ospedale di Fiemme, istituti di istruzione superiore, il Tavolare, la sede della Comunità di valle, della Magnifica Comunità di Fiemme, il palacongressi, la piscina, le poste centrali... È quindi importante vedere cosa sta avvenendo in vista delle elezioni amministrative del prossimo mese di maggio. Anche perché, fin dal 1990, il paese ha sempre anticipato lo sviluppo di determinate sensibilità politiche: allora, ad esempio, l’imprevista sconfitta elettorale della Democrazia Cristiana ad opera di liste socialiste, ambientaliste e civiche.

Mauro Gilmozzi

Anche in questo periodo stiamo assistendo ad un possibile ricambio di sensibilità che non lascia indifferenti, in quanto potremmo assistere alla fine di un’altra epoca: il dominio dell’assessore provinciale Mauro Gilmozzi. Già nella scorsa legislatura il delfino di Gilmozzi, il sindaco uscente Silvano Welponer, aveva vinto lo scontro con le destre per un soffio: settanta voti di differenza. In poco tempo il sindaco si è ritrovato a governare con difficoltà: due consiglieri si rendevano indipendenti e periodicamente dovevano venire accontentati con piccoli incarichi (commissioni o presidenza del consiglio). Carmelo Zini, democristiano più che navigato, un galeone, privo di ogni visione dello sviluppo, insisteva nelle sue bizze, finché ottenne l’onorificenza di Cavaliere di Gran croce e l’incarico nel Consiglio di amministrazione della società sciistica Doleda di Canazei a nome di Trentino Sviluppo (sponsor Lorenzo Dellai), per trovarsi oggi ad abbandonare i suoi amici di cordata e trasbordare nella parte opposta.

Oggi su Cavalese si abbatte una novità clamorosa: a guidare l’ampio schieramento di centro-destra, sicuramente cinque liste, ci sarà l’avvocato Beppe Pontrelli. Da giovanissimo combattivo consigliere comunale del Partito Socialista fu protagonista nel 1990 della disfatta democristiana, fino al 1993, quando decise di abbandonare la giunta Gilmozzi spaccando così il suo gruppo e rimanendo isolato, non solo politicamente, ma anche nel paese. Dopo anni di assenza, oggi viene indicato dal fronte di destra come candidato sindaco, accanto a personaggi che provengono direttamente da culture fasciste e a leghisti: dovrà quindi gestire personaggi che l’avvocato non ha mai amato, anzi ha attaccato anche con aggressività.

Pontrelli ha ottime possibilità di successo. Non certo grazie a meriti personali, ma per ragioni indotte dalla situazione. Innanzitutto per la forza del locale centrodestra. Ma specialmente perché in questi cinque anni il sindaco uscente non ha brillato: è stata una amministrazione piatta, priva di idealità, incapace di delineare un progetto per Cavalese e la valle. Del suo quinquennio si ricorda l’insofferenza per il confronto con delle minoranze combattive, discutibili affermazioni su cosa si vada inteso per democrazia (in alcuni passaggi la fotocopia di Renzi: discutiamone in tempi stretti tanto poi decido io). E tanta testardaggine nel sostenere opere inutili, come la scuola nella frazione di Masi, una nuova costruzione che ospiterà 35 alunni delle elementari costata oltre 5 milioni di euro, l’imposizione del tappeto sintetico nel campo di calcio principale (siamo a 1000 metri di quota), mentre le scuole elementari del centro mostrano evidente il bisogno di ristrutturazione, l’abitato è abbandonato perfino nella pulizia, le proposte turistiche e specialmente culturali sono state deboli, inefficaci. Ma su Welponer pesa come un macigno la gestione della vicenda ospedale: mentre la Provincia di fatto in soli cinque anni lo ha privato di servizi importanti e di alte professionalità, il sindaco si è limitato alla promozione di lunghi comunicati rimasti privi di prospettiva causa l’incapacità di sollevare sul tema una dovuta e attesa mobilitazione popolare. Nel corso del suo mandato si sono avuti ben due rinvii della ristrutturazione muraria dell’ospedale, prima nel 2010 ed oggi con gli investimenti rinviati al 2018: i tredici milioni di euro promessi nel 2008 per il rifacimento del Pronto Soccorso e di Chirurgia si sono ridotti ad 8 e nessuno riesce a garantire che risulteranno efficaci nell’obiettivo del rilancio di questo importante presidio sanitario. Ancora a favore di Pontrelli stanno le scelte politiche e dei dirigenti delle società locali partecipate di Mauro Gilmozzi: i suoi uomini sono stati scelti, da sempre, più per la fedeltà e l’ambizione che per le capacità operative e culturali: oggi dominano la società del teleriscaldamento (Bioenergia), della raccolta rifiuti (Fiemme Servizi), il Centro d’arte moderna, la società che gestisce gli impianti sportivi (la SAGIS), l’azienda teatrale, il regolano della Magnifica Comunità: un potere assoluto, e soffocante, con la popolazione stanca di subire e di essere privata, da parte di questi personaggi, perfino del diritto di critica e di proposta.

