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“Perdere la memoria mi ha salvato”

Dopo un’overdose, l’amnesia è stata l’occasione per smetttere con la droga e riprendersi la vita. Da “Piazza grande”, giornale di strada di Bologna.

Alice Facchini

“La mia memoria a breve termine non funziona più: non ricordo i nomi, mi dimentico le strade, le date, i numeri... Comunque riesco ad avere una vita normale, ho trovato i modi per ovviare al problema”.

Mario aveva trent’anni quando è entrato in coma a causa di un’overdose. Viveva in strada ed era tossicodipendente. Quandosi è risvegliato, la sua memoria si era cancellata. “Non ho più sentito la necessità di cercare la roba, avevo problemi ben più gravi di cui occuparmi. - racconta - E così mi sono disintossicato. Perdere la memoria mi ha salvato la vita”.

Mario è nato nel 1964 in Basilicata, a Metaponto Bernalda. “È il paese di Francis Ford Coppola” - ci tiene a precisare. Poi ha studiato a Trento, dove si è diplomato e ha aperto una cartoleria. “È stato in quel momento che ho iniziato a usare sostanze. Prima ecstasy e anfetamine, poi anche eroina. Pian piano ho perso tutto: sono finito per strada e non sono più riuscito a mantenere la mia attività. A un certo punto ho capito che dovevo andarmene. Trento è è unacittà piccola, dove un tossicodipendente è molto visibile. Quando sei un senzatetto tutti ti riconoscono e ti giudicano. Così mi sono buttato su un treno, volevo tornare al sud”.

Per tre anni Mario è stato in giro per l’Italia, dormendo nelle stazioni o sui treni. Chiedeva l’elemosina e a volte commetteva qualche furtarello. Nel 1993 è arrivato a Bologna, dove era ospitato in un dormitorio. Era presente quando è nato il giornale “Piazza Grande” ed è stato anche uno dei primi diffusori. “Ma il mio pallino era sempre trovare i soldi per comprare la roba: facevo ricette fasulle falsificando la firma dei dottori. Iniziai anche a vendere ‘Piazza Grande’, ma poi sono stato allontanato perché facevo troppo casino. Ero messo malissimo”.

È nel 1994, all’inizio dell’estate, che la sua vita ha avuto una svolta decisiva: l’uso prolungato di sostanze e una dose di troppo lo mandano in coma. È sera, Mario è steso su una panchina dei Giardini Margherita, dove viene trovato solo la mattina dopo, ed è ricoverato all’ospedale Sant’Orsola. “La riabilitazione è stata molto lunga, non riuscivo a riprendere a camminare e in più la memoria si era cancellata. Non avevo dimenticato di essere un drogato, sapevo che prima mi facevo di eroina; ma dopo tre mesi chiuso all’ospedale non ci pensavo più. Per me quella è stata un’occasione per smettere finalmente con le droghe, un’occasione che sono riuscito a cogliere. Ormai sono vent’anni che non tocco più niente”.

Una volta uscito dall’ospedale, Mario ha preso la residenza al dormitorio “Beltrame” ed ha ricominciato a vendere il giornale. Inoltre si occupava di sgomberare le cantine e di portare i mobili nel capannone di “Piazza Grande”. “Avere un piccolo lavoro mi aiutava ad avere ritmi normali e a imparare a stare con gli altri in modo diverso. Mi sono sentito responsabilizzato e questo mi ha aiutato a riprendere in mano la mia vita”.

Nel 1998 Mario è stato fra i fondatori della cooperativa “La Strada”, nonché il suo primo presidente. Lavorava nei dormitori e poi come operatore al rifugio notturno di via del Gomito. “Con ‘La Strada’ abbiamo organizzato un sacco di attività - ricorda Mario con nostalgia -, mi sentivo in famiglia. Io stesso ho partecipato a molti corsi ed ho accumulato esperienza”.

Tre anni fa Mario è stato assorbito dalla cooperativa “La Rupe”, dove ha lavorato fino allo scorso settembre. Poi, a causa dei tagli del Comune, il servizio notturno è stato eliminato e lui ha perso il posto. “Adesso lavoro al trasporto disabili. Non è proprio il mio campo, ma in questo periodo mi ritengo fortunato: nonostante la crisi, comunque ho un lavoro”.