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Le api e le elezioni

Il presidente Kompatscher sta perdendo un po’ del suo appeal e i cittadini si avvicinano al voto con scarso entusiasmo

Il presidente della Giunta Arno Kompatscher

Il Goldener Lugenbeitl-Orden (premio al peggior bugiardo), è stato assegnato quest’anno dalla Federazione delle associazioni ambientaliste sudtirolesi al presidente della giunta Arno Kompatscher. Lui si è arrabbiato molto. Ma effettivamente come biasimare chi non apprezza chi fa promesse durante le campagne elettorali e poi fa il contrario subito dopo?

Per la verità, questo è stato accettato supinamente per tanto tempo e ora, cambiato il bugiardo di turno, si vorrebbe che tutto - o almeno qualcosa - cambi. Il “premio” sgradito ha a che fare con l’aeroporto. Oltre cento milioni di euro sono stati sottratti in questi anni difficili ai cittadini della provincia, che sono in gran maggioranza contrari a questa struttura mangiasoldi. Le firme raccolte a suo tempo (35.000) sono state ignorate. Niente valutazione d’impatto ambientale. Finalmente durante la campagna elettorale il nuovo candidato, poi eletto, alla presidenza, aveva promesso una consultazione popolare. Arrivato sul trono di Durnwalder, però, Kompatscher ha deliberato uno stanziamento di ben 2.740.000 euro per un aumento di capitale della società di gestione, destinati ad acquistare altri terreni vicini all’aeroporto, nonostante non vi sia alcun progetto approvato per il prolungamento della pista.

Non tutti hanno dimenticato che Durnwalder, poco prima della sua ultima elezione, fece spedire a spese della pubblica amministrazione a tutte le famiglie una costosa pubblicazione patinata, in cui prometteva di non dare mai finanziamenti all’aeroporto, salvo rimangiarsi la promessa poche settimane dopo il voto. Ma erano altri tempi. Kompatscher, sorpreso con le mani nella (solita) marmellata, non è stato risparmiato.

Questo episodio riduce la stima verso il nuovo presidente e verso il suo partito, che ne avrebbe molto bisogno. In alcune località non si trovano candidati per le prossime elezioni comunali. Molti sindaci si sono ritirati. Altri si candidano con liste civiche, temendo la fuga del voto. In alcune località periferiche la resistenza alla riforma sanitaria ha portato in piazza con scene da tragedia intere popolazioni locali. Tutti contrari alla chiusura di alcuni reparti dei 6 ospedali periferici. Certo troppi e con una spesa insostenibile. Ma che rispondere alla resistenza popolare che critica il contemporaneo spreco per l’aeroporto?

Nella SVP si pensa che i danni saranno limitati dalla crisi dei Freiheitlichen. Mors tua vita mea? Questi soffrono le conseguenze dell’ambiguità che stava alla base del loro enorme successo negli anni precedenti: nati come portavoce della destra xenofoba e populista, hanno pescato abbondantemente nell’insoddisfazione degli abitanti delle valli verso la SVP e nella richiesta di trasparenza e buona amministrazione. Ma proprio il populismo ora li mette in difficoltà, tanto che in alcuni comuni interi gruppi consiliari si ripresentano sotto forma di liste civiche staccate dal partito originario, per protesta verso i dirigenti coinvolti nella vicenda dei vitalizi. Il partito che si presentava come l’unica alternativa, anche morale, è crollato. Ma il timore è che vi sia una caduta generale della partecipazione al voto. Ci sono partiti della destra tedesca che non cercano neppure i candidati.

A due giorni dalla presentazione ufficiale delle liste, regna la confusione, non si sa chi e dove presenterà delle liste e quali saranno i programmi.

Ci sono comuni come Cortaccia, nella Bassa Atesina, in cui i cittadini sono stati coinvolti con un’ampia e dettagliata consultazione nella valutazione del lavoro della giunta uscente e con la richiesta di proposte. Trasparenza e partecipazione sono stati sempre alla base del lavoro del sindaco uscente. Un raro buon esempio. Il contrario di Bolzano, che convoca istruttorie pubbliche e poi, contro quanto prevede lo statuto comunale, le ignora del tutto.

Nei comuni anche piccoli il confronto politico si gioca spesso su questioni solo apparentemente locali. A Malles, gli agricoltori pretendono che il sindaco ignori il risultato della consultazione popolare, che ha deciso il divieto di uso dei pesticidi nel territorio comunale. Un argomento scottante dal punto di vista ambientale, sanitario e giuridico, per tutti i comuni agricoli, reso ancora più urgente dalla pubblicazione dei risultati di una serie di approfonditi esami su api morte. Un laboratorio indipendente del Veneto ha effettuato la ricerca in tutto il Nord Italia, e ne è uscito che le api del Sudtirolo sono le più avvelenate. I dati, pubblicati sulla rivista L’apicoltore italiano, mostrano notevoli quantità di sostanze come Imidacloprid, Pyraclostrobin, Chjlorpyrifos, Cyprodinil, Thacloprid Fluvalinate, Kresoxim-M, Phosmet, Metalaxil-M. Ma nelle api morte di Verano/Vöran, oltre a 11 diverse sostanze, sono state trovate tracce di Tetramethrin, una sostanza il cui uso in agricoltura in Italia è proibito. L’uso dei pesticidi che viene ritenuto la causa della moria di api dovrà essere messo in discussione in genere non solo a Malles.