Beppe Pontrelli

A Cavalese era stato indicato come possibile sindaco anche l’assessore alla cultura uscente, il dott. Sergio Finato. Un personaggio più politico dell’attuale sindaco, esperto, capace di aggregare e di lavorare accompagnato da diversità culturali e politiche. Ma la sua figura presentava un difetto imperdonabile: l’autonomia da Trento e dagli assessori provinciali locali. Un difetto che nella votazione su scheda segreta delle liste che sostengono la maggioranza uscente, lo ha portato alla sconfitta.

È probabile che ci troviamo in presenza di una svolta clamorosa degli equilibri di potere, poiché le condizioni di una vittoria delle attuali opposizioni ci sono. Ma in paese non si è poi convinti che una simile coalizione, qualora vincesse, possa durare a lungo. Non si tratta di un insieme di idealità fra loro omogenee, ma per lo più di personaggi particolarmente caratteriali o ambiziosi, che fino ad oggi non hanno dimostrato grandi visioni, non si pretende a livello nazionale, ma nemmeno locale.

Negli altri comuni

L’ospedale di Fiemme

Negli altri centri della valle non sembra che ci si debbano attendere grandi sommovimenti. A Predazzo la sindaca uscente, dott.ssa Maria Bosin, trova consensi diffusi, come del resto altri sindaci sparsi nei troppi comuni-polvere. Solo a Castello di Fiemme, dopo una sola legislatura, lascia il sindaco uscente Antonio Barbetta. Una esperienza devastante, la sua: dopo pochi mesi la sua maggioranza è andata in frantumi e ha imbarcato nel governo la minoranza. Con votazioni portate sempre al limite del regolamento (un governo di minoranza, nei fatti) è riuscito ad arrivare a fine legislatura, senza però aver portato nulla nel paese, se non laceranti spaccature, anche personali. Vedremo se dei giovani sapranno riprendere le redini del governo o se anche qui, come a Varena o a Tesero, Gilmozzi cercherà di imporre i suoi fedeli. Questi cinque anni hanno prodotto una valle sempre più debole, incapace di dialogo con i cittadini, incapace di proporre nuove prospettive imprenditoriali. Due grandi imprese che lavorano sulle esportazioni, la Rizzoli (stufe per riscaldamento) e la VAP (metalmeccanica) sono state costrette a lasciare il territorio di Cavalese e a spostarsi nel vicino Alto Adige. La Comunità di valle si è esaurita in un protagonismo del presidente privo di efficacia e di risultati.

Un altro capitolo che ci mostra una valle addormentata, legata nella difesa di vecchi poteri, sempre i soliti: l’imprenditoria delle strade, degli impianti sciistici e degli albergatori. E con politici sottomessi a questi poteri.