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Passaggi

Il tempo s’intreccia con la vita stessa, seguendo rituali che ne scandiscono i momenti fondamentali: nascita, ingresso nella vita adulta, matrimonio, morte. Riti che oggi si cerca di evitare. L’incapacità degli anziani di celebrare i passaggi ha affidato l’iniziazione dei giovani alle grandi aziende, sicché i momenti significativi del crescere sono oggi rappresentati dall’acquisto dell’ultimo telefonino, del motorino nuovo, dell’automobile con più accessori. Le generazioni sono confuse, i padri vestono come i figli, con tatuaggi e piercing. Si diventa in fretta “giovani adulti”, una categoria inventata di recente, una tappa della vita che tende a durare un periodo indefinito e dove si rimane a lungo.

Ma come viviamo noi donne, considerate a scadenza, in un momento storico dove non sembra concesso di invecchiare? In una società in cui, oltre ai regali, si scartano le persone quando non sono più alla moda. Se anagraficamente ci collochiamo nell’età di mezzo presto, ci accorgiamo che questa fase si dilata sempre di più, e che siamo investite dai luoghi comuni: “A cinquant’anni la curva della felicità ricomincia. La famosa crisi non esiste o arriva più tardi. Gli anni che hai non li senti o non li dimostri...”.

Banalità che non aiutano a dare spessore a questa fase della vita, perché sembra che l’età sia più bella solo se si riesce ad eluderla, negando i cambiamenti in corso. Molto più difficile capirne la bellezza leggendo le trasformazioni come segno di evoluzione personale. Fondamentale è il modo in cui riusciamo a ridefinire il nostro ruolo accettando ciò che siamo diventate senza negarlo.

In una società con il mito dell’eterna giovinezza e nei tempi della chirurgia estetica è difficoltoso avanzare con gli anni. Dall’America sembra arrivare quasi a proposito un aiuto: la rivoluzione del grigio al grido di “Going grey” (io non mi tingo), esibendo l’orgoglio di una testa che pensa e non si colora.

Ammiro molto quelle donne che, invecchiando, mantengono i capelli del loro colore naturale. Iniziandone la raccolta con qualche capello argenteo che cresce dritto in testa e mandato come satellite per vedere l’effetto che fa, pronto a sparire se la vecchiaia incipiente è troppo sconvolgente. Pare sia diventata da un po’ di tempo una vera tendenza: mostrare in modo elegante, sfrontato o provocatorio, i propri capelli bianchi. Come dire che il tempo può passare anche sul corpo delle donne senza sconvolgerle, che l’età avanza ma non smorza fascino e seduzione, che si può essere se stesse con il grigio e il bianco nei capelli. In genere l’ingrigire combacia con un’età di passaggio molto delicata che ci induce a riconfrontarci con il tempo e con la nostra immagine.

Tra immagini di donne tinte, con i colpi di sole o di luna, si fanno sempre più notare attrici, presentatrici e cantanti in versione naturale, con chioma argentata. Si tratta di una scelta che non tutte le donne, forse, sono in grado di fare propria. Ma che offre un’alternativa alla schiavitù della tinta, per la maggioranza delle over quaranta. All’immagine femminile stereotipata, ritoccata e colorata ad ogni costo e a tutte le età. Ovviamente non sono i capelli tinti o lasciati imbiancare a determinare come stiamo evolvendo nel tempo. Fondamentale è il modo in cui ridefiniamo il nostro ruolo accettando ciò che siamo e stiamo diventando, inserendolo nell’andamento melodico sul cammino della vita, dove ogni età è quella giusta.

La mancanza di riti d’iniziazione è il segno di una società egualitaria o l’inganno di una civiltà dei consumi che costringe i giovani adulti a vivere in un eterno presente? Oggi non si diventa più vecchi, si fa finta di essere giovani. Ma è davvero un vantaggio non poter diventare vecchi?

Quando, come vorrei, ancora uniti

Quando, come vorrei, ancora uniti,
ti scoprirai guardando, una mattina,
un capello non più del suo colore,
appena appena chiaro, forse bianco,
spero che non avrai occhi smarriti
né resterai pensosa, a testa china,
nel tuo deluso e chiuso batticuore,
premendomi la mano contro il fianco,
ma correrai da me con allegria
svegliandomi se ancora addormentato,
e mi dirai, mostrandomi il capello:
“Guarda, amico della vita mia,
stanotte ho fatto un sogno inargentato
e mi è rimasto questo: non è bello?”

Roberto Piumini

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