Dobbiaco è di nuovo comune etnicamente eretico. Cinque anni fa era stato eletto a furor di popolo Guido Bocher. Durnwalder aveva detto: si tornerà a votare, non ci può essere un sindaco italiano in un comune dove gli italiani sono il 10 per cento. Bocher è rimasto cinque anni. Un mese fa la SVP ha fatto le primarie, con l’intenzione di “rimettere le cose a posto”. Candidati alle primarie erano solo esponenti SVP. Ma c’è stata una sorpresa: il numero di preferenze maggiore l’ha ricevuto il sindaco uscente, che non si era ovviamente presentato e che aveva fatto sapere di non voler essere causa di discordia e quindi pronto a ritirarsi. I votanti alle primarie hanno scritto nello spazio libero il nome del sindaco Bocher, molto di più degli altri nomi proposti dal partito. A questo punto Bocher, dopo lunga riflessione, ha deciso di presentarsi di nuovo il prossimo 10 maggio, “per rispetto della volontà popolare”. Che non è affatto quella della SVP. Vedremo come andrà a finire, ma è una bella storia per il Sudtirolo, dove le cricche etniche occupano i posti di comando, spartendosi la torta e ignorando la volontà della cittadinanza.

Il caso Bolzano

A proposito. Eccoci nel capoluogo, per lunghi decenni ceduto alla DC in cambio dell’appoggio in Provincia. Ora i rapporti di forza sono ben diversi (la DC aveva anche voti e non solo arroganza), ma purtroppo lo scambio sembra addirittura peggiorare, rispetto ai tempi di Durnwalder (duro a dirsi da parte di chi scrive). Questi di tanto in tanto, nel bene e nel male, faceva sentire la sua voce, considerando Bolzano parte della Provincia. Kompatscher invece non sembra voler esercitare alcun ruolo nei confronti della città, lasciandola in mano alla sua cricca venduta agli speculatori. Dello scandalo dell’acquisto di terreno per l’IPES, che ha sfiorato il vicepresidente della giunta provinciale (PD) e delle scelte urbanistiche della città, non si parla più e tutti sono rimasti al loro posto, anche se l’inchiesta della magistratura va avanti. Tacciono soprattutto i giornali. L’incredibile comportamento dello stesso politico, che ha chiuso il Laboratorio di Storia e la rivista Storiae, e oggi nega i finanziamenti a un’associazione culturale storica come La Comune che coinvolge migliaia di persone, va avanti senza che vi sia un intervento equilibratore fra i risentimenti e gli interessi personali e politici e quelli degli abitanti della città.

Kompatscher ha dato un segnale forte partecipando alle cerimonie al muro del lager di via Resia, dove ha trovato parole giuste, e appoggiando la storicizzazione del monumento alla Vittoria. Però la città non è solo storia. E il degrado economico e sociale, la mancanza di servizi efficienti, il traffico fuori controllo, il dilagare delle malattie da inquinamento, l’attacco speculativo, l’orrore del Pronto Soccorso, l’abbandono dei malati gravi e degli anziani, i soprusi dell’amministrazione verso i cittadini, le politiche dei parcheggi per far (fare) soldi, lo riguardano.

Anche i bolzanini sono cittadini della Provincia e hanno diritto a democrazia, partecipazione, verde pubblico utilizzabile, servizi a chi non può uscire di casa da solo, sostegno alla ripresa economica. È una città che non vota più, che ha perso la speranza. Ogni cinque anni c’è stato un calo del 10% dei votanti. La questione centrale per il futuro di Bolzano è urbanistica: 5.000 appartamenti vuoti; la minaccia di ripresa della “densificazione” in una città dove il verde è solo sulle pendici o vicino alle case per pochi. Manca di trasparenza la questione Benko, su cui la SVP è spaccata e fino all’ultimo incerta se sostenere l’accomodante candidato sindaco Spagnolli (lo farà) che ne è un appassionato fan, tanto che si è recato a casa di coloro che non vogliono vendere i loro appartamenti al tycoon austriaco per convincerli!

Il voto sulla faccenda scottante è stato spostato a dopo le elezioni. Meglio non correre rischi. Intanto il sindaco si blinda con una lista civica che accoglie vecchi arnesi della politica e perfino esponenti della destra, per allargare il consenso confondendo le acque e avere poi mano libera in decisioni che appaiono lontane dall’interesse pubblico.

Dall’altra c’è una lista M5S che ha fra i suoi obiettivi ambiente, salute e una seria valutazione degli interessi pubblici nella questione Benko, sulla quale molti candidati hanno lavorato negli ultimi mesi insieme alle associazioni ambientaliste e a diversi comitati civici. Candidato sindaco è l’animatore del fronte, che mette in discussione l’utilità dell’enorme centro commerciale con 1700 posti auto a fianco di piazza Walther. La coalizione degli eco sociali si è spaccata: Project Bozen sostiene il sindaco; i Verdi, dopo essere stati in maggioranza per dieci anni, a pochi giorni dalla presentazione delle liste diventano opposizione, con una candidata sindaca appoggiata anche da SEL e Sinistra per Bolzano.

Poi c’è la destra, con i soliti litigi sopra le righe in Forza Italia, e la proposta di candidati sindaci come Frattini, Brunetta, Sgarbi, da contrapporre a Urzì di “Alto Adige nel cuore”, prima accettato e poi boicottato. Una minilista del PSI con candidato sindaco il medico radicale Achille Chiomento, da sempre impegnato in battaglie sui diritti civili, raccoglie le firme. Ci sono ancora due giorni e altre liste fioriranno, ognuna per sé. Ma la cittadinanza si sente esclusa. I suoi problemi e i suoi interessi, le speranze e le inquietudini sono altrove rispetto alla politica politicante.